- Autore
- Giovannino Guareschi
- Prima pubblicazione
- 1942
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
«Il destino si chiama Clotilde» è un romanzo di Giovannino Guareschi, pubblicato per la prima volta nel 1942.
Il libro in breve
Il destino si chiama Clotilde è il secondo romanzo del giornalista e scrittore italiano Giovannino Guareschi.
La storia è una parodia dei romanzi d'appendice ottocenteschi, zeppa di colpi di scena, storie d'amore improbabili, avventure esotiche, scene d'azione, enigmi e rivelazioni assortite, con uso corrispondente dei registri del linguaggio letterario, dal pomposo allo strappalacrime, spesso usati (volutamente) in modo incongruo.
Fonte: Wikipedia, voce «Il destino si chiama Clotilde» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Il destino si chiama Clotilde»
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Frasi tratte da «Il destino si chiama Clotilde»
Narra il Pacquebot, nelle sue famose Histoier vèritables, che il principe di Kemel - al quale una palla di mortaio aveva staccato dal busto gambe, braccia e testa - rispose al generale Dulubac che gli chiedeva come stesse: «Bene, grazie, e voi?». È indubbio che questa fu una risposta singolarmente ottimistica, non tanto però come quella che il signor Filimario Dublè, ritornando dalla sua spedizione, diede a Pio Pis e a Settembre che gli domandavano come fosse andata. «Benone», rispose infatti Fil.
L'uomo mi porse del denaro. « Aspettate un po’ », mi pregò, « aspettate che io sia salito in casa. Se mi udite gridare sulle scale, accorrete ». Promisi. Io sono un uomo d’onore, eppure vi giuro che, appena il portoncino si fu chiuso, mi misi a correre: mi misi a correre come un dannato, come un maledetto, avventandomi contro le ombre col pugno alzato, coi denti stretti, sicuro che in ogni ombra avrei sentito le mani di Chico, del maledetto Chico, di qualcuno dei suoi uomini stringersi attorno al mio collo. Mi trovai, sudato, affannato, a Puerta do Sul. Pensai con terrore che anche nello stretto andito di casa mia Chico si sarebbe potuto annidare. Traversai col cuore in gola l'andito buio e finalmente spalancai la porta della mia stanzetta. Vidi alcuni uomini dalle facce sinistre. « Salute, Chico! », dissero i tipacci. « Salute », risposi. Già: Chico ero io.
Visse ancora tre anni con lo zio Flip: poi lo zio Flip morì sorridendo: « Filimario », gli disse spirando, « io ti benedico. Tu ha rallegrato la mia vecchiaia e mi hai tolto perfino il fastidio di fare testamento. Grazie al tuo aiuto io chiudo in perfetto bilancio. Calcolando le spese del medico e del funerale, mi restano due franchi. Sono tuoi: fanne quel che vuoi ». Filimario, condotto lo zio all'ultima dimora, distribuì i due franchi in beneficienza e si trovò sul lastrico.
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026