Raccolta di saggi · 1919

Storie e leggende napoletane

di Benedetto Croce

Prima pubblicazione
1919
Tipo
Raccolta di saggi
Lingua originale
italiano

«Storie e leggende napoletane» è una raccolta di saggi di Benedetto Croce, pubblicata per la prima volta nel 1919.

Il libro in breve

Storie e leggende napoletane è un'opera letteraria di Benedetto Croce.

Dedicato alla memoria di Bartolommeo Capasso, il volume è stato pubblicato per la prima volta nel 1919 dalla Laterza. La stessa casa editrice l'ha più volte ristampato, riveduto dall'autore, nel 1923, nel 1941 (con l'aggiunta di due saggi, quelli su Tirinella Capece e su Giulia Gonzaga) e nel 1948, fino ad arrivare alla settima edizione del 1976. Successivamente è stato più volte pubblicato, a cura di Giuseppe Galasso, dall'Adelphi. Dovrà essere pubblicato anche nel quadro dell'edizione nazionale dell'opera di Croce, per le edizioni Bibliopolis.

Fonte: Wikipedia, voce «Storie e leggende napoletane» · licenza CC BY-SA 4.0

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Frasi tratte da «Storie e leggende napoletane»

[...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da La chiesetta di Jacopo Sannazaro, pp. 225-226)
Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a coleiche tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da La chiesetta di Iacopo Sannazzaro, p. 229)
Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca Vittoria d'Avalos che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. Storie e leggende napoletane, pp. 228-229.
La Terracina si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i Discorsi andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.
Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ha in carte con sue basse rime». (da La casa di una poetessa, p. 279)
[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli, p. 332)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Storie e leggende napoletane»?
«Storie e leggende napoletane» è stato scritto da Benedetto Croce.
Quando è uscito «Storie e leggende napoletane»?
La prima pubblicazione risale al 1919.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026