- Autore
- Oriana Fallaci
- Prima pubblicazione
- 2009
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- italiano
«Intervista con il Potere» è un'opera di Oriana Fallaci, pubblicata per la prima volta nel 2009.
Il libro in breve
Intervista con il Potere è una raccolta di interviste realizzate dalla giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci come inviata per L'Europeo e Corriere della Sera nel periodo compreso tra gli anni sessanta e ottanta del XX secolo. La pubblicazione in volume, benché prevista dall'Autrice stessa come ideale continuazione del bestseller Intervista con la Storia, appare postuma per l'Editore Rizzoli nel 2009. L'opera si compone di due parti. La prima parte è l'intervista con il Potere. Qui, in un prologo inedito, Fallaci rievoca il periodo successivo alla morte di Alekos Panagulis, quando lei si isola nella sua casa di campagna per assistere la madre Tosca, che sta morendo a causa del cancro, e per lavorare al romanzo Un uomo, dedicato al suo compagno scomparso. Scomparsa anche la madre e terminato il libro, la Fallaci riprende ad occuparsi di giornalismo. Tornata in America, viene invitata a cena da un suo amico che vuole farle conoscere un cuoco particolare. È il generale Nguyễn Ngọc Loan, che durante la guerra del Vietnam era soprannominato il "terrore di Saigon". Dopo la fine…
Fonte: Wikipedia, voce «Intervista con il Potere» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Intervista con il Potere»
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Frasi tratte da «Intervista con il Potere»
Ma com'era successo che Muammar Gheddafi avesse poi fagocitato il comando della cosiddetta rivoluzione, ne fosse diventato il profeta e il messia? Ecco la domanda che mi tormentava mentre mi recavo da lui. Ed era la stessa domanda che m'aveva tormentato ogni volta in cui m'ero trovata dinanzi a un presuntuoso impostore, a un babbeo vestito da dittatore, da profeta, da messia: ma come ha fatto a riuscirsi questo cretino? Non sa neanche parlare, neanche incuter paura: è un poveraccio qualsiasi, senza cervello e senza carisma. In più è buffo. Come ha fatto, mioddio, come? (pp. 144–144)
L'Africa Nera restava per il colonnello un impero da conquistare agitando i nobili intenti, una colonia da convertire in un'altra crociata all'inverso. Voleva recuperarla all'Islam, indurre all'abitura anche le nazioni che di Maometto non volevan saperne, e a tal scopo aizzava le minoranze mussulmane, provocava colpi di stato o rivolte nel Niger, nel Mali, nel Senegal, nel Gambia, nel Camerun, nel Ghana, nell'Alto Volta, in Nigeria. Quasi ciò non bastasse, teneva a Tripoli i capi di quelle minoranze e col pretesto di dargli ospitalità li trattava come ostaggi da ricattare. (p. 158)
Come avrei scoperto nei giorni seguenti, era assolutamente vero che i libici non si avvilivano a fare i facchini, gli spazzini, le domestiche, i camerieri, i manovali, i proletari in genere. Loro eran tutti burocrati o militari o commercianti o stradenti o fannulloni. Il lavoro che umilia e affatica, da essi ritenuto volgare e disdicevole, era sempre fatto da egiziani o pakistani o tunisini o algerini o turchi o sudanesi o altri africani, e anche da europei dell'Est e dell'Ovest. Mai da un libico. Perfino nelle imprese edilizie, nei porti, nei pozzi di petrolio, la quasi totalità degli operai era straniera. Circa settecentomila per una popolazione di due milioni e mezzo. Ben pagati, sì, ma esiliati ai margini della società e condannati a un'esistenza che escludeva ogni conforto, ogni diritto, ogni divertimento, ogni piacere incluso il piacere di bere un bicchiere di vino o una birra e andare a letto con una donna. (p. 167)
Gheddafi conosceva le lingue occidentali e in particolare l'inglese, lui conosceva tutto, ma il pattriottismo gli impediva di usare una lingua diversa dall'arabo. (p. 175)
Forse avrei dovuto mostrare un po' più di generosità, e andarmene in punta di piedi. Ma ormai lo odiavo talmente che avrei dato la vita pur di colpirlo con un'ultima coltellata.
«Colonnello, posso farle un'ultima domanda?»
«Sì, ma breve» rispose. «La delegazione iraniana mi aspetta. Devo far liberare quegli ostaggi.»
«Lei crede in Dio?»
«Ovvio che credo in Dio! Perché mi chiede una cosa simile?»
«Perché credevo che Dio fosse lei, colonnello.»
Mi guardò senza capire. (p. 206)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026