- Autore
- Vittorio Alfieri
- Prima pubblicazione
- 1799
- Genere
- satira
- Lingua originale
- italiano
«Il Misogallo» è un'opera di Vittorio Alfieri, pubblicata per la prima volta nel 1799.
Il libro in breve
Il Misogallo (parola derivante dal greco e dal latino che significa "colui che odia i francesi") è un'opera letteraria satirica di Vittorio Alfieri, comprendente generi diversi (in particolare prose e rime) ispirati agli eventi della Rivoluzione francese tra l'insurrezione di Parigi nel luglio 1789 e l'occupazione francese di Roma nel febbraio 1798. Il sottotitolo dell'opera è "Prose e rime di Vittorio Alfieri da Asti".
In quest'opera antifrancese, Alfieri, con una critica feroce e pungente, rivede i suoi primi lusinghieri apprezzamenti rivolti alla Rivoluzione convogliati nell'ode A Parigi sbastigliato.
La Francia in genere, e la Rivoluzione in particolare, sono dall'Alfieri considerate ree di aver tradito e screditato l'ideale di libertà con i sanguinosi eccessi del Terrore. Alfieri, sentendosi tradito in ciò che ha di più caro rivolge contro i francesi durissimi attacchi e invettive sarcastiche.
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Indice dei capitoli
- Intenzione dell'autore
- Il Misogallo. Rame allegorico
- Avviso al lettore
- Prosa prima. Alla passata, presente e futura Italia
- Invocazione
- Prosa seconda. Ragione dell'opera
- Nota spettante gl'interessi privati dell'autore in Francia
- Proemio
- Epigramma I
- Sonetto I
- Sonetto II
- Sonetto III
- Sonetto IV
- Sonetto V
- Sonetto VI
- Sonetto VII
- Sonetto VIII
- Sonetto IX
- Epigramma II
- Epigramma III
- Sonetto X
- Sonetto XI
- Sonetto XII
- Sonetto XIII
- Sonetto XIV
- Epigramma IV
- Epigramma V
- Sonetto XV
- Sonetto XVI
- Sonetto XVII
- Sonetto XVIII
- Sonetto XIX
- Epigramma VI
- Sonetto XX
- Epigramma VII
- Ode
- Sonetto XXI
- Prosa terza. Traduzione delle ultime parole pronunziate dal Re Luigi XVI, innanzi la convenzione nazionale il dì 11 dece
- Sonetto XXII
- Epigramma VIII
- Epigramma IX
- Epigramma X
- Sonetto XXIII
- Epigramma XI
- Sonetto XXIV
- Epigramma XII
- Epigramma XIII
- Sonetto XXV
- Sonetto XXVI
- Prosa quarta. Dialogo fra un uomo libero ed un liberto
- Epigramma XIV
- Sonetto XXVII
- Sonetto XXVIII
- Sonetto XXIX
- Sonetto XXX
- Sonetto XXXI
- Sonetto XXXII
- Sonetto XXXIII
- Sonetto XXXIV
- Sonetto XXXV
- Epigramma XV
- Epigramma XVI
- Sonetto XXXVI
- Epigramma XVII
- Epigramma XVIII
- Epigramma XIX
- Sonetto XXXVII
- Epigramma XX
- Epigramma XXI
- Epigramma XXII
- Epigramma XXIII
- Epigramma XXIV
- Epigramma XXV
- Epigramma XXVI
- Epigramma XXVII
- Epigramma XXVIII
- Epigramma XXIX
- Epigramma XXX
- Epigramma XXXI
- Prosa quinta. Dialogo fra l'ombre di Luigi XVI e di Robespierre
- Epigramma XXXII
- Epigramma XXXIII
- Epigramma XXXIV
- Epigramma XXXV
- Epigramma XXXVI
- Epigramma XXXVII
- Sonetto XXXVIII
- Sonetto XXXIX
- Epigramma XXXVIII
- Epigramma XXXIX
- Epigramma XL
- Epigramma XLI
- Epigramma XLII. L'Oracoletto
- Epigramma XLIII
- Epigramma XLIV
- Epigramma XLV
- Epigramma XLVI
- Epigramma XLVII
- Epigramma XLVIII
- Epigramma XLIX. Catalogo dei Piedi Militanti nella guerra dei Deficit regnanti
- Epigramma L
- Epigramma LI
- Epigramma LII
- Epigramma LIII
- Epigramma LIV
- Epigramma LV
- Epigramma LVI
- Epigramma LVII
- Epigramma LVIII
- Epigramma LIX
- Epigramma LX
- Epigramma LXI
- Sonetto XL
- Sonetto XLI
- Sonetto XLII
- Sonetto XLIII
- Licenza
- Conclusione
- Indice del Misogallo
- Uccider me, tu il puoi, schiava Genìa
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Frasi tratte da «Il Misogallo»
Gli odj di una Nazione contro l'altra, essendo stati pur sempre, né altro potendo essere che il necessario frutto dei danni vicendevolmente ricevuti, o temuti; non possono perciò esser mai, né ingiusti, né vili. Parte anzi preziosissima del paterno retaggio, questi odj soltanto hanno operato quei veri prodigj politici, che nell'Istorie poi tanto si ammirano. (Prosa prima, p. 11)
Nel dir Nazione, intendo una moltitudine d'uomini, per ragione di clima, di luogo, di costumi, e di lingua, tra loro diversi: ma non mai due Borghetti o Cittaduzze d'una stessa Provincia, che per essere gli uni pertinenza es. gr. di Genova gli altri del Piemonte, stoltamente adastiandosi, fanno coi loro piccioli inutili ed impolitici sforzi ridere e trionfare gli Elefanteschi lor comuni oppressori. (Prosa prima, nota 2, p. 11)
Insisto su questa unità dell'Italia, che la Natura ha sì ben comandata, dividendola con limiti pur tanto certi dal rimanente dell'Europa. Onde, per quanto si vadano aborrendo tra loro es. gr. i Genovesi e i Piemontesi, il dire tutti due Sì, li manifesta entrambi per Italiani, e condanna il lor odio. E ancorché il Genovese innestandovi il C ne faccia il bastardume Scì, non si interpreta con tutto ciò codesto Scì per Francesismo, che troppo sconcia affirmativa sarebbe; e malgrado il C di troppo, i Genovesi per Italiani si ammettono. E nello stesso modo, es. gr. i Savojardi e i Francesi, dicendo tutti e due Oui, sono, e meritano d'essere una stessa Nazione. E qui per occasione, noterò alla sfuggita, che lOui e il Sì non si son mai maritati. (Prosa prima, nota 3, p. 12)
Una donzella forte, chiamata Carlotta Corday (che è stata il solo nostro Bruto) entrata nella ferma risoluzione di perder sè stessa per pure trucidar un tiranno, non si elesse perciò di trucidar me. Costei, più assai di coraggio che non di senno fornita, uccise nel bagno un vile fazioso, che per infermità già stava morendosi, un mio lodatore, e detrattore a vicenda, che io non amava, nè stimava, nè temea; ma che pure, se non veniva scannato dalla nostra Bruta, l'avrei fatto uccider io, come torbido, e fastidioso. (Prosa quinta. Dialogo fra il Re Luigi XVI e Robespierre)
Tutto fanno, e nulla sanno; / Tutto sanno, e nulla fanno: / Gira, volta, e' son Francesi; / Più li pesi, / Men ti danno. (VIII, 23 marzo 1793, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921)
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026