Libro · 2006
Architettura e felicità
di Alain de Botton · titolo originale The Architecture of Happiness
- Autore
- Alain de Botton
- Prima pubblicazione
- 2006
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- inglese
- Editore
- Vintage Books
«Architettura e felicità» è un'opera di Alain de Botton, pubblicata per la prima volta nel 2006.
Il libro in breve
Architettura e felicità (The Architecture of Happiness) è un saggio del 2006 scritto da Alain de Botton, sul tema del rapporto tra l'ambiente in cui viviamo e il nostro benessere, tra la bellezza degli edifici e la felicità dei loro abitanti.
Il libro è diviso in sei capitoli, tutti corredati di ampio apparato iconografico:
Il significato dell'architettura (The Significance of Architecture)
In che stile dobbiamo costruire? (In What Style Shall We Build?)
Le virtù degli edifici (The Virtues of Buildings)
La promessa di un campo (The Promise of a Field)
Il canale televisivo britannico Channel 4 ne ha tratto una miniserie in tre episodi intitolata The Perfect Home (2006).
Fonte: Wikipedia, voce «Architettura e felicità» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Architettura e felicità»
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Frasi tratte da «Architettura e felicità»
Sembriamo divisi tra lo stimolo a trascurare i nostri sensi diventando impassibili all'ambiente circostante e l'impulso opposto a riconoscere che in buona misura la nostra identità è legata indissolubilmente ai luoghi in cui viviamo e si modifica con essi. Una brutta stanza può condensare i sospetti che nutriamo sull'incompletezza della vita, mentre una stanza illuminata dal sole e piastrellata con mattonelle color miele può rafforzare la speranza che ci portiamo dentro.
La fede nell'importanza dell'architettura si fonda sull'idea che tutti noi, nel bene e nel male, siamo persone diverse in luoghi diversi e sulla convinzione che sia compito dell'architettura darci un'immagine vivida di ciò che idealmente potremmo essere. (p. 10-11)
L'architettura desta perplessità anche perché non è affatto in grado di creare quella felicità di cui si serve per attirare la nostra attenzione. Se a volte un edificio seducente ci mette di buon umore, ci sono invece momenti in cui nemmeno il luogo più ameno sarà in grado di sfrattare la nostra tristezza o la nostra misantropia. (p. 15)
Una casa può trasmetterci uno stato d'animo che siamo incapaci di crearci da soli ma a volte l'architettura più nobile può fare per noi meno di una siesta o un'aspirina. (p. 15)
Dotata di un potere che è sovente tanto inaffidabile quanto inesprimibile, l'architettura faticherà sempre ad aggiudicarsi le risorse altrimenti destinate a necessità più impellenti. [...] La bella architettura non presenta i vantaggi indiscutibili di un vaccino o di una ciotola di riso e per questo motivo non acquisterà mai rilevanza politica e non diventerà mai una priorità, perché anche se potessimo rimodellare tutte le opere dell'edilizia umana, con sforzi e sacrifici costanti, fino a emulare piazza San Marco, anche se potessimo trascorrere il resto della nostra vita nella Villa Rotonda del Palladio o nella Glass House di Philip Johnson, continueremmo comunque a essere spesso di cattivo umore. (p. 16)
Se anche l'architettura possiede un contenuto morale, le manca il potere di farlo valere. Offre suggerimenti invece di promulgare leggi. Ci invita a emulare il suo spirito – non ce lo impone –, e non può impedire che se ne abusi. (p. 18)
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Domande frequenti
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Quando è uscito «Architettura e felicità»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026