- Autore
- Giovanni Boccaccio
- Prima pubblicazione
- 1344
- Tipo
- Poema
- Ambientazione
- Napoli
- Lingua originale
- italiano medievale
«Elegia di Madonna Fiammetta» è un poema di Giovanni Boccaccio, pubblicato per la prima volta nel 1344.
La storia è ambientata a Napoli.
Il libro in breve
L'Elegia di Madonna Fiammetta è un'opera di Giovanni Boccaccio. La sua datazione risale al 1343-1344. Si tratta di un romanzo psicologico, scritto in prosa e strutturato come un lungo monologo-confessione: assume infatti la forma di una lunga lettera di una fanciulla napoletana «alle innamorate donne mandata» (incipit). È composta da un prologo e nove capitoli, l'ultimo dei quali funge da congedo.
Fonte: Wikipedia, voce «Elegia di Madonna Fiammetta» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Elegia di Madonna Fiammetta»
lieta, pacifica, abbondevole, magnifica, e sotto ad un solo re [...]. (cap. II, p. 38)
La nostra città , oltre a tutte l'altre italiche di lietissime feste abbondevole, non solamente rallegra li suoi cittadini o con nozze o con bagni o con li marini liti, ma, copiosa di molti giuochi, sovente ora con uno ora con un altro letifca la sua gente. Ma tra l'altre cose nelle quali essa appare splendidissima, è nel sovente armeggiare. (cap. V, p. 92)
Né credo che piú nobile o ricca cosa fosse a riguardare le nuore di Priamo con l'altre frigie donne, qualora piú ornate davanti al suocero loro a festeggiare s'adunavano, che sono in piú luoghi della nostra città le nostre cittadine a vedere; le quali poi che alli teatri in grandissima quantitá ragunate si veggono, ciascuna quanto il suo potere si stende dimostrandosi bella, non dubito che qualunque forestiere intendente sopravvenisse, considerate le contenenze altiere, li costumi notabili, gli ornamenti piuttosto reali che convenevoli ad altre donne, non giudicasse noi non donne moderne, ma di quelle antiche magnifiche essere al mondo tornate: quella per alterezza, dicendo, Semiramis somigliare; quell'altra, agli ornamenti guardando, Cleopatras si crederebbe; l'altra, considerata la sua vaghezza, sarebbe creduta Elena; e alcuna, gli atti suoi bene mirando, in niente si direbbe dissimigliare a Didone.
Perché andrò io somigliandole tutte? Ciascuna per se medesima pare una cosa piena di divina maestà, non che d'umana. (cap. V, pp. 92-93)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Elegia di Madonna Fiammetta»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026