Ritratto di Vittorio Bersezio
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Frasi

Frasi di Vittorio Bersezio

12 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Vittorio Bersezio raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.

Vittorio Bersezio (scrittore e giornalista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Vittorio Bersezio

La facilita di verseggiare in lui era veramente meravigliosa; le strofe e le rime gli sgorgavano giù dalla penna e anche dalle labbra, come un'acqua che scorre dalla fonte; parodiando l'allora di moda risonanza della strofa avvolgentesi d'epiteti, egli era capace d'improvvisare per ore carmi alla Prati, in cui la melodia vi accarezzava l'orecchio, e non c'era in quel profluvio di parole né pensieri e talvolta il senso. Quante volte, ho visto il Prati medesimo ridere di cuore a quella amena parodia della sua maniera! (Desiderato Chiaves, Discorsi commemorativi di glorie italiane Roux Frassati e C. editori, Torino, 1896, Prefazione di Vittorio Bersezio, p. 7)
Giovanni Prati.
[...] ritornando alla Camera, nel 1866, dopo parecchi anni in cui aveva voluto rimanere all'infuori della vita parlamentare per consacrarsi al suo ufficio d'avvocato e ai domestici interessi, il Chiaves, con parola incisiva, con ironia garbata, elegante, ma amaramente severa, condannava i metodi empirici, senza convinzione, qualche volta senza dignità, di governo e di condotta parlamentare del Depretis, il quale iniziava allora quel così detto trasformismo, che eccitava nelle aure governative la confusione, la immoralità, lo scetticismo. (Desiderato Chiaves, Discorsi commemorativi di glorie italiane Roux Frassati e C. editori, Torino, 1896, Prefazione di Vittorio Bersezio, p. 23)
Un tristo, un ladro, un assassino. (Il regno di Vittorio Emanuele II, Roux e Favale, 1895, p. 25)

Domenico Santorno – Citazioni

Domenico Santorno aveva circa cinquant'anni. Bassotto di statura. ma tarchiale di spalle e forte e robusto più che altri al mondo, la faccia larga ed aperta, la fronte non alta ma piana, la guardatura schietta, il sorriso pronto e benigno, corto il collo e facili a contrarsi per lo sdegno le sembianze del volto, aveva egli insieme l'aspetto d'una bonarietà leale e quello d'una singolare tenacità di propositi, potente in ogni preso partito.
E massimi affetti della sua brava anima erano il suo paese e la sua famiglia. (p. 24)

Massimo d'Azeglio – Incipit

Il dire che artisti e letterati hanno quasi identica l'opera è vieta frase consecrata dall'uso. E l'uso questa volta ha ragione. È camminano per vie diverse ma vicine e convergenti ad un medesimo scopo, in traccia di medesimi effetti, adoratori d'un medesimo nume; cultori e gli uni e gli altri del bello terreno nelle sue forme sensibili; parlano tutti all'animo, al cuore, alla mente dell'uomo con immagini evocate e postegli dinanzi agli occhi od alla fantasia definite nella forma. Perciò se il poeta disse: uti pictura poesis, parmi debba il pittore leggere la sentenza al rovescio e dire altresì: uti poesis pictura: e questa e quella rappresentazione del vero nel bello e nel buono.

Massimo d'Azeglio – Citazioni

Pittore e scrittore, artista e letterato; in sé congiunge le due diverse forme della stessa sostanza. È dipinge il paese e vi annette una circostanza storica; scrive romanzi ed all'orditura trovata dall'immaginazione ed agli eventi ricavati dalla storia immette un pensiero patrio di cose pubbliche moderne. — La penna ed il pennello, il libro e la tela, le bellezze della natura e gl'insegnamenti delle storie ha fatto, colla misura delle sue forze, concorrere a dire ai presenti il concetto capitale e necessario dell'Italia de' suoi tempi. (p. 641)
Dio ci volle nascosta l'anima al riparo dal nostro indiscreto sguardo degli occhi: ma pure non ha voluto che di tutto ci dovessimo l'uno all'altro affidar ciecamente con troppo pericolo di inganni, tradimenti e sciagure. (p. 642)
Iddio nella nostra faccia ha stampato l'immagine del nostro spirito, e dello sguardo ne ha fatto — è vecchio dettato — lo specchio dell'anima. (p. 642)
Animo d'artista, indole di romanziere, fantasia di poeta, senno di chi ha fatto non leggieri studi, buon senso dell'uom che pensa, vezzi ed eleganza d'antica nobiltà, spirito e cuore d'Italiano: eccovi Massimo d'Azeglio celebre pittore, scrittore egregio, coraggioso soldato, amatore di patria, uomo di Stato, ministro — e galantuomo! (p. 644)
La scuola della povertà è la nutrice dei grandi animi: si è quella che prepara e dispone gli uomini alle cose eccelse; è quella che sforza la volontà a porre in mostra, e ripulire, mediante il lavoro, gli attributi dell'ingegno, è quella che dalla spessa corteccia dell'uomo di mondo, desta, riscuote, sprigiona, incita al volo la farfalla del genio. (p. 648)
Torino non fu mai propizia abbastanza alle arti: né lo è anche adesso, e lo era tanto meno a que' tempi. (p. 649)

Incipit di Le miserie 'd monsú Travet – Citazioni sull'opera

Se credo di avere avuto nella mia vita un momento di felice ispirazione, si è quello in cui ho trovato il nome Travet. Sono persuaso che nel felice successo della commedia, per una buona metà ci ha conferito la convenienza del nome. Pensate alle impalcature che sostengono i tetti. Le grosse travi appariscenti fanno la forza maggiore; ma che potrebbero esse senza le travette che corrono dall'una all'altra a sorreggere le tegole? E nessuno lor bada, e sono sempre là, intente all'opera loro, e mentre le grosse travi, ancorché tarlate, possono tuttavia rimanere al posto e farci la buona figura, essi, i travicelli, se vengono a mancare, precipitano le tegole. Il mio povero, buono, onesto impiegato, sarà il Travet dell'edificio amministrativo. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 734)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026