- Autore
- Sebastiano Vassalli
- Prima pubblicazione
- 1987
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
«L'oro del mondo» è un romanzo di Sebastiano Vassalli, pubblicato per la prima volta nel 1987.
Il libro in breve
L'oro del mondo è un romanzo di Sebastiano Vassalli del 1987. Il termine "Oro" del titolo si riferisce ai cercatori d'oro lungo il fiume Ticino attivi fino al Secondo Dopoguerra; l'autore scrive: «Viviamo per quelle poche pagliuzze di felicità che rimangono in fondo alla memoria come l'oro sul fondo della bàtea»). Nel 2014 è uscita una nuova edizione da Interlinea, con un testo inedito in ricordo di Giulio Einaudi.
Fonte: Wikipedia, voce «L'oro del mondo (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «L'oro del mondo»
Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.
Frasi tratte da «L'oro del mondo»
Conobbi pian piano la vita del fiume . (Allora, i fiumi eran vivi). C'erano i barcaioli con i loro barconi in ferro che raccoglievano pietre bianche e le portavano a Pavia dove gli venivano pagate – così, almeno, diceva lo zio Alvaro – «quattromila lire al quintale». C'erano i cosiddetti bracconieri che venivano al Genio con Locanda una volta alla settimana, il martedì: con calma, mettevan giù certe reti lunghissime denominate "tramagli", le ritiravano piene d'alborelle e d'altri piccoli pesci, le ripulivano, se ne andavano. C'erano le guardie, implacabili nella consumazione mattutina dei "grappini" e degli "anicini"; terribili, quando giocavano tra di loro a "scopa" o a "briscola chiamata". Arrivavano in forze tutti i giovedì e perlustravano il fiume con certe barche a motore dette "gommoni". Perlustravano anche le due rive del fiume: le strade di accesso, gli argini, gli acquitrini. Cercavano i bracconieri, che naturalmente non c'erano (per tutto il tempo che io rimasi sul fiume, le guardie e i bracconieri non si incontrarono mai). Alla fine, s'accontentavano d'infierire su gente innocua: quello che s'era appartato in un angolo di bosco per provvedere alle sue necessità corporali; quello che al fiume ci veniva per fare il bagno, d'estate; quello che s'aggirava per i boschi cercando funghi, in autunno. (2018, p. 42)
«Tutti quei morti, — disse ancora lo zio Alvaro, — sono morti per niente, e il resto è merda: la guerra, il seguito, tutto». Rimase a lungo in silenzio. «Se ti dicessi, — riprese, — che tra i sopravvissuti c'è stato anche chi ci ha fatto la carriera, su quella strage, tu forse non mi crederesti. Invece il carrierista c'è stato. Così come ci sono stati quelli che all'indomani della strage si sono offerti di passare coi tedeschi, senza che nessuno ce li costringesse, bada bene! Di loro scelta. Volontariamente. Quasi mille italiani, a Cefalonia, sono poi diventati collaborazionisti, subito dopo il massacro; hanno aiutato gli assassini a liberarsi dei cadaveri, a rimettere in sesto le difese costiere, a falsare le carte dell'eccidio e, infine, il tocco d'artista: quando i tedeschi si sono ritirati, loro si sono finti partigiani e sono rientrati in Italia con gli onori delle armi... Non mi vuoi credere? Ti dà nausea? E allora, se sei debole di stomaco, devi lasciar perdere quel tuo romanzo. La storia è merda, Sebastiano. Secolo dopo secolo. Tonnellata dopo tonnellata. Un immenso letamaio e basta». (1987, p. 150)
La presunta «resistenza» dei mille italiani rimasti a Cefalonia, armati al servizio dei tedeschi fino al settembre del'44, è una favola (avallata probabilmente dagli stessi tedeschi) con cui si è tentato di coprire una pagina ingloriosa del costume nazionale di sempre. (nota n. 6 al testo, 1987, p. 174)
Altri libri di Sebastiano Vassalli
Schede su altri cataloghi
Domande frequenti
Chi ha scritto «L'oro del mondo»?
Quando è uscito «L'oro del mondo»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026