- Autore
- Stendhal
- Prima pubblicazione
- 1817
- Genere
- libro di viaggio
- Lingua originale
- francese
«Roma, Napoli e Firenze» è un'opera di Stendhal, pubblicata per la prima volta nel 1817.
Il libro in breve
Roma, Napoli e Firenze (Rome, Naples et Florence) è un'opera di Stendhal.
È un diario di viaggio scritto da Stendhal, ufficiale di cavalleria francese a Berlino, durante il periodo di congedo che ebbe in Italia alla caduta dell'imperatore; soggiornò a Milano per sette anni, poi fu console a Civitavecchia; il suo peregrinare su e giù per l'Italia gli ispirò i resoconti di viaggio.
L'opera quindi era anzitutto un atto politico, una critica alla società italiana a confronto con quella francese dopo la caduta di Napoleone ("l'uomo" citato nello scritto): non gli viene mai negata la possibilità di una correzione politica, sebbene gli italiani fossero per Stendhal troppo sognanti e protetti dai loro regnanti.
Fonte: Wikipedia, voce «Roma, Napoli e Firenze» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Roma, Napoli e Firenze»
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Frasi tratte da «Roma, Napoli e Firenze»
Esco ora dalla Scala. Parola d'onore, la mia ammirazione non diminuisce. È per me il primo teatro del mondo, perché è quello che procura dalla musica i maggiori piaceri. Non una lampada in sala; la illumina solo la luce riflessa dalle scene. Per quanto riguarda l'architettura, è impossibile immaginare nulla di più grande, di più magnifico, di più solenne e nuovo. Ci sono stati stasera undici cambiamenti di scene. Con ciò, mi trovo condannato a ripugnanza eterna nei confronti dei nostri teatri: è l'inconveniente serio di un viaggio in Italia.
I pedanti, che trovavano nella Roma moderna l'occasione di sfoggiare il loro latino, ci hanno persuaso che essa è bella: ecco il segreto della reputazione della Città Eterna... Regna per le strade di Roma un tanfo di cavoli marci. Attraverso le belle finestre dei palazzi del Corso si scorge la povertà degli interni. Roma in realtà è un agglomerato di sublimi rovine e di brutte chiese e case moderne; sarebbe stato meglio se non fosse sopravvissuta alla fine dell'età antica, se si fosse trasformata in un deserto popolato solo dai resti dei suoi monumenti, come avvenne ad altre grandi capitali; la conversione al cristianesimo ha segnato l'inizio della sua decadenza. Della patria di Cicerone, Cesare e Virgilio rimangono solo le spoglie esteriori; il suo spirito è morto per sempre e sono i preti e le superstizioni cristiane che l'hanno ucciso...
Ingresso solenne: si discende per un'ora verso il mare seguendo una strada larga scavata nella roccia tenera, sulla quale è costruita la città. – Solidità delle mura – 'Albergo dei poveri', primo edificio. Fa un'impressione molto più forte di quella bomboniera tanto celebrata, che a Roma si chiama la Porta del Popolo. Eccoci al palazzo degli Studj, si volta a destra, è la via Toledo. Ecco una delle grandi mete del mio viaggio, la strada più popolosa e allegra del mondo.
La vera patria è quella in cui incontriamo più persone che ci somigliano.
13 gennaio 1817. [..] Non c'è niente in Europa, non direi di simile, ma che possa anche lontanamente dare un'idea di ciò.
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Roma, Napoli e Firenze»?
Quando è uscito «Roma, Napoli e Firenze»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026