- Autore
- Federico de Roberto
- Prima pubblicazione
- 1894
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
«I Viceré» è un romanzo di Federico de Roberto, pubblicato per la prima volta nel 1894.
Il libro in breve
I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto, ambientato sullo sfondo delle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.
Fonte: Wikipedia, voce «I Viceré» · licenza CC BY-SA 4.0
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Indice dei capitoli
- Parte prima
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Parte seconda
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Parte terza
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
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Frasi tratte da «I Viceré»
«Vedi? Vedi quanto rispettano lo zio? Come tutto il paese è per lui?»
Il ragazzo stordito un poco dal baccano, domandò:
Che cosa vuol dire deputato?»
«Deputati,» spiegò il padre, «sono quelli che fanno le leggi nel Parlamento.»
«Non le fa il Re?»
«Il Re e i deputati insieme. Il Re può badare a tutto? E vedi lo zio come fa onore alla famiglia? Quando c'erano i Viceré, i nostri erano Viceré; adesso che abbiamo il Parlamento, lo zio è deputato!...» (1995, p. 180)
«Io mi rammento che nel Sessantuno , quando lo zio duca fu eletto la prima volta deputato, mio padre mi disse: "Vedi? Quando c'erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio siede in Parlamento."»
«[...] e certuni bene informati assicuravano che una volta, nei primi tempi del nuovo governo, egli [il duca] aveva pronunziato una frase molto significativa, rivelatrice dell'antica cupidigia viceregale, della rapacità degli antichi Uzeda: "Ora che l'Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri...".» (Parte Seconda, Capitolo VIII)
Dopo I Promessi sposi, il più grande romanzo che conti la letteratura italiana. (Leonardo Sciascia)
Questi Viceré sono a uno a uno scolpiti e colpiti: sono arroganti ed ignoranti, in passato sapevano al massimo fare la firma, donna Ferdinanda tiene come un vangelo la prosa bolsa del Teatro genologico di Sicilia del Mugnòs, don Eugenio concepisce un Araldo Sicolo con ridicole innovazioni di ortografia e di fonetica, Ferdinando poi – figuriamoci, il Babbeo! – è fulminato dalla lettura di Robinson Crusoe, che gli ha regalato il retorico don Cono Canalà, e il neodeputato duca d' Oragua non è in grado di articolare motto affacciandosi al balcone davanti alla folla che lo acclama. Una sola cosa resiste, nella caduta di ogni valore e nel conflitto universale degli interessi: la passione comune per la roba, l'orgoglio di appartenere a una casta e a un clan. (Sergio Campailla)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «I Viceré»?
«I Viceré» è stato scritto da Federico de Roberto.
Quando è uscito «I Viceré»?
La prima pubblicazione risale al 1894.
Si può leggere «I Viceré» gratis?
Sì, il testo è disponibile legalmente su Liber Liber e Wikisource.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026