Frasi
Frasi di Decimo Giunio Giovenale
42 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 42 frasi di Decimo Giunio Giovenale: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Decimo Giunio Giovenale (poeta e oratore romano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Frasi da «Satire»
È difficile trattenersi dallo scrivere satire. (I, 30)
L'onestà è lodata e muore di freddo. (I, 74)
L'indignazione mi fa poeta. (I, 79)
Da ciò le ire e il pianto. (I, 168)
Nessuna fiducia nell'aspetto esteriore. (II, 8)
Condanni le vergogne, tu che tra gli invertiti socratici sei la fogna più rinomata? Membra villose e peli irti sulle braccia promettono senza dubbio un animo inesorabile, ma dal sederino depilato il medico, ridendo, taglia tumide natte. (II, 9-13)
Chi sopporterà che i Gracchi si lamentino della sedizione? (II, 24)
Nei numeri è la sicurezza.. (II, 46)
La critica è indulgente coi corvi e si accanisce con le colombe. (II, 63)
Che cosa farò a Roma? Non so mentire. (III, 41)
Ciascuno ha tanta reputazione quanti sono i quattrini nella sua cassaforte. (III, 143-144)
L'amara povertà non ha in sé nulla di più crudele del fatto che rende ridicoli gli uomini. (III, 152-153)
Non è facile emergere per coloro alle cui virtù è ostacolo la scarsezza dei mezzi. (III, 164)
Tutti qui viviamo in una condizione di ambiziosa povertà. (III, 182-183)
A Roma tutto ha un prezzo. (III, 183-184)
Spendere la vita per la verità. (IV, 91)
Viveva sulla terra, fu a lungo veduta / tra noi al tempo di Saturno re / la Pudicizia. (1971; VI, 1)
Ci sono tante corde pronte / tante belle finestre spalancate / e il ponte Sisto ti è così vicino: / e tu, per darti morte, hai scelto nozze. (1971; VI, 30)
Metti pur che sia bella, elegante, fertile, ricca / e che nell'atrio ostenti i busti degli avi più illustri; più casta / d'una di quelle Sabine che seppero, al vento i capelli / (raro uccello qui in terra, pari in tutto a un cigno nero), / dirimer la guerra: chi mai potrà sopportare una donna di tante virtù? / Meglio, sì meglio una venusina di te, o Cornelia, madre / dei Gracchi se, con tutte le tue grandi virtù, mi subissi / nel tuo grande sussiego e, nella dote, ci son pure i trionfi degli avi! / Riprenditi pure il tuo Annibale e il vinto Siface / battuto sul campo, e vattene, sgombra con Cartagine intera! / "Pietà, ti supplico, Apollo! E tu Diana, deponi le frecce! / Nulla han compiuto i miei figli: è la madre che dovete colpire!": / così Anfione gridava. Ma Apollo tese il suo arco sicché, / per essersi creduta più in alto del sangue della stessa Latona / e più feconda, persino, d'una candida scrofa, / Niobe, col padre loro, perdette tutti i suoi figli. / Che valgon bellezza e virtù se te le senti sempre vantare? (Feltrinelli, 2013; VI, 162-178)
Questo voglio, così comando, che il mio volere valga da ragione. (VI, 223)
Letto negato al sonno, dalle donne dannato / a sanguinose incessanti logomachie / il letto coniugale. (1971; VI, 268)
Ma chi farà la guardia ai guardiani stessi? (VI, 347-348)
Nulla è più insopportabile di una donna ricca. (VI, 460)
Un uomo fortunato è più raro di un corvo bianco. (VII, 202)
Tutti desiderano possedere la conoscenza, ma relativamente pochi sono disposti a pagarne il prezzo. (VII)
La virtù è la sola e unica nobiltà. (VIII, 20)
Per turpissima cosa avrai l'anteporre la vita all'onore, e pur di salvare la vita, perdere ogni ragione di vivere. (VIII, 83-84)
In molte famiglie l'adultero è riuscito a salvare un matrimonio vacillante, già sul punto di rompersi, anzi già quasi sciolto. (2013; IX)
Il viandante con le saccoccie vuote può cantare in faccia al ladro. (X, 22)
Pane e giochi. (X, 81)
Nel suo castello maledetto nessun signore / ha mai castrato ragazzi brutti. / Adolescenti storpi e scofolosi, / gobbuti dietro e davanti / Nerone non li rapisce. (1971; X, 306)
Animo equilibrato in un corpo sano. (X, 356)
Toltone il profitto, chi mai abbraccia la virtù per se stessa? (2013; X)
Moltissime differenze ci sono tra i giovani: quello è più bello di questo e questo di un altro: quest'altro è più robusto di quello. Uguali sono invece i volti dei vecchi: labbra e voci tremanti, testa ormai levigata e naso gocciolante come nell'infanzia; il poverino deve masticare il pane colla gengiva sguarnita; ed è di tanto peso alla moglie, ai figli e a se stesso da disgustare anche Cosso, cacciatore di testamenti! (2013; X)
Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza. (XIII, 2-3)
Un uomo subisce una pena infamante per un crimine che ad un altro conferisce una corona. (XIII, 105)
La vendetta è il piacere abietto di una mente abietta. (XIII, 190-191)
Il bambino ha diritto a tutto il rispetto. (XIV, 47)
Quanto più i quattrini aumentano, tanto più ne cresce la voglia. (XIV, 139)
La natura, dando le lacrime al genere umano, attesta di averlo dotato anche di un cuore facile alla commozione. Questa è la parte migliore della nostra coscienza. (XV, 131-133)
Dicono di Decimo Giunio Giovenale
Giovenale che, come quanti hanno più intensa la vita interiore, avrebbe voluto fermare la vita esterna dentro i limiti e i modi delle vecchie consuetudini, visse invece nel tempo in cui per mezzo della conquista romana dominava nel mondo occidentale la grande società capitalistica, il ceto onnipotente e unicamente privilegiato del denaro; e fu perciò, per l'amore del passato, un poeta sociale, anzi l'unico vero poeta sociale dell'antichità romana. Nella sua poesia si sentono già voci roventi di protesta contro la iniquità delle umane fortune.
Pensò all'autore di satire, Giovenale, il quale sosteneva che bastasse dare alla gente pane e spettacoli circensi perché tutti fossero felici e non causassero guai. Probabilmente lo stesso poteva valere per l'alcol e le sigarette.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026