Frasi
Frasi di John Maxwell Coetzee
25 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 25 citazioni di John Maxwell Coetzee, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
John Maxwell Coetzee (scrittore e saggista sudafricano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di John Maxwell Coetzee
Gli orrori quotidiani dell'allevamento intensivo sono raccontati in modo così vivido … che chiunque, dopo aver letto il libro di Foer, continuasse a consumare i prodotti industriali dovrebbe essere senza cuore o senza raziocinio.
I rapporti deformati e tarpati tra esseri umani che furono creati sotto il colonialismo e esacerbati sotto quello che è chiamato generalmente apartheid hanno la loro rappresentazione psichica in una vita interiore deforme e tarlata. Tutte le espressioni di questa vita interiore, per quanto intense, per quanto segnate dall'esultanza o dalla disperazione, soffrono delle stesse tarpature e deformità.
Il libro di Tom Regan è una bruciante accusa circa il modo in cui trattiamo gli animali in un mondo che abbiamo costruito a nostro completo vantaggio e ci fornisce una disamina definitiva sul fatto che gli animali sono o dovrebbero essere titolari di diritti nello stesso modo in cui lo sono gli umani.
Il pragmatismo vince sempre sui principi; è così che vanno le cose, l'universo si muove, la terra cambia sotto i nostri piedi; i principi sono sempre un passo indietro.
Niente è peggio di quello che possiamo immaginare.
Per quello che mi riguarda, direi che è sufficiente che i libri ci insegnino qualcosa su noi stessi. Tutti i lettori dovrebbero accontentarsi di una cosa del genere. O quasi tutti i lettori.
Sembra probabile che, tranne per gli specialisti, Whitman resterà famoso per alcune poesie piuttosto che come l'autore di un solo grande libro, la nuova bibbia poetica dell'America .
Frasi da «Aspettando i barbari»
Io credo nella pace, forse addirittura nella pace ad ogni costo.
I bambini non dubitano mai, neppure per un momento, che i vecchi enormi alberi sotto cui giocano dureranno in eterno; che loro cresceranno forti come i loro padri, fertili come le madri, che vivranno e saranno felici e alleveranno a loro volta i propri figli lì dove sono nati.
Io stesso allora non dubitavo che in qualunque momento chiunque di noi, uomo, donna, bambino, forse anche il povero ronzino legato alla ruota del mulino, chiunque sapesse cosa era giusto. Tutte le creature vengono al mondo con dentro la memoria della giustizia.
Quando qualcuno soffre ingiustamente [...] è destino di coloro che assistono alla sua sofferenza provarne vergogna.
Diario di un anno difficile
Il mercato, mi spiegava mia madre, era una macchina cupa e sinistra che stritolava e divorava centinaia di destini per ogni individuo che ricompensava.
Mentre la guardavo sentii un dolore, un dolore metafisico, insinuarsi in me senza che io facessi niente per fermarlo. E lei, intuitivamente, lo capì, capì che a quel vecchio seduto in un angolo su una sedia di plastica stava succedendo qualcosa di personale, qualcosa che aveva a che fare con l'età e il rimpianto e le lacrime delle cose.
L'aria intorno a noi crepitava letteralmente per una elettricità che non poteva venire da me, poiché io non essudo più correnti, e dunque doveva venire da lei... era semplicemente liberata nell'ambiente... e di nuovo sentii l'ombra di quel dolore passare sopra di me, quel dolore cui alludevo prima, di un genere metafisico o comunque post-fisico.
Frasi da «La vita degli animali»
Chi viveva nelle campagne intorno a Treblinka – polacchi, per lo più – diceva di non sapere che cosa accadeva nei campi di sterminio; diceva che, pur intuendo in linea di massima che cosa accadeva, non ne era certo; diceva che, pur sapendo in un certo senso, in un altro senso non sapeva affatto, non poteva permettersi di saperlo per il proprio bene. (p. 28)
Vorrei tornare per l'ultima volta ai luoghi di morte che ci circondano, i macelli ai quali noi, in un massiccio sforzo comune, chiudiamo i nostri cuori. Ogni giorno ha luogo un nuovo olocausto, e tuttavia, a quanto vedo, il nostro essere morale non ne viene neppure scalfito. (p. 47)
Chissà perché, pensa, sua madre ha accettato di rispondere alle domande del pubblico. Dovrebbe sapere che le conferenze attirano pazzi e squilibrati come un cadavere attira le mosche. (p. 48)
Ciò che teme, mentre la conversazione langue, è che qualcuno se ne venga fuori con quella che lui chiama La Domanda – «Ms. Costello, che cosa l'ha indotta a diventare vegetariana?» – e a quel punto lei, dandosi grandi arie, faccia ricorso a quella che lui e Norma chiamano La Risposta di Plutarco. Dopodiché toccherà a lui e a lui soltanto riparare il danno.
La risposta in questione viene dai saggi morali di Plutarco. Sua madre la conosce a memoria; lui sa riprodurla solo in modo imperfetto. «Lei mi domanda per quale ragione mi astengo dal mangiare carne. Io d'altra parte mi meraviglio come lei possa appressarsi alle labbra la carne del morto animale, mi meraviglio che non trovi ripugnante masticare la carne di animali scannati e smembrati e ingerire la marcia delle ferite mortali». Plutarco sa come troncare una conversazione: è per via della parola «marcia». Tirare in ballo Plutarco è come gettare il guanto; dopo, non è possibile prevedere che cosa accadrà. (p. 50)
«Ma il suo vegetarianismo, Ms. Costello,» precisa il rettore Garrard gettando acqua sul fuoco «nasce da una convinzione morale, non è così?».
«No, non credo» risponde sua madre. «Nasce dal desiderio di salvarmi l'anima».
Ora c'è veramente un gran silenzio, interrotto solo dal tintinnio dei piatti mentre le cameriere depongono la meringata davanti a ciascun commensale.
«Be', ha tutto il mio rispetto» dice Garrard. «Come scelta di vita».
«Le scarpe che indosso sono di pelle» dice sua madre. «Anche la mia borsa è di pelle. Se fossi in lei non esagererei con il rispetto».
«La coerenza» mormora Garrard. «La coerenza è lo spauracchio delle menti anguste. Di certo si può tracciare una distinzione fra mangiare carne e indossare accessori di pelle».
«Sono gradi diversi di oscenità» ribatte lei. (p. 56)
È stato dai mattatoi di Chicago che i nazisti hanno imparato a lavorare industrialmente i corpi. (pp. 65-66)
«È stata una visita così breve che non ho avuto il tempo di capire come mai ti prendi tanto a cuore la questione animale».
Lei guarda i tergicristalli muoversi avanti e indietro. «In realtà» spiega «non te l'ho detto, come mai, oppure non oso dirtelo. Se penso alle parole da usare, mi sembrano così eccessive che vorrei pronunciarle contro un cuscino o in una buca nel terreno, come Re Mida».
«Non ti seguo. Cos'è che non puoi dire?».
«È che non so più dove sono. Mi sembra di essere perfettamente a mio agio tra la gente, di avere rapporti perfettamente normali. È possibile, mi chiedo, che tutti quanti siano complici di un crimine di proporzioni stupefacenti? Sono tutte fantasie? Devo essere pazza. Eppure ogni giorno ne vedo le prove. Le stesse persone che sospetto le producono, me le mostrano, me le offrono. Cadaveri. Frammenti di cadaveri che hanno comprato in cambio di denaro.
«È come se andassi a trovare degli amici, e dopo che ho fatto un'osservazione gentile sulla lampada che hanno in salotto, loro dicessero: "Sì, è bella, vero? È in pelle di ebrea polacca; secondo noi è la migliore, la pelle delle vergini ebree polacche". Poi vado in bagno e sull'involto di una saponetta c'è scritto: "Treblinka – 100% stearato umano". Sto forse sognando?, mi chiedo». (pp. 84-85)
Frasi da «Vergogna»
Il pentimento appartiene a un altro mondo, a un altro universo concettuale.
No, non sono andato da uno psicologo, né intendo andarci. Sono un uomo fatto e finito. Non amo farmi dare consigli. Sono ormai fuori della portata di qualsiasi consiglio.
Si fa l'abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione.
Tutte le donne con cui ho avuto una relazione mi hanno insegnato qualcosa di me stesso. In questo senso mi hanno reso migliore.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026