Le frasi di «Il corsaro» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Il corsaro»
Dal sol brunita è la sua guancia; la fronte sua pallida e alta / Ricopron scompigliate nere ciocche; / E spesso, involontario, rivela un moto del suo labbro / Il superbo pensier ch'egli raffrena / E tuttavia non sa celare. / Pur se pacata è la sua voce e placido l'aspetto, / Par sempre ch'egli provi un turbamento / Che non desideri mostrare. / I profondi solchi che segnano quel volto e il mutar del colore / Attirano lo sguardo e insieme lo confondono / Come se in quegli oscuri recessi della mente / Forma prendesser passioni tempestose, quantunque indefinite. (Canto primo, 9, pp. 17-18)
Ogni tratto del volto, del cuor mostra il tumulto, / Libere le passioni si fanno più violente, né possono placarsi / Allor ch'erompon nel confuso contrasto che la gota / Fa gelar o avvampar, o rende madida la fronte. / Allor soltanto, o stranier, se pur ne hai l'ardire / Vieni a mirar l'anima sua e la tranquillità che gli è donata in sorte! / Vieni a veder quel fosco e solitario cuore / Quanto arda al pensier del maledetto suo passato! / Vieni a veder; ma chi ha mai visto o mai potrà vedere / D'un uomo tal lo sfogo delle segrete cure? (Canto primo, 10, p. 19)
[...] E di lottare tuttavia si sforza invano / Contro una passione che anche per uno come lui / D'Amore ha nome! / Sì, è vero Amor, immutabile, immutato, / Per una donna da cui giammai si vuol diviso. / Benché le più leggiadre prigioniere vogliano attrarlo / Con lo sguardo, / Egli le sfugge e non le cerca, ma freddo passa / Innanzi a lor. (Canto primo, 12, p. 21)
I
«Profondo nel mio cuor riposa un tenero segreto, / Gelosamente custodito e a tutti sconosciuto, / E sol si svela quando il mio cuor col tuo batte in accordo, / E quindi a palpitar ritorna nel silenzio.
II
Qui entro, qual funereo lume / Arde di lenta, eterna, invisibil fiamma / Ch'estinguer non può disperazione cupa / Pur se come non mai è flebile il suo raggio.
III
Ricordati di me! Oh, non passar sulla mia tomba / Indifferente alle reliquie ch'essa cela: / La sola pena che il mio cuor non regge / È quella di trovar oblio dentro al tuo cuore!
IV
Ascolta le mie parole appassionate, flebili ed estreme: / Non biasima Virtù il pianto per l'estinto; / Una lacrima sol è quanto io ti chiedo, / La ricompensa prima, ultima e sola di questo mio immenso amore!» (Canto primo, 14, pp. 23-24)
[...] Conrad ritornerà, ma adesso con l'ala sua veloce / Il tempo ci reca il momento dell'addio: / Perché egli vada e dove, or non importa dire, / Dacché tutto finisce nella fatal parola: addio! (Canto primo, 14, pp. 27-28)
Ascolta! Ecco rimbomba il segnale di fuoco / Che il calar del sole annuncia; egli quel sole maledice. / Più volte quella bella persona egli abbracciò, / Che muta a sé lo strinse implorando i suoi baci! / Con passo vacillante la condusse al letto, / La contemplò per un momento, come se più non la potesse contemplare. (Canto primo, 14, p. 28)
[...] Il batter del suo cuor è tanto fioco, pieno com'è dell'immagine di lui, / Che per troppo sentir quasi non sente! / Ascolta! Ecco rimbomba il segnale di fuoco / Che il calar del sole annuncia; egli quel sole maledice. / Più volte quella bella persona egli abbracciò, / Che muta a sé lo strinse implorando i suoi baci! / Con passo vacillante la condusse al letto, / La contemplò per un momento, come se più non la potesse contemplare. / Capì che al mondo altra donna non c'era se non lei; / Sulla fredda fronte un bacio le depose, si volse; e Conrad più non c'era. (Canto primo, 14. pp. 28-29)
Mai tuttavia quel labbro pronunciò «Addio!», / Perché in quella parola, in quella fatal parola, / Ancorché si prometta speranza o fedeltà, / Della disperazion v'alita il soffio. / Su ogni tratto del pallido, immobile suo volto / Impresso ha già il dolor quello che il tempo non / Potrà mai cancellare. (Canto primo, 15, p. 29)
[...] E chi per la conquista combatteva, ora si batte per la vita. (Canto secondo, 6, p. 43)
[...] Il solo suo rimpianto è il viver che gli resta; / Il solo suo rimpianto / Le sue ferite troppo lievi / Cercate tuttavia con tanto ardore / Da baciar la mano portatrice di morte. / Oh, perché mai fra tanti / Non c'è uno solo che l'anima sua invii al cielo, / O all'inferno, per lui non ha importanza? / Proprio soltanto lui ha da viver ancora, / Che più d'ogni altro s'è battuto per cercar la morte? / Egli sente quello che sente il cuore dei mortali, / Quando schiacciato dall'infedele ruota di fortuna, / Il peso avverte dei delitti commessi / E insieme del vincitore la minaccia [...] (Canto secondo, 8, pp. 45-46)
[...] Fatti, pensieri, parole, nella memoria sempre vivi, / Mai come in quell'ora son ricordati con affanno. / Quel che a suo tempo parve un'inezia o una piacevolezza, / Al ripensarlo ora con animo severo, altro non è che colpa. / Il pensiero straziante di un delitto occulto, / Che pur se a tutti è ignoto non dà minore angoscia, / In breve, tutto quello che l'occhio non può vedere senza un brivido, / Un sepolcro scoperchiato, un cuore messo a nudo / Con tutte le miserie sue sepolto, finché Orgoglio si desta / Per strappar all'anima il suo specchio e mandarlo in frantumi! (Canto secondo, 10, pp. 48-49)
«[...] E tuttavia, tu ami, e io ho invidia / Per chi può posare il proprio cuore / Su un cuor che gli è fedele, / Né mai conosce il vuoto quell'errante pensier / Che, come il mio, coi fantasmi si strugge». (Canto secondo, 14, p. 55)
Finché c'era Speranza eran quei sentimenti / Languidi vacillanti e teneri, / Allorché tutto fu perduto, la tenerezza non morì ma rimase assopita / E sul suo sonno si levò quella Forza per parlare così: / «Quando non c'è da amar più nulla, non c'è più nulla da temere». (Canto terzo, 3, p. 63)
[...] Ma incatenato, solitario, in una cella, / Sei in balia d'ogni alterno volere, / A languir costretto, a scrutar nell'intimo del cuore. / A meditar su colpe irrevocabili e sul fato imminente / Senza che resti tempo per stornarlo, / Senza che resti tempo per cancellar le colpe. (Canto terzo, 6, p. 68)
Condannami se vuoi, ma non adesso, / Oh, adesso abbi pietà di me! / Io non son quel che sembro: questa tremenda notte / La mente m'ha sconvolto, non far però ch'io impazzisca del tutto! / S'io non avessi mai amato e più lieve fosse la mia colpa, / Tu non vivresti per odiarmi, se pure odiar mi puoi. (Canto terzo, 14, p. 79)
Ella fraintende i pensieri del Corsaro / Che più a se stesso che a lei muove rimprovero / Per averla, sia pure senza intento, resa tanto infelice: / Ma ogni suo pensiero resta muto, / Cupo e profondo dentro al cuore, / Sanguinante nella tacita cella del suo petto. (Canto terzo, 15, pp. 79-80)
Egli non fa domande: ogni risposta egli ebbe / Quando posò lo sguardo su quel volto di marmo. / Basta così; Medora non è più, che cosa può importar com'ella è morta? / L'amor degli anni giovanili, la speranza di anni più sereni, / La fonte d'ogni più dolce desiderio, del trepidar più caro, / L'unica creatura al mondo ch'egli non abbia odiato, / Tutto, in un tratto medesimo gli è tolto. / Merita il Corsaro la sua sorte e tuttavia ne soffre. / Il giusto cerca la sua pace nei regni d'innocenza; / Il superbo, il perverso, che al piacer mirano soltanto, / Altro quaggiù non trovan che miserie, / E tutto perdon, tutto, anche una vil moneta. / Ma chi può sopportar di separarsi da quel che gli è più caro? / Uno sguardo stoico e un aspetto severo / Spesso son maschera d'un cuore / A cui il dolore quasi tutto ha insegnato, / E molti pensieri inariditi sono nascosti eppur non cancellati / Da un sorriso che non s'addice affatto a chi l'ostenta. (Canto terzo, 21, p. 86)
Coloro tuttavia che hanno alto sentire / Non fanno mostra del tumulto che al loro cuor dà pena. / Quando mille pensieri son tutti in un sol pensiero / Che in tutti cerca un rifugio che non trova, / Non ha parole il labbro per dir dell'animo l'affanno / E Verità non vuole che Dolore parli. (Canto terzo, 22, pp. 86-87)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026