- Autore
- Henry George
- Prima pubblicazione
- 1879
- Genere
- non-fiction
- Lingua originale
- inglese
«Progresso e povertà» è un'opera di Henry George, pubblicata per la prima volta nel 1879.
Il libro in breve
Progresso e povertà: un'indagine sulle cause delle depressioni industriali e dell'aumento della povertà con l'aumento della ricchezza: il rimedio è un saggio del teorico sociale ed economista Henry George, pubblicato nel 1879. Il libro esamina le questioni riguardanti il motivo per cui la povertà accompagna il progresso economico e tecnologico ed il perché le economie mostrano una tendenza a cicli di espansione e contrazione. George utilizza la storia e la logica deduttiva per sostenere una soluzione radicale incentrata sulla cattura della rendita economica derivante dalle risorse naturali e dalla proprietà.
Il libro ha venduto diversi milioni di copie, diventando uno dei libri più venduti alla fine del XIX secolo. Ha contribuito a dare il via all'Era progressista e a un movimento mondiale di riforma sociale basato sull'ideologia ora conosciuta come "Georgismo".
Fonte: Wikipedia, voce «Progresso e povertà» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Progresso e povertà»
Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.
Frasi tratte da «Progresso e povertà»
Voglio dire che la tendenza, che noi chiamiamo progresso materiale, non migliorerà in alcun modo la condizione delle classi inferiori per ciò che riguarda le condizioni essenziali di una vita sana e felice, che anzi la renderà sempre più disgraziata. Le nuove forze, per quanta possa essere la loro azione elevatrice, non agiscono punto, come per lungo tempo si è sperato e creduto, alla base della società, bensì su un punto intermedio fra la base e il vertice. Gli è come se un immenso cuneo fosse introdotto, non sotto la società, ma a traverso di essa: quelli che sono al disopra del punto di separazione vengono elevati, ma quelli che sono al disotto ne sono schiacciati. (Introduzione, p. 319)
Infino a tanto che l'aumento di ricchezza, che il moderno progresso seco adduce, non servirà che a far sorgere grandi fortune, ad aumentare il lusso, a rendere più stridente il contrasto fra la casa del ricco e il tugurio del povero, il progresso non sarà reale e non potrà durare. (Introduzione, p. 319)
Le leggi della natura sono i decreti del Creatore. Non è scritto in esse il riconoscimento di nessun altro diritto, tranne quello del lavoro; ma in esse è scritto a grandi e chiare lettere il diritto eguale per tutti gli uomini a servirsi ed a godere della natura, ad esercitare su di essa la propria attività, a ricevere da essa ed a possedere la ricompensa del proprio lavoro. (lib. VII, cap. I, p. 512)
Il diritto eguale degli uomini all'uso della terra è altrettanto chiaro, quanto il loro diritto eguale a respirar l'aria; è un diritto proclamato dal fatto stesso della loro esistenza. Imperocché, noi non possiamo supporre che alcuni abbiano diritto di stare a questo mondo ed altri no. (lib. VII, cap. I, p. 513)
Come nel regno delle api la semplice ape operaia è, al bisogno, trasformata in regina, similmente, se le circostanze favoriscono il suo sviluppo, quegli, che altrimenti sarebbe stato non altro che un uomo comune, può diventare un eroe o un capo, un inventore o un dotto, un savio o un santo. Il seminatore ha così largamente profuso la semente e la potenza germinativa è tale, che per forza debbon svolgersi germogli e fiori. Ma per uno che raggiunge il suo sviluppo completo, quanti non sono soffocati o deformati! (lib. IX, cap. IV, p. 590)
Libri simili
Schede su altri cataloghi
Domande frequenti
Chi ha scritto «Progresso e povertà»?
Quando è uscito «Progresso e povertà»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026