Libro · 1935

Elogio dell'ozio

di Bertrand Russell · titolo originale In Praise of Idleness and Other Essays

Prima pubblicazione
1935
Genere
saggio
Lingua originale
inglese
Editore
Routledge

«Elogio dell'ozio» è un'opera di Bertrand Russell, pubblicata per la prima volta nel 1935.

Il libro in breve

Elogio dell'ozio (In Praise of Idleness and Other Essays) è una raccolta di saggi a sfondo sociologico, filosofico ed economico pubblicata da Bertrand Russell nel 1935.

La raccolta riunisce alcuni saggi inediti e altri già pubblicati in precedenza, tra questi ultimi Elogio dell’ozio e Il Mida moderno che apparvero nell'Harper’s Magazine, Gli antenati del fascismo (con titolo diverso) su The Political Quarterly nel Regno Unito e su The Atlantic Monthly negli USA, Scilla e Cariddi, ossia comunismo e fascismo su The Modern Monthly, Il conformismo moderno su The Outlook di New York (successivamente The New Outlook), Educazione e disciplina su The New Statesman and Nation.

Fonte: Wikipedia, voce «Elogio dell'ozio» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Elogio dell'ozio»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
TEA20188850250738202italianoscheda
Routledge20040415325064200inglesescheda
RoutledgeDecember 19949780415109246176inglesescheda
Allen & Unwin Pty., Limited (Australia)September 19849780043040089176inglesescheda
Allen & Unwin Pty., Limited (Australia)September 19849780043040089176inglesescheda
Allen & Unwin Pty., Limited (Australia)June 19819780043040065174scheda
Allen & Unwin Pty., Limited (Australia)June 19819780043040065174scheda
Unwin Paperbacks19760043040063174inglesescheda
Simon & SchusterSeptember 28, 19729780671213794231inglesescheda
G. Allen & Unwin19359780043040010scheda
Routledge1996174inglesescheda
George Allen and Unwin1942inglesescheda
Allen and Unwin1935232inglesescheda
W.W. Norton & Company, Inc.1935270inglesescheda

14 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 14, a partire da quelle in italiano.

Dove trovare «Elogio dell'ozio»

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Frasi tratte da «Elogio dell'ozio»

È ovvio che, nelle comunità primitive, i contadini lasciati liberi non si sarebbero privati dei prodotti in eccedenza a favore dei preti e dei guerrieri, ma avrebbero prodotto di meno o consumato di più. Dapprima fu necessaria la forza bruta per costringerli a cedere. Ma poi, a poco a poco, si scoprì che era possibile indurli ad accettare un principio etico secondo il quale era loro dovere lavorare indefessamente, sebbene una parte di questo lavoro fosse destinata al sostentamento degli oziosi. Con questo espediente lo sforzo di costrizione prima necessario si allentò e le spese del governo diminuirono. Ancor oggi, il novantanove per cento dei salariati britannici sarebbero sinceramente scandalizzati se gli si dicesse che il re non dovrebbe aver diritto a entrate più cospicue di quelle di un comune lavoratore. Il concetto del dovere, storicamente parlando, è stato un mezzo escogitato dagli uomini al potere per indurre altri uomini a vivere per l'interesse dei loro padroni anziché per il proprio.
L'idea che il povero possa oziare ha sempre urtato i ricchi. In Inghilterra, agli inizi dell'ottocento, un operaio lavorava di solito quindici ore al giorno e spesso i bambini lavoravano altrettanto (nella migliore delle ipotesi dodici ore al giorno) . Quando degli impiccioni ficcanaso osarono dire che tante ore erano forse troppe, gli fu risposto che la sana fatica teneva lontani gli adulti dal vizio del bere e i bambini dai guai.
Supponiamo che, a un certo momento, una certa quantità di persone sia impegnata nella produzione degli spilli. Esse producono tanti spilli quanti sono necessari per il fabbisogno mondiale lavorando, diciamo, otto ore al giorno. Ed ecco che qualcuno inventa una macchina grazie alla quale lo stesso numeró di persone nello stesso numero di ore può produrre una quantità doppia di spilli. Il mondo non ha bisogno di tanti spilli, e il loro prezzo è già così basso che non si può ridurlo di più. Seguendo un ragionamento sensato, basterebbe portare a quattro le ore lavorative nella fabbricazione degli spilli e tutto andrebbe avanti come prima. Ma oggigiorno una proposta del genere sarebbe giudicata immorale. Gli operai continuano a lavorare otto ore, si producono troppi spilli, molte fabbriche falliscono e metà degli uomini che lavoravano in questo ramo si trovano disoccupati. Insomma, alla fine il totale delle ore lavorative è ugualmente ridotto, con la differenza che metà degli operai restano tutto il giorno in ozio mentre metà lavorano troppo. In questo modo la possibilità di usufruire di più tempo libero, che era il risultato di un'invenzione, diventa un'universale fonte di guai anziché di gioia. Si può immaginare niente di più insensato?

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Elogio dell'ozio»?
«Elogio dell'ozio» è stato scritto da Bertrand Russell.
Quando è uscito «Elogio dell'ozio»?
La prima pubblicazione risale al 1935.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026