- Autore
- Primo Levi
- Prima pubblicazione
- 1963
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
- Editore
- Giulio Einaudi, The Bodley Head
«La tregua» è un romanzo di Primo Levi, pubblicato per la prima volta nel 1963.
Ha vinto Premio Campiello 1963. Ne sono stati tratti 1 film o serie.
Il libro in breve
La tregua è un resoconto di Primo Levi, seguito di Se questo è un uomo, che descrive le esperienze dell'autore dall'abbandono di Auschwitz (Monowitz) da parte dei tedeschi con l'arrivo dell'Armata Rossa sovietica. Racconta il lungo viaggio del deportato ebreo per ritornare in Italia, nella città natale di Torino, con mesi di spostamenti nell'Europa centro-orientale. La sua testimonianza rappresenta quella dei milioni di sfollati al termine della Seconda Guerra Mondiale, in grandissima parte ex detenuti del Reich tedesco, sia lavoratori coatti sia sopravvissuti ai campi di concentramento.
Il libro vinse il Premio Campiello nel 1963. Lo stesso anno aveva raggiunto la finale del Premio Strega, che venne assegnato a Natalia Ginzburg.
Fonte: Wikipedia, voce «La tregua (Primo Levi)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «La tregua»
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Frasi tratte da «La tregua»
Sognavamo nelle notti feroci / Sogni densi e violenti / Sognati con anima e corpo: / Tornare; mangiare; raccontare. / Finché suonava breve sommesso / Il comando dell'alba: / «Wstawać»; / E si spezzava in petto il cuore. // Ora abbiamo ritrovato la casa, / Il nostro ventre è sazio, / Abbiamo finito di raccontare. / È tempo. Presto udremo ancora / Il comando straniero: / «Wstawać». (poesia introduttiva; 1989, p. 155)
Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa. (Il disgelo; 1989, p. 158)
Così per noi anche l'ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell'offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell'offesa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l'anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia. (Il disgelo; 1989, p. 158)
I codici morali, tutti, sono rigidi per definizione: non ammettono sfumature, né compromessi, né contaminazioni reciproche. Vanno accolti o rifiutati in blocco. È questa una delle principali ragioni per cui l'uomo è gregario, e ricerca più o meno consapevolmente la vicinanza non già del suo prossimo generico, ma solo di chi condivide le sue convinzioni profonde (o la sua mancanza di tali convinzioni). (Il greco; 1989, pp. 184-185)
Mi spiegò che essere senza scarpe è una colpa molto grave. Quando c'è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l'inverso. – Ma la guerra è finita, – obiettai: e la pensavo finita, come molti in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi. – Guerra è sempre, – rispose memorabilmente Mordo Nahum. (Il greco; 1989, pp. 188-189)
Film e serie tratti da «La tregua»
| Titolo | Anno | Tipo | Regia | Sinossi |
|---|---|---|---|---|
| La tregua | 1997 | film | Francesco Rosi |
Premi letterari
| Anno | Premio | Esito |
|---|---|---|
| 1963 | Premio Campiello | vincitore |
| 1963 | Premio Strega | finalista / candidato |
| 2022 | Premio Campiello | finalista / candidato |
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Domande frequenti
Chi ha scritto «La tregua»?
Quando è uscito «La tregua»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026