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Terre Humaine · Public domain

Libro · 1955

Tristi tropici

di Claude Lévi-Strauss · titolo originale Tristes Tropiques

Prima pubblicazione
1955
Ambientazione
Brasile
Lingua originale
francese

«Tristi tropici» è un'opera di Claude Lévi-Strauss, pubblicata per la prima volta nel 1955.

La storia è ambientata in Brasile.

Il libro in breve

Tristi tropici (titolo originale Tristes tropiques) è un saggio dell'antropologo francese Claude Lévi-Strauss, edito in originale nel 1955 e pubblicato in Italia da il Saggiatore nel 1960. Narra le esperienze scientifiche e culturali dell'autore durante la permanenza in Brasile (durante la quale effettuò una serie di spedizioni di ricerca etnografica tra alcune tribù nelle zone meno conosciute del paese) e le riflessioni personali tratte da queste osservazioni.

Fonte: Wikipedia, voce «Tristi tropici» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «Tristi tropici»

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Frasi tratte da «Tristi tropici»

I bororo sono i più alti e i meglio costruiti fra gli indiani del Brasile. La loro testa rotonda, il loro viso allungato dai tratti regolari e vigorosi, la loro struttura atletica ricordano certi tipi patagoni ai quali si possono collegare dal punto di vista razziale. Questo tipo armonioso si ritrova raramente fra le donne, in generale più piccole, mingherline, dai tratti irregolari. (p. 184)
In contrasto con l'austerità degli oggetti utilitari, i bororo mettono tutto il loro lusso e la loro fantasia nell'abbigliamento, o almeno – poiché questo è dei più sommari – nei suoi accessori. Le donne posseggono veri scrigni che si tramandano da madre in figlia: finimenti in denti di scimmia o in zanne di giaguaro montate in legno o fissate con sottili legature. Tengono per sé le spoglie della caccia ma si fanno poi depilare le tempie dagli uomini i quali confezionano, coi capelli delle loro spose, lunghe cordicelle intrecciate che avvolgono intorno alla testa come un turbante. (p. 190)
Nel villaggio bororo, c'è un momento della giornata che riveste una importanza particolare: è l'appello della sera. Al cader della notte, si accende un gran fuoco sul piazzale delle danze, dove i capi dei clan si sono riuniti; ad alta voce, un araldo chiama ciascun gruppo: badedjeba, i capi; o cera, quelli dell'ibis; ki, quelli del tapiro; bokodori, quelli dell'armadillo; bakoro (dal nome dell'eroe Bakororo); boro, quelli del labbretto; ewaguddu, quelli della palma buriti; arore, quelli del bruco; paive, quelli del riccio; apibore (senso dubbio). Man mano che si presentano, gli ordini per l'indomani vengono comunicati agli interessati, sempre con voce elevata per farsi udire fino alle capanne più lontane. A quell'ora, del resto, esse sono vuote o quasi. (p. 199)
I nambikwara dormono in terra e nudi. Poiché le notti della stagione secca sono fredde, si scaldano stringendosi gli uni contro gli altri, o si avvicinano ai fuochi da campo che vanno spegnendosi, tanto che all'alba si svegliano avvoltolati nelle ceneri ancora tiepide del focolare. (p. 231)
Per quanto facili fossero i nambikwara – indifferenti alla presenza dell'etnografo, al suo taccuino e alla macchina fotografica – il lavoro risultava molto complicato da ragioni linguistiche. Anzitutto, l'uso dei nomi propri è loro interdetto; per identificare le persone si doveva seguire l'uso della gente della linea telegrafica, cioè convenire con gli indigeni nomi provvisori con i quali designarli. (p. 232)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Tristi tropici»?
«Tristi tropici» è stato scritto da Claude Lévi-Strauss.
Quando è uscito «Tristi tropici»?
La prima pubblicazione risale al 1955.
Dove è ambientato «Tristi tropici»?
L'ambientazione indicata è Brasile.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026