Libro · 1903

La letteratura della nuova Italia

di Benedetto Croce

Prima pubblicazione
1903
Genere
guida utente, saggio
Lingua originale
italiano

«La letteratura della nuova Italia» è un'opera di Benedetto Croce, pubblicata per la prima volta nel 1903.

Il libro in breve

La letteratura della nuova Italia è un'opera di Benedetto Croce formata di sei volumi editi, nella prima edizione per la casa Laterza, a partire dal 1914.

Comprende una serie di saggi critici (sottotitolo dell'opera) che copre la storia della letteratura italiana sostanzialmente dall'Unità alla prima guerra mondiale. L'opera dà forma unitaria ed organica ad un centinaio di biografie pubblicate, in tempi diversi, dal 1903 al 1914, sulla rivista «La Critica».

In esse Croce cercò di sviscerare e distinguere, criticamente, «il poetico dal non poetico, il bello dal brutto», giungendo a conclusioni che, nonostante i contrasti e le polemiche, entrarono nel «comune patrimonio dei giudizî». Con questi saggi il filosofo si prefiggeva, in particolare, di fissare dei canoni e delle esemplificazioni - ma non dei modelli - utili ad indirizzare la critica e la storia letteraria. Originariamente l'opera si doveva concludere con il quarto volume, poiché all'epoca l'autore sentì il bisogno di rivolgersi ad altri argomenti, salvo poi riprenderla a distanza di anni con i volumi quinto e sesto.

Fonte: Wikipedia, voce «La letteratura della nuova Italia» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «La letteratura della nuova Italia»

Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Frasi tratte da «La letteratura della nuova Italia»

[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del Bonghi scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.
Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 19222, LIV e la scuola moderata, pp. 260-261)
Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.
La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 19222, LIV e la scuola moderata, p. 261)
No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 19222, LIV e la scuola moderata, p. 263)
Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu Ferdinando Petruccelli della Gattina [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974)
Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331)

Altri libri di Benedetto Croce

Tutti i libri di Benedetto Croce in ordine

Libri simili

Domande frequenti

Chi ha scritto «La letteratura della nuova Italia»?
«La letteratura della nuova Italia» è stato scritto da Benedetto Croce.
Quando è uscito «La letteratura della nuova Italia»?
La prima pubblicazione risale al 1903.
Si può leggere «La letteratura della nuova Italia» gratis?
Sì, il testo è disponibile legalmente su Liber Liber.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026