Frasi
Frasi di Baruch Spinoza
186 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 186 frasi di Baruch Spinoza: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Baruch Spinoza (filosofo olandese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Baruch Spinoza
Chi parla così, parla sotto l'influsso di un pregiudizio determinato dalle passioni, oppure teme a tal punto di essere confutato dai filosofi e di essere quindi esposto alla pubblica derisione, da cercar rifugio nell'ambito del sacro.
Chi se non un disperato o un folle, sarebbe disposto a separarsi alla leggera dalla ragione e a spregiare le arti e le scienze negando a quella la possibilità di raggiungere la certezza?
[...] dopo aver immaginato l'essenza dello spirito, non posso immaginarlo quadrato..
È dunque il timore la causa che genera, mantiene ed alimenta la superstizione.
Falso è il vanto di chi pretende di possedere, all'infuori della ragione, un altro spirito che gli dia la certezza della verità.
Gli uomini sono soliti formare idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle artificiali, idee che considerano come modelli, ai quali credono che la natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si proponga anch'essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e abbia lasciato quella cosa imperfetta.
La perfezione e l'imperfezione sono in realtà soltanto modi del pensare, cioè nozioni che siamo soliti inventare per il fatto che confrontiamo gli uni agli altri individui della stessa specie o genere.
La superstizione è sostenuta esclusivamente dalla speranza, dall'Odio, dall'ira e dall'inganno, dato che essa trae la sua origine non dalla ragione, ma dalla sola sensibilità e per di più da una appassionata sensibilità.
La stessa cosa può essere al tempo stesso buona, cattiva o indifferente.
Le cose che per accidente sono causa di speranza o di paura si chiamano buoni o cattivi presagi.
Ogni cosa, sia essa più perfetta o meno perfetta, potrà perseverare sempre nell'esistere con la stessa forza con la quale comincia a esistere, così che, sotto questo aspetto, tutte le cose sono uguali.
Per Bene intendo ogni genere di Gioia e qualunque cosa inoltre conduce ad essa e soprattutto ciò che soddisfa un desiderio, qualunque esso sia.
Per natura siamo così fatti che facilmente crediamo alle cose nelle quali speriamo e difficilmente a quelle che temiamo, così che di esse sentiamo più o meno del giusto.
Per quanto attiene al Bene e al Male, neanch'essi indicano alcunché di positivo nelle cose, in sé considerate, e non sono altro che modi del pensare, ossia nozioni che formiamo mediante il confronto delle cose tra loro.
Quando dico che qualcuno passa da una minore a una maggiore perfezione, e viceversa, non intendo che da una essenza o forma sia mutato in un'altra.
Se gli uomini fossero in grado di governare secondo un preciso disegno tutte le circostanze della loro vita, o se la fortuna fosse loro sempre favorevole, essi non sarebbero schiavi della superstizione.
Se i filosofi vogliono chiamare spettri le cose che ignoriamo, io non avrò nulla in contrario, perché vi è un'infinità di cose che mi sono nascoste.
Se qualcuno vede una certa opera, della quale non ne aveva vista una simile, e non conosce l'intenzione dell'artefice, egli senza dubbio non potrà sapere se quell'opera sia perfetta o imperfetta [...] ma, dopo che gli uomini hanno cominciato a formare idee universali e a escogitare modelli di case, edifici, torri ecc. e a preferire certi modelli delle cose ad altri, è accaduto che ciascuno ha chiamato perfetto quel che vedeva concordare con l'idea universale che egli si era formato e, al contrario, imperfetto quello che vedeva concordare di meno con il modello da lui concepito, sebbene secondo il parere del suo artefice fosse completamente compiuto.
Frasi da «Trattato sull'emendazione dell'intelletto»
Godere dei piaceri quanto basta a conservare la salute. (p. 30)
Cercare il denaro, o qualunque altra cosa, nella misura sufficiente a sostenere vita e salute e a conformarci a quei costumi della società che non si oppongono al nostro scopo. (p. 30)
Forma le idee positive prima delle negative. (p. 68)
Le idee, quanta più perfezione esprimono di un oggetto, tanto più sono perfette. Infatti non ammiriamo l'architetto che ha concepito una cappella, come quello che ha concepito un magnifico tempio. (p. 68)
Scheda del libro «Trattato sull'emendazione dell'intelletto»
Frasi da «Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene»
Dio per Spinoza è un essere del quale viene affermato tutto, cioè infiniti attributi, ciascuno dei quali è infinitamente perfetto nel suo genere.
La Natura unisce in se tutte le cose; quindi la Natura unisce in se Dio e l'uomo.
L'amore è il mezzo attraverso il quale l'uomo può elevarsi al sommo bene.
L'amore può e deve fare da tramite ai fini della perfezione. Che resta sempre Dio.
L'uomo non è che una parte della natura.
Nessuna cosa potrebbe tendere alla propria distruzione per sua natura, ma, al contrario, ciascuna cosa possiede in sé un conato sia a conservarsi nel suo stato, sia a portarsi ad uno [stato] migliore.
Sia la Natura che l'uomo tendono al costante perfezionamento.
Temo l'odio dei teologi, perché sostengo in quest'opera che Dio coincide con la natura, e attribuisco a Dio cose che nella tradizione filosofica sono state sempre considerate effetti o creature, mentre io, ritengo che queste cose appartengano alla stessa natura di Dio.
Tutte le cose e le azioni esistenti nella Natura sono perfette.
Tutto ciò che Dio fa è compiuto e prodotto da lui come dalla causa sommamente libera. Dunque, se prima Dio avesse fatto le cose diversamente da come sono adesso, allora dovrebbe certamente seguire che egli, in qualche tempo, è stato imperfetto; ma questo è falso. Infatti, visto che Dio è la causa prima di tutto, deve esserci in lui qualcosa attraverso cui fa ciò che fa e non omette di farlo. Poiché diciamo che la libertà non consiste nel fare o non fare qualcosa, e poiché abbiamo anche mostrato che ciò che fa compiere a Dio qualcosa non può essere altro che la sua stessa perfezione, concludiamo che se non ci fosse la sua perfezione a farglielo compiere, le cose non esisterebbero o non sarebbero potute arrivare ad essere, per essere ciò che sono.
Scheda del libro «Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene»
Frasi da «Principi della filosofia di Cartesio»
La sostanza che intendiamo essere per sé sommamente perfetta e nella quale non concepiamo assolutamente nulla che implichi un qualche difetto o limite di perfezione, si chiama Dio. (p. 255, Parte I, Def. VIII)
Io sono non può essere la prima cosa conosciuta se non in quanto pensiamo. (p. 257, Parte I, Prop. IV)
L'esistenza di Dio è conosciuta dalla sola considerazione della sua natura. (p. 264, Parte I, Prop. V)
Riflessioni metafisiche – Citazioni con testo originale
Dio intende sé stesso e tutte le altre cose, cioè ha in sé tutte le cose anche oggettivamente. (p. 348, Parte I, Cap. II)
Dio è causa di tutte le cose e agisce per assoluta libertà della volontà. (p. 348, I, II)
La volontà di Dio, con la quale vuole amare sé stesso, segue necessariamente dal suo intelletto infinto, con il quale intende sé stesso. (p. 380, II, VIII)
Frasi da «Trattato teologico-politico»
Certamente felice sarebbe la nostra età, se potessimo vedere la religione stessa libera anche da ogni superstizione. (XI cap., traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, 1980)
Chi dà quello che spetta a ciascuno per timore della pena capitale agisce dietro comando altrui e costretto dalla paura di un male, né può chiamarsi giusto; mentre chi attribuisce a ciascuno il suo perché conosce la vera ragione delle leggi e la loro necessità agisce con coerenza e secondo decisione propria, non altrui, e perciò è a buon diritto chiamato giusto. (IV, traduzione di Antonio Droetto ed Emilia Giancotti Boscherini, 2007)
Ciascuno ha il sovrano diritto di pensare liberamente in materia religiosa e poiché non è dato di supporre che si possa recedere da tale diritto, deterrà ciascuno il sovrano diritto e la sovrana autorità di giudicare liberamente in materia di religione e conseguentemente di spiegarsela e interpretarsela. (VII, 1980)
«Democrazia»: regime politico definibile come unione di tutti i cittadini, che possiede ed esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ciò che è in suo potere. (XVI, 1980)
È impossibile che l'animo di un uomo possa rientrare sotto la giurisdizione di un altro. (XX, 1980)
Gli uomini sono ben lungi dal poter essere facilmente guidati dalla ragione; ciascuno è sospinto dai suoi personali impulsi al piacere e gli animi spessissimo sono a tal punto dominati dall'invidia, dalla collera che nessun posto resta per la capacità di riflettere e giudicare. (XVI, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
Il credo di ognuno va ritenuto santo o empio solo in ragione dell'obbedienza o della riottosità e non in ragione della verità o della falsità. (XIV, 1980)
Il miracolo è un vero e proprio assurdo. (VI, 1980)
Il termine "legge", preso in senso assoluto, indica quel principio in base a cui ciascun individuo, o tutti gli appartenenti ad una stessa specie o alcuni di essi, agiscono secondo una norma unica, fissa e determinata. (IV, 1980)
Il volgo chiama miracoli o opere di Dio gli eventi straordinari della natura. (VI, 1980)
La forma costituzionale dello Stato ve necessariamente mantenuta e che essa non può venir mutata se non col pericolo della rovina totale. (XVIII, 1980)
La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d'animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia. (Einaudi, 2007)
Lo stolto è felice e infelice allo stesso modo che il saggio. (III, Einaudi, 2007)
La teologia non è ancella della ragione, né la ragione della filosofia. (XVI, 1980)
L'uomo mantiene la possibilità di essere libero qualunque sia il tipo di comunità politica in cui vive, in quanto egli è libero nella misura in cui si fa guidare dalla ragione. (XVI, 1980)
Nessuno può alienare a favore d'altri il proprio diritto naturale, inteso qui come facoltà di pensare liberamente.
Nessuno può essere costretto dalla violenza o dalle leggi ad essere felice; per conseguire tale stato sono invece necessari un'amorevole e fraterna esortazione, una buona educazione e soprattutto un personale e libero giudizio. (VII, 1980)
Niente accade in contrasto con la natura. (VI, 1980)
Noi dubitiamo dell'esistenza di Dio e di conseguenza di tutto, finché abbiamo di Dio non un'idea chiara e distinta, ma un'idea confusa. (VI, 1980)
Per legge umana intendo la condotta di vita che è utile solamente alla sicurezza della vita e dello Stato, per legge divina intendo quella che si propone come fine esclusivo il sommo Bene, cioè la conoscenza e l'Amore di Dio. (IV, 1980)
Perciò la facilità con cui gli uomini si lasciano irretire da ogni genere di superstizione è pari soltanto alla difficoltà di renderli costanti in uno solo di tali generi; anzi, poiché l'uomo del volgo vive sempre in uno stato di infelicità, esso non trova mai durevole soddisfazione e soltanto lo seduce ciò che ha sapore di novità e che non si è ancora rivelato illusorio. (Pref., 1980)
Poiché dunque l'amor di Dio è la felicità e la beatitudine somma dell'uomo, nonché il fine ultimo e lo scopo di ogni azione umana, ne viene che osserva la legge divina solo chi si preoccupa di amare Dio. (IV, 1980)
Quale altare potrà procurarsi a propria difesa chi offende la maestà della ragione? (XV, 1980)
Sarà più sicura e salda e meno sottoposta alla fortuna quella società che è fondata e governata da uomini saggi ed attenti. Viceversa quella che è costituita da uomini rozzi ed incapaci dipende in massima parte dalla fortuna ed è meno salda. (III, 1980)
Se a qualcuno venisse in mente di affermare che Dio può in qualche modo agire contro le leggi di natura, costui sarebbe al tempo stesso costretto ad ammettere che Dio può agire contro la sua stessa natura: cosa di cui nulla è più assurdo. (VI, 1980)
Se ciascuno avesse la libertà di interpretare a proprio arbitrio il diritto pubblico, nessuno Stato potrebbe sussistere. (VII, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
Se è vero che la religione, nella forma in cui gli apostoli la esponevano nelle loro predicazioni, cioè mediante la semplice narrazione della vita di Cristo, non rientra nell'ambito della ragione, è vero anche che con l'ausilio del lume naturale ogni uomo può facilmente comprenderne l'essenza, la quale, come tutta la dottrina di Cristo, consiste soprattutto in insegnamenti morali. (XI, 1980)
Se fosse altrettanto facile comandare agli animi quanto alle lingue, ogni sovrano regnerebbe in piena tranquillità e nessuna autorità avrebbe bisogno di ricorrere a mezzi violenti. (XX, 1980)
Se qualcosa dovesse accadere in natura che non conseguisse dalle leggi naturali, necessariamente contraddirebbe a quell'ordine che Dio per l'eternità stabilì in natura mediante le universali leggi naturali; sarebbe perciò contro la natura e contro le sue leggi, e di conseguenza la credenza in esso ci porterebbe all'ateismo. (VI, 1980)
Dicono di «Trattato teologico-politico»
Nella misura in cui ci sentiamo impegnati a realizzare l'ideale di una società laica, libera dall'influenza della Chiesa e governata dalla tolleranza, dalla libertà e da una concezione della virtù civile; nella misura in cui riteniamo che la devozione religiosa consista nel trattare gli esseri umani con dignità e rispetto, e consideriamo la Bibbia semplicemente come una profonda opera letteraria scritta dall'uomo e portratrice di un messaggio morale universale, noi siamo gli eredi dello scandaloso Trattato teologico-politico di Spinoza. (Steven Nadler)
Si tratta di un libro pieno di abomini deliberati e di un cumulo di idee forgiate all'inferno, che ogni persona ragionevole, e quindi ogni cristiano, dovrebbe aborrire. (Willem van Blijenbergh)
Frasi da «Trattato politico»
[...] mi sono fatto regola scrupolosa di non irridere né compiangere né deprecare le azioni umane, ma di comprenderle [...]. (I, IV, 2004)
La religione ha forza, sicuramente, in punto di morte, una volta che la malattia ha vinto le passioni e l'uomo giace estenuato. (I, V, 1992)
La superbia è propria di chi comanda. (VII, XXVII, traduzione di Lelia Pezzillo, BUL, 1992)
Quanto più concepiamo l'uomo libero tanto più siamo obbligati a concludere che egli debba necessariamente conservare se stesso e rimanere padrone della sua Mente, come facilmente concederà chiunque non confonda libertà e contingenza. (II, VII, 1992)
L'acutissimo Machiavelli ha ampiamente spiegato di quali mezzi si debba servire un principe trascinato dalla sola sete di dominio, per fondare e conservare uno stato; a qual fine, non appare ben chiaro. Ma se il suo fine era buono, come è da credersi di un uomo saggio, pare che sia stato quello di mostrare con quanta imprudenza molti cercano di levar di mezzo un tiranno senza essere in grado di eliminare le cause che fanno del principe un tiranno [...]. (V, VII, 2004)
Se riguardo alla natura umana le cose fossero disposte in modo tale che gli uomini desiderassero soprattutto ciò che è particolarmente utile, non vi sarebbe bisogno di artificio alcuno per ottenere concordia e lealtà. (VI, 1992)
La libertà è una virtù, ossia una perfezione: e dunque tutto ciò che nell'uomo è indizio di impotenza non può essere posto in relazione con la sua libertà. Perciò l'uomo non può affatto dirsi libero perché può non esistere ma solo in quanto ha il potere di esistere e di operare secondo le leggi della natura umana. Quanto più libero noi consideriamo l'uomo, tanto meno possiamo attribuirgli il potere di non usare la ragione e di preferire il male al bene. (II, VII)
[...] Le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate: vanno comprese [...].
Ciascuno, per quanto è in suo potere, cerca sempre di conservare il suo essere. (II cap., VIII art., 1992)
Dal momento che gli uomini sono guidati dalle passioni più che dalla ragione, ne segue che una moltitudine si unisce naturalmente e desidera essere guidata come da una sola mente, non per una spinta razionale, ma per qualche comune passione, o appunto per una comune speranza, o timore, o desiderio di vendicare un danno. (VI, I, 1992)
È certamente stolto pretendere da altri ciò che nessuno può ottenere da se stesso, di essere attento, appunto, più agli altri che a sé, di non essere avaro, né invidioso, né ambizioso ecc., soprattutto per chi sia ogni giorno esposto alle fortissime spinte di tutte le passioni. (VI, III, 1992)
Gli uomini non nascono civili, lo diventano. (V, II, 1992)
Il fatto che il silenzio sia spesso di utilità al potere nessuno può negarlo, ma che senza di esso il potere non possa conservarsi, nessuno potrà mai provarlo. (VII, XXIX, 1992)
La libertà è una virtù, ossia una perfezione: qualunque cosa, pertanto, denunci l'impotenza dell'uomo, non può venir imputata alla sua libertà. (II, VII, 1992)
La migliore costituzione per qualsivoglia potere, si comprende facilmente a partire dal fine dello stato civile: che non è niente altro che la pace e la sicurezza della vita. (V, II, 1992)
L'uomo non si può dire libero per il fatto che possa non esistere o per il fatto che possa non fare uso della ragione, ma solo in quanto ha potestà di esistere e di agire secondo le leggi della natura umana. (II, VII, 1992)
Epistolario – Citazioni
Filosoficamente parlando, io non so cosa significhi essere accetto a Dio. (XXIII epistola, 1974)
Gli atei sogliono aspirare oltre misura agli onori e alle ricchezze, che io ho sempre disprezzato, come sanno tutti quelli che mi conoscono. (XLIII, 1974)
Gli effetti dell'immaginazione derivano dalla costituzione o del Corpo o della Mente. (XVII, 1974)
Gli scismi non nascono tanto dall'Amore ardente della religione, quanto dalla varietà degli affetti umani, dallo spirito di contraddizione che tutto suole guastare e condannare, anche se è ben detto. (XLVIII, 1974)
Gli uomini non si creano, ma soltanto si generano, e i loro corpi esistono già in precedenza, sia pure sotto altra forma. (IV, 1974)
Il vezzo diffuso tra gli uomini di narrare le cose, non come sono realmente, ma come vogliono che siano, si manifesta più che in ogni altra cosa nei racconti di spiriti e di spettri. (LII, 1974)
In qualunque Chiesa sono numerosi gli uomini di specchiata onestà, i quali onorano Dio nella giustizia e nella carità. (LXXVI, 1974)
Io dico che, non solo il peccato non è alcunché di positivo, ma affermo anche che noi non possiamo dire, se non impropriamente e parlando umanamente, che noi pecchiamo contro Dio, come quando diciamo che gli uomini offendono Dio. (XIX, 1974)
Io dico che tutti gli effetti dell'immaginazione che procedono dalle cose corporee non possono giammai essere presagi di cose future. (LVII, 1974)
Io ho di Dio e della Natura un'opinione ben diversa da quella che i cristiani moderni sembrano professare. (LXXIII, 1974)
Io non attribuisco alla natura né bellezza né bruttezza, né ordine né confusione, giacché le cose non si possono dire belle o brutte, ordinate o confuse, se non relativamente alla nostra immaginazione. (XXIII, 1974)
Io non nego che le preghiere siano a noi utili. (XXI, 1974)
Io non presento Dio come giudice. (XXI, 1974)
La perfezione consiste nell'essere e l'imperfezione nella privazione dell'essere. (XXXVI, 1974)
La vera definizione di ciascuna cosa non comprende altro se non la semplice natura della cosa definita. (XXXIV, 1974)
Le stesse sanzioni morali, ricevano o non da Dio la forma di legge o di diritto, sono comunque divine e salutari. (LXXV, 1974)
Nessuna delle cose che non sono in mio potere mi è tanto cara quanto stringere amicizia con uomini sinceramente amanti della verità. (XIX, 1974)
Noi non possiamo immaginare Dio, ma soltanto comprenderlo.
Non presumo di aver trovato la filosofia migliore, ma so di intendere quella che è vera. (LXXVI, 1974)
Noi sperimentiamo che le febbri e le altre alterazioni del corpo sono causate da deliri, e coloro che hanno il sangue tenace non immaginano che alterchi, risse, stragi e simili. (XVII, 1974)
Quanto più uno è ignorante tanto più è audace e pronto a scrivere. (L, 1974)
Quanto più l'uomo si lascia guidare dalla ragione, cioè quanto più è libero, tanto più fermamente osserverà le leggi del corpo politico ed eseguirà gli ordini del potere sovrano di cui è suddito. (XVI, 1974)
Quanto poi a ciò che alcune Chiese aggiungono, e cioè che Dio ha assunto forma umana, io ho espressamente dichiarato che non so cosa vogliano dire; anzi, a voler dire il vero, mi sembra che esse parlino un linguaggio non meno assurdo di chi mi dicesse che il cerchio ha rivestito la natura del quadrato. (LXXIII, 1974)
Se il Bene rispetto a Dio implica che l'uomo giusto produca in Dio una certa soddisfazione e il ladro un certo disgusto, né l'uno né l'altro possono produrre in Dio né Gioia né dispiacere. (XXIII, 1974)
Se il triangolo avesse la possibilità di parlare, direbbe allo stesso modo che Dio è eminentemente triangolare. (LVI, 1974)
Se qualcuno si accorgesse che potrebbe vivere più a suo agio infisso in croce che a tavola, sarebbe il più stolto degli uomini se non si facesse crocifiggere. (XXIII, 1974)
Se risulta che anche Maometto abbia insegnato la legge divina e abbia fornito prove non dubbie del suo mandato, come fecero gli altri profeti, proprio non vi è motivo di negare che sia stato anch'egli un profeta. (XLIII, 1974)
Strano che coloro, i quali hanno avuto la visione di spettri nudi, non abbiano dato un'occhiata ai loro genitali! (LIV, 1974)
Tra finito ed infinito non vi è proporzione, sicché la differenza che passa tra Dio e la più nobile delle creature è la medesima che passa tra lui e la più umile. (LIV, 1974)
Voi dite che io pongo gli uomini in tale dipendenza da Dio da renderli simili agli elementi, alle piante e alle pietre, ciò è sufficiente che avete frainteso completamente la mia opinione e che confondete ciò che è proprio dell'intelletto con l'immaginazione. (XXI, 1974)
Lettere sugli spiriti – Citazioni
È il desiderio che spinge la maggior parte degli uomini a raccontare cose, non come esse sono in realtà, ma come si vorrebbe che fossero, nella speranza che sia molto più facile farsi conoscere attraverso storie di spettri che non raccontano fatti reali. (da un inciso presente sul retro del libro, traduzione di Francesco Chiossone, il melangolo, Recco 2007)
Lettere sugli spiriti – Citazioni con testo originale
Quello che so, è che tra il finito e l'infinito non esiste alcuna proporzione; cosicché la differenza che può sussistere tra la più grande e la più eminente delle creature e Dio è esattamente la stessa che c'è tra Dio e il più infimo degli esseri. (p. 48-49)
Il mondo è un effetto necessario della natura divina, e non è stato fatto per caso.
Compendio di grammatica della lingua ebraica
[...] presso gli Ebrei le vocali non sono lettere, e perciò presso gli Ebrei le vocali son chiamate anima delle lettere, e le lettere senza vocali corpi senz'anima. Invero, affinche la differenza tra lettere e vocali sia compresa più chiramente, la si può spiegare più comodamente mediante l'esempio del flauto regolato dalle dita perché suoni. E infatti il suono del flauto sono le vocali di quella musica, i fori invece tappati dalle dita sono le sue lettere. Ma di ciò tanto basta. (Capitolo 1, Sulle lettere, e sulle vocali in genere, p. 2297)
[...] gli uomini, e in particolare gli Ebrei, sono soliti assegnare attributi umani a tutte le cose, come la terra ascoltò, fu ascoltata, ecc. (Capitolo 5, Sul nome, p. 2321)
Dicono di Baruch Spinoza
C'è un ebreo ad Amsterdam che è stato espulso dagli altri ebrei [...] poiché non riconosce alcun altro maestro a parte la luce.
Che la sostanza di Spinoza significhi qualcosa d'altro, lo si vede facilmente; perché la sua sostanza è una necessità interna, nella quale per l'appunto ciò ch'è casuale (l'accidentale) svanisce perciò continuamente. Insomma la sostanza di Spinoza è l'espressione metafisica per la verità cristiana della Provvidenza la quale a sua volta corrisponde al destino in quanto esso è unità di necessità e casualità in modo che il caso c'è certamente, ma anche in modo che per essa il caso non esista.
Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste [...].
Da Socrate in poi nessuna vita di filosofo può pareggiarsi a quella del solitario olandese, dove tanto più appare maestoso l'accordo tra pensiero ed essere, quanto più stridente è il contrasto tra l'ira velenosa dei suoi accusatori e la serena intrepidezza dell'accusato.
[La filosofia spinoziana] è il documento di una nuova alleanza tra il presente e il passato. Alla fine del XVIII secolo, quando il cartesianesimo, come scuola filosofica in senso stretto, sarà già tramontato da un pezzo, il pensiero spinoziano, appena riscoperto, avrà ancora qualcosa di nuovo e di vivo da dire al mondo. Esso darà alle insopprimibili esigenze metafisiche dello spirito umano, prima e dopo di Kant, quel fervore religioso, quell'afflato panico, quell'indirizzo unitario, senza i quali ogni metafisica inevitabilmente languisce. E darà ancora in una trasparente formulazione cartesiana, alcuni dei risultati più vitali di un secolare travaglio speculativo, come segno, e insieme come pegno, di una più larga collaborazione umana, al di sopra dei tempi.
Ecco perché l'eretico fiolosofo ebreo del Seicento insegnerà a tutti la via della libertà che aveva trovato e nei secoli futuri l'uomo colto che passerà sul Paviliongracht, ad Aja, dove s'erge il monumento a Baruch Spinoza, dirà a se stesso: «È qui forse che Dio fu veduto più da vicino».
Era di temperamento ascetico e malinconico. Snello di carnagione scura, con lunghi capelli ricciuti e occhi grandi, scuri e lucenti, non mangiava praticamente nulla, eccetto una zuppa di fiocchi d'avena con un po' di burro e farinata d'avena mischiata a uvetta. «È incredibile», scrisse uno dei suoi primi biografi, il pastore luterano Colerus che alloggiava nella stessa casa, «di quanto poco cibo o bevande sembra essersi accontentato».
Giammai si ebbe una vita indipendente vissuta come la vita di quest'uomo, che dovette romperla coi suoi genitori, col suo popolo, con le forme ordinarie di felicità, per poter vivere del suo pensiero; egli accettò questa necessità, e la sopportò senza che la calma del suo spirito ne soffrisse.
I Bacone, gli Spinoza, gli Hume, gli Schelling, i Kant e chiunque altro vi proponga una filosofia della mente, sono soltanto traduttori più o meno adeguati di cose che esistono nella vostra coscienza, che anche voi avete modo di vedere, e forse anche di esprimere.
Il filosofare moderno inizia con un consapevole ritorno allo stile razionale dei greci, con una critica religiosa a tutte le letture irrazionalistiche della Bibbia e con una critica politica a tutte le forme di dispotismo. Sono questi i tre elementi portanti del pensiero di Spinoza.
Il grandioso sforzo di Spinoza è quello di guardare la realtà non con occhi umani, ma con quelli stessi della realtà se essa ne possedesse. Un realismo, la cui intrepidità non è mai stata oltrepassata; un perfetto ateismo, «merum Atheismum», come bene avevano visto i contemporanei (Ep. 42), se ci si rappresenta Dio secondo il concetto comune delle religioni, cosicché si corre rischio di equivocare profondamente nella comprensione dellEtica se la parola «Dio» mentalmente non vi si cancella, e Johannes Clericus riferiva la voce che, in una presunta redazione originale olandese di essa, quella parola non figurava neppure e solo vi figurava la parola «Natura»; una qualche inclinazione materialistica, e (nonostante l'abituale opinione) un radicale irrazionalismo e un'ampia venatura di scetticismo: questi sono i tratti caratteristici dell'eroico pensiero spinoziano.
Il nobile spirito del mondo lo compenetrava, l'Infinito era il suo inizio e la sua fine, l'Universo il suo amore unico ed eterno; in santa innocenza e profonda umiltà egli si specchiava nel mondo eterno, e si rendeva conto che egli stesso ne era lo specchio più amabile; era pieno di religione e pieno di Spirito Santo.
L'assiduo manoscritto / aspetta, già pregno d'infinito. / Qualcuno costruisce Dio nella penombra. / Un uomo genera Dio. È un ebreo / di tristi occhi e di pelle olivastra / [...]. Il mago insiste e foggia / Dio con geometria raffinata; / dalla sua debolezza, dal suo nulla, / seguita a modellare Dio con la parola. / Il più generoso amore gli fu largito, / l'amore che non chiede di essere amato.
L'ideale della ragione che si era affacciato nel mondo moderno con Grozio e Cartesio ha trovato in Spinoza una delle sue prime determinazioni tipiche.
L'uomo sposato porta sulle spalle tutto il peso della vita, quello non sposato solo la metà: chi si dedica alle muse deve far parte dell'ultima classe. Perciò si troverà che quasi tutti i veri filosofi sono rimasti scapoli, come Descartes, Leibniz, Malebrance, Spinoza, e Kant.
La religione dei suoi antenati lo ripudiò ed egli ancora quella religione respinse; e non si vincolò ad alta credenza e non appartenne più ad alcuna delle religioni che esistono nel mondo, neanche nelle forme esteriori, per l'apparenza, perché egli disdegna l'apparenza. Egli rinunziò ai principi che sono le basi della comunità umana, e visse indipendente e solo.
Meno ambizioso di quello di Hegel, in quanto non pretende di render conto della religione né di comprenderla sulla base dei suoi propri concetti, il sistema di Spinoza è però ancor più ambizioso in quanto intende collocarsi al posto di essa, aprendo al filosofo una via che gli permetta di prescinderne.
Mi sono messo a leggere Spinoza da un paio di mesi circa. Non capirò forse tutto, ma mi dà una grande esaltazione. È come atterrare con un aeroplano su un grande altipiano in montagna. Solitudine, un'aria così pura che sale al cervello come il vino; un completo benessere...
Non era soltanto inondato di una gioia segreta e profonda; la gioia era, per lui, l'attuazione di una qualità superiore dell'essere e la tristezza il sentimento di una diminuzione dell'essere; ma attribuiva, altresì, gran pregio e quasi un valore filosofico alla gaiezza (hilaritas).
Nonostante Spinoza ci abbia insegnato che per raggiungere la felicità è bene vivere secondo ragione, senza lasciarsi «trasportare» mai dalle passioni, da quelle emozioni sempre cangianti che, costituendo altrettante reazioni passive e affettive al mondo che ci circonda, ci fanno sbandare di qua e di là, nonostante tutto questo, è difficile non appassionarsi alla filosofia di Spinoza, fino a diventarne ossessionati. Il suo è un sistema ricco e variegato, che richiede uno studio lungo e accurato. Lo stesso Spinoza lo vedeva come un che di compiuto.
Presso di me, come presso Spinoza, il mondo esiste per interna forza e da se stesso.
Si tratta di capire perché Spinoza, scrivendo un libro intitolato Etica, parli in continuazione di Dio, iniziando con il darne una definizione [...] e concludendo col dire che la più alta virtù è «l'amore intellettuale della mente verso Dio» (libro V, proposizione 36). Perché tanto parlare di Dio, per parlare di etica? Non sarebbe bastato parlare appunto solo di etica, di etica rigorosamente laica, tale da sussistere «etsi Deus non daretur» (anche se Dio non ci fosse) come aveva proposto solo qualche anno prima un altro grande olandese, Ugo Grozio? Invece no, Spinoza insiste sulla teologia, come aveva già fatto scrivendo, prima dellEtica, opere come il Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene e il più noto Trattato teologico-politico. Il fatto è che Spinoza sa bene che, senza un adeguato discorso su Dio, cioè sul fondamento razionale dell'essere, non si dà alcuna possibilità di stabilire un'etica.
Sono affascinato dal panteismo di Spinoza, ma ammiro ancor di più il suo contributo al pensiero moderno perché è il primo filosofo ad aver trattato corpo e anima come un tutt'uno, e non come due cose separate.
Spinoza è contro coloro che dicono che Dio fa tutto sub ratione boni. Sembra che costoro ammettano qualcosa al di fuori di Dio, che non sia dipendente da Dio, e su cui Dio si regoli nel suo agire come su un modello, o a cui Dio miri come a un fine. Ciò significa in effetti assoggettare Dio al destino, che è la più grande assurdità.
Spinoza è la chiarezza di Bruno; quel che in Bruno è oscuro, in Spinoza è chiaro (sebbene non assolutamente chiaro, ma solo immediatamente). In Bruno è oscura la indifferenza, e in Spinoza si fa chiara, in quanto il punto della unione è il pensiero, e il pensiero non è tale che in quanto contiene o pone immediatamente o intuitivamente il suo contrario, l'essere.
Spinoza è una delle personalità più profonde e pure che la nostra stirpe ebraica abbia mai prodotto.
Spinoza fu il più rigido, e, quel che val meglio, il più concludente fra i critici della morale cristiana, e allo stesso tempo il più felice iniziatore della scienza positiva moderna e il più sicuro annunziatore della morale utilitaria. Egli fu il primo ad affermare i diritti della vita, e di contro alle sentenze dei neoplatonici e dei cristiani, che la saggezza riponevano nella preparazione alla morte – sapientia mortis comentatio – primo a glorificare la ragione della vita come la vera sapienza, e la perseveranza dell'essere come la vera virtù: Sapientia non mortis sed vitae meditatio est. E come nella fisica, proclamò la solidarietà assoluta dell'anima col corpo, e l'impossibilità dell'esistenza dell'anima dopo la dissoluzione del corpo; cosi, come conseguenza, nella morale, proclamò la corrispondenza del concetto di bene col concetto di utile: bene tutto quello ch'è utile; male, tutto quello che costituisce un impedimento alla gioia.
Spinoza non è un ateo che nega l'esistenza di Dio: non avrebbe mai approvato una campagna a favore dell'ateismo. Spinoza è un filosofo che dice: «Dio è diverso». Affermando che Dio e natura coincidono, sostiene che la natura è divina, il mondo è divino, e anche noi, in quanto frammento di mondo, siamo divini. Non dice che Dio non c'è, ma che è dentro il mondo, dentro ogni cosa del mondo.
Un giorno mio padre nominò Spinoza – il suo nome sia cancellato – e la sua teoria secondo la quale Dio è il mondo e il mondo è Dio. Parole che mi provocarono un tumulto nella mente. Se il mondo è Dio, allora io, il ragazzo Aaron, il mio gabbano, il mio berretto di velluto, i miei capelli rossi, le mie scarpe partecipavano della Natura Divina.
L'eroismo del pensiero spinoziano è la sua rinuncia al trascendente: ciò che è, è ciò che deve essere. Compito dell'uomo è cogliere serenamente il senso del reale e vivere secondo questo senso.
Spinoza ha posto un problema: qual sia l'essenza strutturale del pensiero che coglie l'intimo della realtà. Egli non ha risolto tale problema, ma l'ha posto nella sua forma tipica e netta, in modo da rendere possibili le soluzioni definitive.
È difficile poter dire fin dove arriva Spinoza e dove s'inizia la nostra interpretazione. Davanti ad una personalità quale la spinoziana ci importa non soltanto il suo problema filosofico tipico, bensì anche come la sua personalità lo ha vissuto.
Vi è in Spinoza una tale pienezza di vita oltre che di pensiero, che qualche volta la vita foggia il pensiero nella sua esigenza stessa.
Dotato di mentalità matematica e disposto ad accogliere su ogni argomento ciò che gli dettava la ragione, comprese ben presto che la dottrina dei rabbini non era fatta per lui; fu quindi facile accorgersi che non approvava molti punti dell'ebraismo; era un uomo che non amava la costrizione della coscienza e che odiava la dissimulazione: fu questa la ragione.
Fu un ateo di sistema e adottò un metodo completamente nuovo, anche se i fondamenti della sua dottrina sono comuni con quelli delle dottrine di molti altri filosofi antichi e moderni, europei e orientali.
Il sistema apparso poi nelle sue Opera posthuma [...] è l'ipotesi più mostruosa che si possa immaginare, la più assurda e la più diametralmente opposta alle nozioni più evidenti dello spirito nostro.
Differenza tra un santo e un filosofo. Il ragno che cattura mosche affascinava Sant'Agostino; Spinoza gliele metteva apposta.
Mi avvicinai a Spinoza perché mi sembrava che avvicinasse Dio; me ne sono allontanato, scoprendo che lo allontanava. Ora non so più.
Se Spinoza l'avesse davvero sposata, Clara Maria, sarebbe stato un disastro. Ci avrebbe lasciato un mediocre canzoniere in latino, invece dell'astro che mai sarà Buco Nero dellEthica.
In Spinoza non vi sono fratture: la sua vita fu in armonia con il suo pensiero. L'uomo non si distingue dalla sua opera. E ancora, il problema della conoscenza non si divide dal problema morale. Così in ogni parte della sua opera.
Ogni filosofo vuol trovare un senso – ossia un'unità – del mondo; ma gli oggetti che deve considerare sono infiniti, e i nessi concettuali che deve stabilire tra di essi sono, se possibile, ancora più infiniti. Il vigore di un filosofo è misurato dall'ampiezza di questa rete, che egli getta sulle cose, tentando di afferrarle e di stringerle. Ma ciò che conta ugualmente, è la qualità del tessuto di questa rete. La bava del ragno dev'essere rilucente e uniforme, e tenue abbastanza da ingannare la preda. È la forza dello sguardo, che stabilisce questa unità, lucida e avvolgente. Per profondità di un filosofo, si intende appunto ciò, e, dopo i greci, nessun filosofo è stato profondo nella misura di Spinoza.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026