Opera creativa · 1802
Genio del Cristianesimo
di François-René de Chateaubriand · titolo originale Génie du christianisme, ou beautés de la religion chrétienne
- Prima pubblicazione
- 1802
- Tipo
- Opera creativa
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- francese
- Editore
- Garnier Frères
«Genio del Cristianesimo» è un'opera creativa di François-René de Chateaubriand, pubblicata per la prima volta nel 1802.
Il libro in breve
Il Genio del Cristianesimo (titolo orig. Génie du Christianisme, ou beautés de la religion chrétienne) è un'opera apologetica scritta tra il 1795 e il 1799 da François-René de Chateaubriand, durante il suo esilio in Inghilterra. In essa Chateaubriand difende la saggezza e la bellezza della religione cristiana, finita sotto attacco prima dalla filosofia dei Lumi, e poi dalla Rivoluzione francese. Fu pubblicata in Francia nel 1802, dopo che l'autore aveva usufruito dell'amnistia concessa da Napoleone per gli emigrati, cosa che gli permise di fare ritorno nel 1800. Napoleone, che aveva appena siglato il Concordato col Papa, inizialmente fece uso del libro di Chateaubriand come strumento di propaganda per attirarsi il sostegno dei cattolici di Francia. Tuttavia, nell'arco di cinque anni, Napoleone ruppe con l'autore e lo allontanò, mandandolo in esilio interno.
Fonte: Wikipedia, voce «Genio del Cristianesimo» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Genio del Cristianesimo»
Ci sono due tipi di atei, ben distinti: i primi, coerenti con i loro principi, dichiarano senza esitazione che Dio non esiste, e di conseguenza non c'è differenza essenziale tra il bene e il male; che il mondo appartiene ai più forti e ai più abili, ecc. I secondi sono i virtuosi dell'ateismo, gli ipocriti dell'incredulità. Assurdi personaggi che, con una finta dolcezza, arriverebbero a ogni eccesso per sostenere il loro sistema; vi chiamerebbero fratello mio mentre vi stanno sgozzando; le parole morale e umanità sono sempre nella loro bocca: sono tre volte perfidi; perché aggiungono ai vizi dell'ateo l'intolleranza del settario e l'amor proprio dell'autore. (parte I, lib. VI, cap V, p. 305)
Lo scrittore originale non è colui che non imita nessuno, ma colui che nessuno può imitare. (parte II, lib. I, cap. III, p. 349)
Più i popoli avanzano nella civilizzazione, più aumenta tale stato di indefinito nelle passioni; poiché allora arriva una cosa molto triste: il grande numero di esempi che si hanno sotto gli occhi, la moltitudine di libri che trattano dell'uomo e dei suoi sentimenti, rendono abili senza esperienza. Si è disincantati senza aver goduto; restano ancora dei desideri, non si hanno più illusioni. L'immaginazione è ricca, abbondante e meravigliosa; l'esistenza povera, secca e disincantata. Si abita, con un cuore pieno, un mondo vuoto; e senza aver usato nulla, siamo disillusi da tutto. (parte II, lib. III, cap. IX, p. 499)
Ma se volete essere scossi; se volete sapere fino a che punto può estendersi l'immaginazione del dolore; se volete conoscere la poesia delle torture e gli inni della carne e del sangue, scendete nell'Inferno di Dante. (parte II, lib. IV, cap. XIV, pp. 575-577)
La Gloria è nata senza ali; bisogna che essa prenda in prestito quelle delle muse, quando vuole volare verso il cielo. (parte III, lib. II, cap. I, p. 687)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026