Frasi

Frasi di «Il corsaro»

18 citazioni dal libro di George Gordon Byron

Le frasi di «Il corsaro» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il corsaro»

Dal sol brunita è la sua guancia; la fronte sua pallida e alta / Ricopron scompigliate nere ciocche; / E spesso, involontario, rivela un moto del suo labbro / Il superbo pensier ch'egli raffrena / E tuttavia non sa celare. / Pur se pacata è la sua voce e placido l'aspetto, / Par sempre ch'egli provi un turbamento / Che non desideri mostrare. / I profondi solchi che segnano quel volto e il mutar del colore / Attirano lo sguardo e insieme lo confondono / Come se in quegli oscuri recessi della mente / Forma prendesser passioni tempestose, quantunque indefinite. (Canto primo, 9, pp. 17-18)
Ogni tratto del volto, del cuor mostra il tumulto, / Libere le passioni si fanno più violente, né possono placarsi / Allor ch'erompon nel confuso contrasto che la gota / Fa gelar o avvampar, o rende madida la fronte. / Allor soltanto, o stranier, se pur ne hai l'ardire / Vieni a mirar l'anima sua e la tranquillità che gli è donata in sorte! / Vieni a veder quel fosco e solitario cuore / Quanto arda al pensier del maledetto suo passato! / Vieni a veder; ma chi ha mai visto o mai potrà vedere / D'un uomo tal lo sfogo delle segrete cure? (Canto primo, 10, p. 19)
[...] E di lottare tuttavia si sforza invano / Contro una passione che anche per uno come lui / D'Amore ha nome! / Sì, è vero Amor, immutabile, immutato, / Per una donna da cui giammai si vuol diviso. / Benché le più leggiadre prigioniere vogliano attrarlo / Con lo sguardo, / Egli le sfugge e non le cerca, ma freddo passa / Innanzi a lor. (Canto primo, 12, p. 21)
I
«Profondo nel mio cuor riposa un tenero segreto, / Gelosamente custodito e a tutti sconosciuto, / E sol si svela quando il mio cuor col tuo batte in accordo, / E quindi a palpitar ritorna nel silenzio.
II
Qui entro, qual funereo lume / Arde di lenta, eterna, invisibil fiamma / Ch'estinguer non può disperazione cupa / Pur se come non mai è flebile il suo raggio.
III
Ricordati di me! Oh, non passar sulla mia tomba / Indifferente alle reliquie ch'essa cela: / La sola pena che il mio cuor non regge / È quella di trovar oblio dentro al tuo cuore!
IV
Ascolta le mie parole appassionate, flebili ed estreme: / Non biasima Virtù il pianto per l'estinto; / Una lacrima sol è quanto io ti chiedo, / La ricompensa prima, ultima e sola di questo mio immenso amore!» (Canto primo, 14, pp. 23-24)
[...] Conrad ritornerà, ma adesso con l'ala sua veloce / Il tempo ci reca il momento dell'addio: / Perché egli vada e dove, or non importa dire, / Dacché tutto finisce nella fatal parola: addio! (Canto primo, 14, pp. 27-28)
Ascolta! Ecco rimbomba il segnale di fuoco / Che il calar del sole annuncia; egli quel sole maledice. / Più volte quella bella persona egli abbracciò, / Che muta a sé lo strinse implorando i suoi baci! / Con passo vacillante la condusse al letto, / La contemplò per un momento, come se più non la potesse contemplare. (Canto primo, 14, p. 28)
[...] Il batter del suo cuor è tanto fioco, pieno com'è dell'immagine di lui, / Che per troppo sentir quasi non sente! / Ascolta! Ecco rimbomba il segnale di fuoco / Che il calar del sole annuncia; egli quel sole maledice. / Più volte quella bella persona egli abbracciò, / Che muta a sé lo strinse implorando i suoi baci! / Con passo vacillante la condusse al letto, / La contemplò per un momento, come se più non la potesse contemplare. / Capì che al mondo altra donna non c'era se non lei; / Sulla fredda fronte un bacio le depose, si volse; e Conrad più non c'era. (Canto primo, 14. pp. 28-29)
Mai tuttavia quel labbro pronunciò «Addio!», / Perché in quella parola, in quella fatal parola, / Ancorché si prometta speranza o fedeltà, / Della disperazion v'alita il soffio. / Su ogni tratto del pallido, immobile suo volto / Impresso ha già il dolor quello che il tempo non / Potrà mai cancellare. (Canto primo, 15, p. 29)
[...] E chi per la conquista combatteva, ora si batte per la vita. (Canto secondo, 6, p. 43)
[...] Il solo suo rimpianto è il viver che gli resta; / Il solo suo rimpianto / Le sue ferite troppo lievi / Cercate tuttavia con tanto ardore / Da baciar la mano portatrice di morte. / Oh, perché mai fra tanti / Non c'è uno solo che l'anima sua invii al cielo, / O all'inferno, per lui non ha importanza? / Proprio soltanto lui ha da viver ancora, / Che più d'ogni altro s'è battuto per cercar la morte? / Egli sente quello che sente il cuore dei mortali, / Quando schiacciato dall'infedele ruota di fortuna, / Il peso avverte dei delitti commessi / E insieme del vincitore la minaccia [...] (Canto secondo, 8, pp. 45-46)
[...] Fatti, pensieri, parole, nella memoria sempre vivi, / Mai come in quell'ora son ricordati con affanno. / Quel che a suo tempo parve un'inezia o una piacevolezza, / Al ripensarlo ora con animo severo, altro non è che colpa. / Il pensiero straziante di un delitto occulto, / Che pur se a tutti è ignoto non dà minore angoscia, / In breve, tutto quello che l'occhio non può vedere senza un brivido, / Un sepolcro scoperchiato, un cuore messo a nudo / Con tutte le miserie sue sepolto, finché Orgoglio si desta / Per strappar all'anima il suo specchio e mandarlo in frantumi! (Canto secondo, 10, pp. 48-49)
«[...] E tuttavia, tu ami, e io ho invidia / Per chi può posare il proprio cuore / Su un cuor che gli è fedele, / Né mai conosce il vuoto quell'errante pensier / Che, come il mio, coi fantasmi si strugge». (Canto secondo, 14, p. 55)
Finché c'era Speranza eran quei sentimenti / Languidi vacillanti e teneri, / Allorché tutto fu perduto, la tenerezza non morì ma rimase assopita / E sul suo sonno si levò quella Forza per parlare così: / «Quando non c'è da amar più nulla, non c'è più nulla da temere». (Canto terzo, 3, p. 63)
[...] Ma incatenato, solitario, in una cella, / Sei in balia d'ogni alterno volere, / A languir costretto, a scrutar nell'intimo del cuore. / A meditar su colpe irrevocabili e sul fato imminente / Senza che resti tempo per stornarlo, / Senza che resti tempo per cancellar le colpe. (Canto terzo, 6, p. 68)
Condannami se vuoi, ma non adesso, / Oh, adesso abbi pietà di me! / Io non son quel che sembro: questa tremenda notte / La mente m'ha sconvolto, non far però ch'io impazzisca del tutto! / S'io non avessi mai amato e più lieve fosse la mia colpa, / Tu non vivresti per odiarmi, se pure odiar mi puoi. (Canto terzo, 14, p. 79)
Ella fraintende i pensieri del Corsaro / Che più a se stesso che a lei muove rimprovero / Per averla, sia pure senza intento, resa tanto infelice: / Ma ogni suo pensiero resta muto, / Cupo e profondo dentro al cuore, / Sanguinante nella tacita cella del suo petto. (Canto terzo, 15, pp. 79-80)
Egli non fa domande: ogni risposta egli ebbe / Quando posò lo sguardo su quel volto di marmo. / Basta così; Medora non è più, che cosa può importar com'ella è morta? / L'amor degli anni giovanili, la speranza di anni più sereni, / La fonte d'ogni più dolce desiderio, del trepidar più caro, / L'unica creatura al mondo ch'egli non abbia odiato, / Tutto, in un tratto medesimo gli è tolto. / Merita il Corsaro la sua sorte e tuttavia ne soffre. / Il giusto cerca la sua pace nei regni d'innocenza; / Il superbo, il perverso, che al piacer mirano soltanto, / Altro quaggiù non trovan che miserie, / E tutto perdon, tutto, anche una vil moneta. / Ma chi può sopportar di separarsi da quel che gli è più caro? / Uno sguardo stoico e un aspetto severo / Spesso son maschera d'un cuore / A cui il dolore quasi tutto ha insegnato, / E molti pensieri inariditi sono nascosti eppur non cancellati / Da un sorriso che non s'addice affatto a chi l'ostenta. (Canto terzo, 21, p. 86)
Coloro tuttavia che hanno alto sentire / Non fanno mostra del tumulto che al loro cuor dà pena. / Quando mille pensieri son tutti in un sol pensiero / Che in tutti cerca un rifugio che non trova, / Non ha parole il labbro per dir dell'animo l'affanno / E Verità non vuole che Dolore parli. (Canto terzo, 22, pp. 86-87)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026