- Autore
- Federico de Roberto
- Prima pubblicazione
- 1929
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
«L'Imperio» è un romanzo di Federico de Roberto, pubblicato per la prima volta nel 1929.
Il libro in breve
L'imperio è un romanzo incompiuto di Federico De Roberto, pubblicato postumo nel 1929. Costituisce il terzo e ultimo tassello del ciclo degli Uzeda, dopo L'illusione e I Viceré, ed è generalmente considerato uno dei più rilevanti esempi italiani di romanzo parlamentare, incentrato sulla rappresentazione del potere politico nella Roma postunitaria.
Il romanzo riprende la figura di Consalvo Uzeda di Francalanza, già centrale ne I Viceré, e ne segue l'ascesa nella vita pubblica romana, accostandola al percorso del giovane giornalista Federico Ranaldi. Attraverso questo doppio asse narrativo, De Roberto amplia il tema della decadenza aristocratica trasformandolo in una riflessione sulla crisi del parlamentarismo, sul trasformismo e sul carattere illusorio della vita politica nazionale.
Fonte: Wikipedia, voce «L'Imperio» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «L'Imperio»
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Frasi tratte da «L'Imperio»
Chi dice che i beni promessi dai socialisti, saranno, se ottenuti, tanto apprezzati da non esser posti a rischio mai più? La tradizione religiosa dice che l'uomo fu creato nel paradiso terrestre; poteva goderselo tranquillamente, ma tanto fece che lo perdette. Il paradiso che ci promettono sarà perduto un'altra volta, tranne che i socialisti posseggano il segreto di levarci il gusto del pomo.
«Chi vi ha detto che non sono socialista anch'io?»
«Come ogni persona di cuore, sì; e appunto di ciò si tratta: di dire al popolo fino a qual segno è giusto e santo parlargli dei suoi diritti, ma quanto è necessario e doveroso rammentargli anche i suoi doveri.»
Ciò che muove il lavoratore a dichiararsi malcontento è la speranza del meglio; egli spera di lavorare sempre meno e di godere sempre più: è questa la formula della profezia socialista: il massimo dei beni col minimo dello sforzo; formula contro la quale protestano la ragione, la logica, le leggi del mondo organico e fisico dove gli effetti sono sempre rigorosamente proporzionati alle cause.
Come mai suo padre, servitore della prode monarchia, parlava ancora rispettosamente dei vili tiranni? Dell'ordinamento costituzionale, il giovanetto aveva udito spiegare la perfezione: Re e Popolo partecipi del governo, quello coi ministri, questo coi deputati; il Senato di nomina regia moderatore della Camera elettiva; il potere giudiziario libero e indipendente fra il legislativo e l'esecutivo: che cosa poteva opporre suo padre a questa perfezione? Un più grave e doloroso stupore egli doveva provare, udendo in famiglia affermare che, senza il tradimento, né mille né diecimila garibaldini avrebbero potuto abbattere un regno come quello di Francesco II!
Con questo sistema di scoraggiare chi la difende, di accarezzare i suoi peggiori nemici, la Monarchia corre difilato al precipizio, ed io resto al mio posto e ci resterò forse fino all'ultimo anche per questo: per non parere che pensi a mettermi in salvo, avendo fiutato il cadavere. Ma se aspettano che voglia rompermi ancora le corna per i loro begli occhi, stanno freschi.
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Domande frequenti
Chi ha scritto «L'Imperio»?
Quando è uscito «L'Imperio»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026