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Habiballah Savaji · CC0

Poema · 1177

Il Verbo degli uccelli

di Farid al-Din 'Attar · titolo originale منطق‌الطیر

Prima pubblicazione
1177
Tipo
Poema
Lingua originale
persiano

«Il Verbo degli uccelli» è un poema di Farid al-Din 'Attar, pubblicato per la prima volta nel 1177.

Il libro in breve

Il verbo degli uccelli (in persiano منطق الطیر‎, Manṭiq aṭ-ṭàir, 1177), tradotto anche come la conferenza…, la lingua…, e Il discorso degli uccelli, è un poema di circa 4500 versi in persiano di Farīd ad-dīn ʻAṭṭār.

Fonte: Wikipedia, voce «Il Verbo degli uccelli» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Il Verbo degli uccelli»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
Editorial Humanitas, S.L.Jun 01, 20079788479104245scheda

1 edizione censite su Open Library; in tabella le prime 1, a partire da quelle in italiano.

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Frasi tratte da «Il Verbo degli uccelli»

Vennero un giorno a parlamento tutti gli uccelli della terra, i noti e gli ignoti. «Non esiste luogo al mondo», dissero, «che non abbia un re: perché mai sul nostro paese non regna un sovrano? Una simile situazione è ormai inaccettabile. Dobbiamo unirci in fraterno sodalizio e partire alla ricerca di un re, essendo ormai chiaro che l'ordine e l'armonia non regnano tra sudditi privi di sovrano».
S'appartarono quindi per discutere su come cercare un sovrano. Fu allora che l'upupa, eccitata e trepidante, balzò al centro dell'assemblea. (1997, p. 37)
«O meraviglia! La prima apparizione di Simurgh si ebbe in Cina nel profondo della notte. Esattamente nel centro di quel paese cadde una sua piuma, e questo bastò per seminare lo scompiglio in tutti i reami della terra. Ogni uomo si fece di lei un'immagine particolare e conformò la sua azione a quanto di essa poté cogliere. Quella piuma è ora conservata nei dipinti cinesi, e da questo il detto: "Cerca la sapienza, financo in Cina!" Certo, se l'immagine di quella piuma non avesse trovato ulteriore diffusione, il mondo non avrebbe sofferto tanto tumulto. Effetti così straordinari sono il segno inconfondibile della sua gloria, e in verità ogni anima fu forgiata a immagine e somiglianza di quella piuma. Ma poiché una qualsiasi descrizione non avrebbe alcun senso, non è il caso di insistere. Ora, chi di voi è pronto al viaggio rivolga i suoi occhi alla via e s'incammini». (1997, p. 39)
Ogni cuore che s'è lasciato dominare dalla passione per l'oro, risorgerà con le sembianze del topo e implacabilmente sarà roso dal rimorso. Questo ormai è il mio vero volto, osservalo attentamente e che ti serva l’insegnamento, figlio mio, per liberarti dalla brama dell’oro! (1997, pp. 51-52)
Sappiate che quando Simurgh, come sole splendente, dietro velo il suo volto, proiettò sulla terra ombre infinite che poi contemplò con il suo purissimo sguardo. Fece dono al mondo della sua stessa ombra, da cui sorsero incessantemente uccelli infiniti. I disparati volti degli uccelli del mondo non sono che il volto del bel Simurgh: sappiatelo, o ignari! Solo riconoscendo una simile verità, potrete comprendere la relazione che esiste tra voi e quella augusta presenza, ma poi guardatevi bene dal divulgare un simile segreto. Chiunque abbia conosciuto Simurgh non può che naufragare in lui, ma non vogliate affermare che egli sia Dio. E chi sappia così trasformarsi, non diverrà Dio, ma s'inabisserà in lui senza fine. Colui che naufraga, muta forse sostanza? Ma questo non è discorso accessibile a tutti. Ora che sai di chi tu sei l'ombra, sei libero da vita e da morte. (1997, p. 54)
O incosciente, sappi ascoltare i segreti della brocca, non continuare a vivere nella stoltezza del somaro! Tu che in verità hai smarrito te stesso, vai in cerca dei segreti prima che la vita ti abbandoni! Se non conosci te stesso mentre vivi, come potrai dopo morto attingere i segreti? Dall'intelletto non avrai notizie di te, e neppure morendo troverai tracce della tua vera essenza. Colui che muore nell'ignoranza è perduto, giacché nacque uomo e divenne non-uomo. E se molteplici veli coprono gli occhi di quello sventurato, come potrà ritrovare se stesso? (1997, p. 115)

Domande frequenti

Chi ha scritto «Il Verbo degli uccelli»?
«Il Verbo degli uccelli» è stato scritto da Farid al-Din 'Attar.
Quando è uscito «Il Verbo degli uccelli»?
La prima pubblicazione risale al 1177.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026