- Autore
- Ivo Andrić
- Prima pubblicazione
- 1954
- Tipo
- Racconto
- Lingua originale
- serbo-croato
«La corte del diavolo» è un racconto di Ivo Andrić, pubblicato per la prima volta nel 1954.
Il libro in breve
La corte del diavolo (in serbo: Проклета авлија / Prokleta avlija) è un racconto dello scrittore jugoslavo Ivo Andrić pubblicato per la prima volta in lingua originale serba nel 1954; la prima traduzione italiana, ad opera di Jolanda Marchiori, avente per titolo Il cortile maledetto, è apparsa nel 1962. Nel racconto si narrano le esperienze di un frate cattolico in una prigione ottomana di Istanbul nel XV secolo, durante il regno di Bajazet II.
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Frasi tratte da «La corte del diavolo»
Come sempre, in ogni sventura, i primi giorni nel Cortile Maledetto furono i peggiori e i più difficili. Sopra tutto le notti erano insopportabili. Per difendersi dalle baruffe, dai litigi e dalle turpi scene notturne, fra' Pietro scelse un angolo isolato di una ampia cella, dietro un grande camino rotto, e qui si rifugiò con quelle poche robe che aveva recato con sé; qui c'erano già due Bulgari, pure "di passaggio" e destinati all'esilio. Accolsero fra' Pietro senza molte parole, ma bene. Ad ogni modo furono contenti che quel posto venisse occupato da quell'uomo tranquillo della Bosnia, vestito come uno di città, del quale non sapevano né chiedevano nulla, ma intuivano che era "di passaggio" come loro, e che per lui come per loro era penoso vivere in mezzo a quel turpe e pericoloso assembramento. (1962, p. 45)
Ćamil è un uomo di "sangue misto", raccontava Haim, di padre turco e di madre greca. La madre fu una nota bellezza. Smirne, la città delle belle greche, non aveva mai visto un simile corpo, un tale portamento e degli occhi così azzurri. La sposarono a diciassette anni con un greco, ricchissimo. (Haim menzionò un lungo cognome greco, pronunciandolo nella stessa maniera come si pronuncia il nome di una dinastia assai nota.) Ebbero una sola figlioletta. Quando la bambina aveva otto anni, il ricco greco morì improvvisamente. I genitori di lui cercarono di imbrogliare la giovane vedova per toglierle il più possibile dell'eredità. La donna si difese e per questo fece un viaggio persino ad Atene, per salvare almeno i beni che aveva là. [...] Molti Greci chiesero in sposa la bella e infelice vedova, ma ella li respinse tutti uno dopo l'altro, disgustata dai suoi genitori e dai suoi connazionali. Solo dopo qualche anno, tra la comune meraviglia, sposò un Turco. (1962, pp. 59-61)
E fu il racconto, in forma nuova e solenne, dell'antica storia dei due fratelli. (Da quando esiste il mondo e il tempo, sempre si ripete sulla terra il caso di due fratelli rivali. Uno dei due, il più vecchio, è più saggio, più forte, più vicino al mondo e alla vita reale e a tutto ciò che unisce e muove la maggior parte della gente, un uomo cui tutto riesce facile, che sa in ogni momento cosa occorre o non occorre fare e cosa si può o non si può pretendere dagli altri e da se stesso. L'altro invece incarna proprio il tipo opposto: un uomo dalla vita breve, disgraziato, che sbaglia ad ogni passo, un uomo le cui aspirazioni vanno sempre oltre ciò che è lecito. Questi, in conflitto con il fratello maggiore – e il conflitto è inevitabile – perde già fin dal principio la partita.)
I due fratelli si trovarono di fronte, quando nel 1481, un giorno di maggio, in una spedizione di guerra, improvvisamente morì il sultano Maometto II il Conquistatore: [...]. (1962, p. 81)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026