Frasi

Frasi di «Il vicario di Wakefield»

18 citazioni dal libro di Oliver Goldsmith

Le frasi di «Il vicario di Wakefield» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il vicario di Wakefield»

Un libro può essere divertente con molti errori o molto noioso pur senza contenere una sola assurdità. (1995, p. 5)
[...] è bello colui che agisce bene. (cap. I; 1995, p. 12)
Possedeva perfettamente una virtù, la prudenza; troppo spesso l'unica che a settantadue anni ci resti. (cap. II; 1933, p. 23)
Non sono mai stato contrario a quelle innocue illusioni che contribuiscono a renderci più felici. (cap. III; 1995, p. 26)
Dopo esserci salutati a vicenda con il debito cerimoniale, perché io ho sempre pensato che sia bene osservare alcune manifestazioni abitudinarie di buona educazione, senza le quali la libertà finisce per scalzare l'affetto, ci inchinavamo tutti con gratitudine all'Essere supremo che ci concedeva un altro giorno. (1966, pp. 30-31)
Quella virtù che ha sempre bisogno di essere custodita, non vale la pena che la si custodisca. (1966, p. 36)
«Guardati figlio mio», grida l'eremita, / «dallo sfidare le tenebre pericolose; / ché lì volano spettri perfidi / che ti attirano verso la rovina. // Qui al povero e al ramingo, / la mia porta è sempre aperta; / e anche se la mia porzione è scarsa, / la via con tutto il cuore». (1995, p. 50)
Le greggi che pascolano libere per la valle, / io non le condanno a morte: / mi è stato insegnato da Colui che ha pietà di me, / e ho imparato a essere misericordioso. // Ma dal lato verde del monte, / porto un banchetto innocente; / una bisaccia piena di erbe e di frutti, / e acqua di fonte. (1995, p. 50)
[...] come gli uomini non sanno distinguere il merito nelle donne, così esse spesso giudicano di noi molto più esattamente. Si direbbe che i due sessi siano in grado di spiarsi a vicenda, e siano forniti di capacità differenti, atte alla reciproca osservazione. (1966, p. 56)
Fu già osservato mille volte, e debbo notarlo ancora una volta, che le ore che trascorriamo in prospettive di felicità, sono più piacevoli di quelle coronate dal godimento. Nel primo caso, ci prepariamo il piatto secondo il nostro appetito, nel secondo, la natura ce lo prepara lei. (1966, p. 62)
Si passa presto sopra al disagio che dà la coscienza quando abbiamo agito male. La coscienza è vigliacca, e raramente è abbastanza giusta, per riconoscere quelle mancanze che non ebbe la forza di impedire. (1966, p. 81)
L'uomo dal morso guarì, / e fu il cane che morì. (1995, p. 109)
L'uomo non sa quali calamità sono al di là della sua sopportazione sino a che non le sopporta [...] (1966, p. 111)
A misura che ci avviciniamo, gli oggetti più oscuri paiono illuminarsi, e l'occhio della mente diviene adatto alla sua tetra situazione. (1966, p. 111)
La buona compagnia lungo il cammino, dice il proverbio, è la scorciatoia più breve [...]. (1966, p. 111)
Va', figlio mio, e se cadrai, anche se sarai lontano, non seppellito, e non pianto da quelli che ti amano, le lacrime più preziose sono quelle della rugiada mandata dal cielo sulla testa insepolta di un soldato. (1966, p. 143)
[...] la moltitudine delle leggi produce nuovi vizi, e nuovi vizi provocano nuove restrizioni. (1966, p. 179)
Anche se esaminassimo il mondo intero, non troveremmo nessuno così felice, che non gli resti nulla da desiderare; ma vediamo ogni giorno migliaia di uomini che, suicidandosi, ci mostrano che non hanno nulla da sperare. È ovvio, dunque, che in questa vita non possiamo essere del tutto felici, ma possiamo invece essere del tutto infelici. (1966, p. 192)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026