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Ленин В. И. · Public domain

Libro · 1902

Che fare?

di Lenin · titolo originale Что дѣлать?

Autore
Lenin
Prima pubblicazione
marzo 1902
Genere
giornalismo d'opinione, saggio
Lingua originale
russo

«Che fare?» è un'opera di Lenin, pubblicata per la prima volta nel 1902.

Il libro in breve

Che fare? (in russo Что делать??, Čto delat'), sottotitolo Problemi scottanti del nostro movimento (in russo Наболевшие вопросы нашего движения?, Nabolevšie voprosy našego dviženija), è una delle più importanti opere politiche di Lenin.

Nel titolo richiama il celebre romanzo Che fare? di Nikolaj Gavrilovič Černyševskij.

Fu scritto fra l'autunno del 1901 ed il febbraio 1902, e pubblicato per la prima volta a Stoccarda nel marzo dello stesso anno. Lenin vi delinea in modo sistematico la sua teoria dell'organizzazione e la strategia del partito rivoluzionario del proletariato.

Lenin propone la formazione di un partito rivoluzionario composto dall'avanguardia della classe operaia, in cui partecipano rivoluzionari di professione. Lenin riteneva che la classe operaia, spontaneamente, sarebbe arrivata solo ad una coscienza sindacale, e che solo un partito rivoluzionario avrebbe potuto dirigere una rivoluzione socialista "scientifica": secondo Lenin la coscienza di classe può essere portata solo "dall'esterno".

Fonte: Wikipedia, voce «Che fare? (Lenin)» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Che fare?»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
Bi Classici20169781523806614138italianoscheda
Editori Riuniti1969241italianoscheda

2 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 2, a partire da quelle in italiano.

Dove trovare «Che fare?»

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Frasi tratte da «Che fare?»

La libertà è una grande parola, ma sotto la bandiera della libertà dell'industria si sono fatte le guerre più brigantesche, sotto la bandiera della libertà del lavoro i lavoratori sono stati costantemente derubati. L'impiego che oggi si fa dell'espressione «libertà di critica» implica lo stesso falso sostanziale. (cap. 1, §a; in Opere complete, vol. V, Riuniti, Roma, 1958, p. 327)
Dal momento che non si può parlare di una ideologia indipendente, elaborata dalle stesse masse operaie nel corso del loro movimento, la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c'è via di mezzo (poiché l'umanità non ha creato una «terza» ideologia e, d'altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Perciò ogni diminuzione dell'ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell'ideologia borghese.
Citato in Juliet Mitchell, La condizione della donna (Woman's Estate), traduzione di Giovanna Stefancich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1972.
È molto più difficile impadronirsi di una decina di teste forti che non di un centinaio di imbecilli.
Citato in Che fare?, .marxists.org.
In un'organizzazione numerosa una stretta clandestinità è impossibile. Come conciliare la necessità di avere molti iscritti e insieme una severa clandestinità?[...]Con la legalizzazione noi non possiamo risolvere il problema di creare un'organizzazione professionale che sia la meno clandestina e la più larga possibile. A noi resta la via delle organizzazioni professionali segrete e dobbiamo aiutare con tutte le nostre forze gli operai che già si mettono su questa strada. Le organizzazioni professionali possono essere utilissime non solo per sviluppare e consolidare la lotta economica, ma offrono inoltre un aiuto prezioso per l'agitazione politica e per l'organizzazione rivoluzionaria. (pp. 168, 170)
L'organizzazione degli operai deve innanzitutto essere professionale, poi essere la più vasta possibile e infine essere la meno clandestina possibile. Al contrario, l'organizzazione dei rivoluzionari deve comprendere prima di tutto e principalmente uomini la cui azione sia rivoluzionaria. [...] Per questa caratteristica comune ai membri dell'organizzazione nessuna distinzione deve assolutamente esistere fra operai e intellettuali, e a maggior ragione nessuna distinzione sulla base di mestiere. Tale organizzazione necessariamente non deve essere molto estesa e deve essere quanto più clandestina è possibile. (p. 166 )

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Che fare?»?
«Che fare?» è stato scritto da Lenin.
Quando è uscito «Che fare?»?
La prima pubblicazione risale al marzo 1902.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026