- Autore
- Bernard de Mandeville
- Prima pubblicazione
- 1705
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- inglese
«La favola delle api» è un'opera di Bernard de Mandeville, pubblicata per la prima volta nel 1705.
Il libro in breve
La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù è un opera del filosofo sociale anglo-olandese Bernard de Mandeville. Il libro comprende il poema satirico L'alveare scontento, ovvero i furfanti divenuti onesti (The Grumbling Hive, or Knaves Turn'd Honest), pubblicato inizialmente in forma anonima nel 1705 in 433 versi, una discussione in prosa del poema intitolata "Osservazioni" e un saggio dal titolo Indagine sull'origine della virtù morale.
Nel 1714 l'operetta fu ristampata, con l'aggiunta del sottotitolo Vizi privati e pubbliche virtù, divenuta una frase proverbiale; nel 1723 fu pubblicata una seconda edizione col titolo Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits (La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù), contenente due nuovi saggi. Nel 1729, apparve la "Parte seconda"; infine, nel 1732 uscì l'ultima edizione pubblicata con l'autore vivente.
Fonte: Wikipedia, voce «La favola delle api» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «La favola delle api»
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Frasi tratte da «La favola delle api»
Non dobbiamo il vino alla vite misera e contorta / che, fin quando cresceva liberamente, / soffocava le altre piante e dava solo legna, / ma ci allietò del suo nobile frutto / quando fu legata e potata? / Così il vizio diventa benefico / quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. / Anzi, se un popolo aspira a essere grande, / il vizio è necessario allo Stato / quanto la fame per mangiare. / La virtù da sola non può far vivere / le nazioni nello splendore; / coloro che vorrebbero far tornare l'età dell'oro / insieme con l'onestà debbono accettare le ghiande. (2012, p. 32)
Tutti gli animali sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere orgoglio, troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le case di piacere non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro furono privi, è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «La favola delle api»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026