Frasi

Frasi di «L'Aleph»

17 citazioni dal libro di Jorge Luis Borges

Le frasi di «L'Aleph» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «L'Aleph»

Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale. (da L'immortale; 2005, p. 17)
Allora, con tenue meraviglia, come se scoprisse una cosa perduta e dimenticata da gran tempo, Argo balbettò queste parole: Argo, cane di Ulisse. E poi sempre senza guardami: Questo cane gettato nello sterco. Accettiamo facilmente la realtà forse perché intuiamo che nulla è reale. Gli chiesi cosa sapeva dell'Odissea. L'uso del greco gli riusciva faticoso: dovetti ripetere la domanda. Molto poco, disse. Meno del rapsodo più povero. Saranno passati mille e cento anni da quando l'inventai. (da L'immortale; 2012, p. 17)
Avevo compreso da tempo che non c'è cosa al mondo che non sia germe d'un Inferno possibile; un volto, una parola, una pubblicità di sigarette, potrebbero render pazza un persona, se questa non riuscisse a dimenticarli. (da Deutsches Requiem, pp. 84-85)
Chi ha scorto l'universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell'uomo è lui. [...] Non gl'importa la sorte di quell'altro, non gl'importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno. (da La scrittura del dio; 2005, p. 120)
Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d'uomo? O sarà come me? (da La casa di Asterione; 2005, p. 68)
Essere immortale è cosa da poco: tranne l'uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, è sapersi immortali. (da L'immortale; 2005, p. 18)
Essi sapevano che in un tempo infinito ad ogni uomo accadono tutte le cose. Per le sue passate o future virtù, ogni uomo è creditore d'ogni bontà, ma anche d'ogni tradimento, per le sue infamie del passato o del futuro.[...] Visti in tal modo tutti i nostri atti sono giusti, ma sono anche indifferenti. Non esistono meriti morali o intellettuali. Omero compose lOdissea; dato un tempo infinito, con infinite circostanze e mutamenti, l'impossibile è non comporre, almeno una volta, lOdissea. (da L'immortale; 2005, p. 19)
Io sono stato Omero; tra breve, sarò Nessuno, come Ulisse; tra breve, sarò tutti: sarò morto. (da L'immortale, pp. 24-25)
La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini.[...] Tutto, tra i mortali, ha il valore dell'irrecuperabile e del casuale. Tra gl'Immortali, invece, ogni atto (e ogni pensiero) è l'eco d'altri che nel passato lo precedettero, senza principio visibile, o il fedele presagio di altri che nel futuro lo ripeteranno fino alla vertigine. Non c'è cosa che non sia come perduta tra infaticabili specchi. (da L'immortale; 2005, p. 21)
Modificare il passato non è modificare un fatto isolato; è annullare le sue conseguenze, che tendono ad essere infinite. (da L'altra morte; 2005, p. 77)
Morire per una religione è più semplice che viverla con pienezza; lottare in Efeso contro le fiere è meno duro (migliaia di martiri oscuri lo fecero) che essere Paolo, servo di Gesù Cristo; un atto è meno che tutte le ore d'un uomo. La battaglia e la gloria sono cose facili. (da Deutsches Requiem; 2005, p. 83)
Nei linguaggi umani non c'è proposizione che non implichi l'universo intero. (da La scrittura del dio; 2005, p. 117)
Nessuno è qualcuno, un solo uomo immortale è tutti gli uomini. Come Cornelio Agrippa, sono dio, sono eroe, sono filosofo, sono demonio e sono mondo, il che è un modo complicato per dire che non sono. (da L'immortale, pp. 19-20)
Ogni linguaggio è un alfabeto di simboli il cui uso presuppone un passato che gl'interlocutori condividono. (da L'Aleph; 2005, p. 164)
Oh gioia di comprendere, maggiore di quella di operare o di sentire. (da La scrittura del dio; 2005, p. 119)
Un tempo, m'interessò la teologia, ma da tale fantastica disciplina (e dalla fede cristiana) mi sviò per sempre Schopenhauer, con ragioni dirette; Shakespeare e Brahms, con l'infinita varietà del loro mondo. (da Deutsches Requiem; 2005, p. 80)
Un uomo si confonde, gradatamente, con la forma del suo destino; un uomo è, alla lunga, ciò che lo determina. (da La scrittura del dio; 2005, p. 119)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026