- Autore
- Antonino Trizzino
- Prima pubblicazione
- 1952
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- italiano
«Navi e poltrone» è un'opera di Antonino Trizzino, pubblicata per la prima volta nel 1952.
Il libro in breve
Navi e poltrone è un libro di Antonino Trizzino pubblicato da Longanesi nel 1952. Il libro cercava di spiegare le cause della pessima condotta italiana durante la seconda guerra mondiale, soprattutto per quanto riguardava il fronte del Mar Mediterraneo, accusando i vertici della Regia Marina di vigliaccheria, tradimento e intelligenza con il nemico.
In particolare venivano aspramente criticati Francesco Maugeri capo del Servizio informazioni segrete della Marina per intelligenza con il nemico, Gino Pavesi comandante della piazzaforte di Pantelleria, per la sua condotta passiva di fronte allo sbarco alleato sull'isola, Priamo Leonardi comandante della piazzaforte di Siracusa e Augusta, accusato di essersi arreso senza combattere, Bruno Brivonesi per non essere stato in grado di evitare, con una scorta di due incrociatori pesanti e 10 caccia, la distruzione di sette mercantili da parte di 2 caccia e 2 incrociatori leggeri britannici nella battaglia del convoglio Duisburg.
Fonte: Wikipedia, voce «Navi e poltrone» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Navi e poltrone»
Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.
Frasi tratte da «Navi e poltrone»
Mentre l'aviazione italiana boicottava il siluro, arma, a parere dei suoi capi, dispendiosa e superflua, quella inglese, invece, studiava il modo di eliminare il grosso della flotta italiana, nel golfo di Taranto, proprio con una bene aggiustata salva di siluri da lanciare con gli aerei. (cap. 2, p. 14)
La disfatta subìta senza combattere dalla marina italiana, nella notte dall'11 al 12 novembre 1940, decise le sorti della guerra tra l'Italia e la Gran Bretagna. Taranto fu la Trafalgar italiana. (cap. 4, p. 28)
Non si può ricordare senza un senso di umana pietà l'ammiraglio Campioni, trucidato, dopo un mostruoso processo, durante la guerra civile che insanguinò il paese. Si è tentati di passare oltre, senza soffermarsi su quanto lo riguarda, commossi dalla sua tragica fine. Ma per la verità, non si può omettere di dire che la sua condotta, come comandante in capo delle forze navali, non fu esente da gravi mende. E stupisce che dopo Taranto, che per il Campioni fu una sconfitta, o comunque un insuccesso di vaste proporzioni, avendo perduto tre delle sei corazzate che gli erano state affidate, egli sia stato assunto a un posto di più alta responsabilità. Infatti, il 10 dicembre 1940, fu nominato sottocapo di stato maggiore della marina: egli divenne il supremo ispiratore e il coordinatore delle operazioni navali, perché il capo si stato maggiore, nello stesso tempo sottosegretario di stato, era assorbito dall'attività politica. (cap. 4, p. 33)
Nel tirare le somme degli errori che portarono a tanti disastri non è possibile ignorare la responsabilità di chi accentrò nelle sue mani la preparazione militare del paese: cioè di Mussolini, che dopo essere stato per una quindicina d'anni ministro allo stesso tempo della guerra, della marina e dell'aviazione, pretese di essere anche il supremo comandante in guerra delle tre armi. (cap. 13, p. 129)
Onusto di gravi responsabilità per il disastro di Taranto del 12 novembre e di discredito per i fatti ingloriosi di capo Teulada avvenuti quindici giorni dopo, andava ad assidersi nella poltrona di sottocapo di stato maggiore della marina, dove si installò, come abbiamo detto il 10 dicembre successivo, prendendo nelle sue mani la direzione della guerra marittima, in compartecipazione con l'ammiraglio Riccardi.
Ciò conferma, dunque, che si poteva mancare al proprio dovere non solo senza pericolo di sanzioni, ma con la probabilità di riceverne una ricompensa. (cap. 14, p. 151)
Libri simili
Schede su altri cataloghi
Domande frequenti
Chi ha scritto «Navi e poltrone»?
Quando è uscito «Navi e poltrone»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026