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Romanzo · 1809

I martiri

di François-René de Chateaubriand · titolo originale Les Martyrs

Prima pubblicazione
1809
Tipo
Romanzo
Lingua originale
francese
Personaggi
Q107264874, Q107289745

«I martiri» è un romanzo di François-René de Chateaubriand, pubblicato per la prima volta nel 1809.

Il libro in breve

I martiri (Les Martyrs) è un'opera apologetica di François-René de Chateaubriand pubblicata nel 1809. Essa mescola finzione e riflessione filosofica.

L'opera assomiglia più a una epopea che ad un romanzo in cui Chateaubriand, attraverso l'evocazione dei martiri cristiani, glorifica il fantastico d'ispirazione cristiana.

Fonte: Wikipedia, voce «I martiri» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «I martiri»

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Frasi tratte da «I martiri»

La grandezza dell'orizzonte romano che armonizza con le grandi linee dell'architettura; gli acquedotti che, a guisa di raggi convergenti ad un centro, portano le acque al popolo re su archi di trionfo; il rumore infinito delle fontane; le innumerevoli statue simili a un popolo immobile in mezzo ad un popolo pieno di vita; i monumenti di tutte le età e di tutti i paesi; le opere dei re dei consoli dei cesari; gli obelischi tolti all'Egitto, le tombe tolte alla Grecia; non so qual bellezza nella luce nei vapori nei contorni delle montagne; la stessa rusticità del corso del Tevere e le mandre di cavalle quasi selvagge che s'abbeverano: nelle sue acque; la campagna, che il cittadino di Roma sdegna ora di coltivare dichiarando ogni anno alle nazioni suddite qual parte della terra avrà l'onore di nutrirlo, tutto porta in Roma l'impronta del o dominio e del tempo... (libro V; 1910, p. 76)
Fiori e frutti umidi di rugiada sono meno soavi e freschi che il paesaggio di Napoli uscito dalle ombre della notte. Arrivando al portico, ero sempre sorpreso di trovarmi in riva al mare, poichè le onde in quel luogo facevano appena udire il leggero mormorio d'una fonte. Estatico per tale spettacolo, appoggiato ad una colonna, rimanevo ore ed ore, senza pensiero senza desiderio senza scopo, a respirare l'aria dolcissima. La malia era sì profonda che l'aria divina pareva trasformare la mia sostanza e con piacere ineffabile io m'alzavo al firmamento come un puro spirito... (libro V; 1910, pp. 75-76)
Forse vi sono climi pericolosi alla virtù, per la voluttà che ispirano. Non racconta un'ingegnosa favola che Partenope fu costruita sulla tomba di una sinena? Lo splendore vellutato della campagna, la tiepida temperatura dell' aria, i contorni delle montagne, le molli curve dei fiumi e delle valli sono a Napoli vere seduzioni dei sensi cui nulla stanca e tutto riposa. Il napoletano seminudo, contento di sentirsi vivere sotto l'influenza di un cielo propizio, rifiuta di lavorare, appena abbia guadagnato l'obolo che basta al pane quotidiano. Egli passa la metà della vita immobile ai raggi del sole e l'altra a farsi trascinare in un carro mandando grida di gioia; di notte si getta sugli scalini di un tempio e dorme incurante dell'avvenire, accovacciato innanzi alle statue degli dei. (libro V; 1910, p. 76)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «I martiri»?
«I martiri» è stato scritto da François-René de Chateaubriand.
Quando è uscito «I martiri»?
La prima pubblicazione risale al 1809.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026