Frasi

Frasi di «La Repubblica»

35 citazioni dal libro di Platone

Le frasi di «La Repubblica» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «La Repubblica»

Io ritengo che il giusto non sia altro che l'interesse del più forte. (Trasimaco: I, 338c; 2005, p. 1092)
[...] giusto e giustizia sono sì un bene, ma per gli altri, in quanto sono di vantaggio a chi è più forte e ha il potere, mentre, per chi è costretto ad ubbidire, costituiscono in senso proprio un danno personale. Al contrario, l'ingiustizia la fa da padrona su quei veri ingenui che sono i giusti, dato che i sottomessi fanno l'interesse di chi è più forte, e in questo loro servire sono strumenti della sua felicità, e non certo della propria. (Trasimaco: I, 343c; 2005, pp. 1096-1097)
[...] l'ingiustizia, quando sia in sé perfetta, è più forte, più libera, più autorevole della giustizia. (Trasimaco: I, 344c; 2005, p. 1097)
«Si alimenteranno preparando farina d'orzo e di frumento, in parte cuocendola e in parte impastandola, facendo focacce deliziose e pani esposti su canne e su foglie pulite. Loro stessi e i loro figli, sdraiati su letti fatti da uno strato di mirto e smilace, banchetteranno, brindando a vino, mentre, inghirlandati, leveranno inni agli dèi, in sintonia di cuore, non generando più figli di quanto le risorse permettano e sforzandosi di evitare la povertà e la guerra».
A tal punto s'intromise Glaucone dicendo: «A quanto sembra i tuoi uomini li fai mangiare senza companatico».
«Hai ragione! – gli risposi –. Mi sono scordato che dovranno avere anche il companatico, vale a dire sale, olive e formaggio; si cucineranno anche cipolle e ortaggi vari, insomma tutte quelle verdure che si trovano in campagna. E per concludere il pasto serviranno loro anche fichi, ceci e fave; e arrostiranno alla brace bacche di mirto e ghiande, innaffiate dalla giusta dose di vino. Così trascorreranno la loro esistenza in pace e in buona salute, e come è prevedibile, moriranno avanti negli anni, comunicando ai loro eredi un'altra vita analoga a questa». (II, 372; 2005, p. 1121)
E un cane, un cavallo, qualsiasi essere vivente potrà mai essere coraggioso se non ha anche istinto aggressivo? (II, 375; 2005, p. 1123)
E la disarmonia delle forme la mancanza di ritmo e di equilibrio sono parenti stretti di un discorso di un carattere sconvenienti come le qualità contrarie sono sorelle e le copie dei caratteri contrari, ossia di una condotta di vita assennata e virtuosa. […] Dovremmo, dunque, limitarci a sorvegliare i poeti costringendoli a trasfondere nelle loro opere il modello delle buone consuetudini, oppure dovremmo curare anche altri artisti, per impedire che riproducano questo malcostume, dissoluto, volgare e vergognoso nei loro quadri, nei loro edifici e in ogni altro manufatto? E a chi non sa fare che questo non si impedirà di operare qui da noi, per evitare che i nostri Custodi, allevati fra immagini di vizio, come fra male erbe, a furia di raccoglierne e di più carne in abbondanza, un po’ per giorno da tutte le parti, non finiscano per accumulare nella loro anima, senza neppure accorgersene, un gran male? (III, 401)
Citato da Umberto Eco in Storia della bruttezza, p. 33 Bompiani. ISBN 978-88-452-7389-6
Amico mio, non si direbbe che tu lodi, se ritieni che questo vada bene, la tavola siracusana e l'infinita varietà di leccornie siciliane. ( III, 404d.)
Trad. ita di Francesco Rizzo, Dialoghi politici e Lettere.
Ogni re deriva da una stirpe di schiavi ed ogni schiavo ha dei re tra i suoi antenati.
Lo stato risibile della geometria solida mi ha fatto lasciar perdere questa branca.
Non ho mai conosciuto un matematico che sapesse ragionare.
Ciascun governo istituisce leggi per il proprio utile; la democrazia fa leggi democratiche, la tirannide tiranniche e allo stesso modo gli altri governi. E una volta che hanno fatto le leggi, eccoli proclamare che il giusto per i governati si identifica con ciò che è invece il loro proprio utile, e chi se ne allontana lo puniscono come trasgressore sia della legge sia della giustizia. In ciò consiste, mio ottimo amico, quello che dico giusto, identico in tutte quante le poleis, l'utile del potere costituito. Ma, se non erro, questo potere detiene la forza. Così ne viene, per chi sappia ben ragionare, che in ogni caso il giusto è sempre identico all'utile del più forte.
Il buon giudice non deve essere giovane, ma anziano, uno che ha appreso tardi che cosa è l'ingiustizia, senza averla sentita come personale e insita nella sua anima; ma per averla studiata, come una qualità altrui, nelle anime altrui
si servono e discorrono di figure visibili, ma non pensando a queste, sì invece a quelle di cui queste sono copia [...] per cercare di vedere quelle cose in sé che non si possono vedere se non con il pensiero.
La conoscenza che la geometria cerca è quella dell'eterno
La necessità è madre dell'invenzione.
Per il bene degli Stati sarebbe necessario che i filosofi fossero re o che i re fossero filosofi.
L'astronomia costringe l'anima a guardare oltre e ci conduce da un mondo ad un altro.
Coloro che biasimano l'ingiustizia la biasimano per il timore non di farla, ma di subirla.
E ogni governo stabilisce le leggi in base al proprio utile: la democrazia istituisce leggi democratiche, la tirannide leggi tiranniche, e così gli altri governi; e una volta che le hanno stabilite proclamano ai sudditi che il proprio utile è giusto e puniscono chi lo trasgredisce come persona che viola le leggi e commette ingiustizia.
Chi commette un'ingiustizia è sempre più infelice di quello che la subisce. (frase originale di Democrito)
L'inizio è la parte più importante di un lavoro.
La direzione nella quale l'educazione di un uomo lo avvia, determinerà la sua vita futura.
L'esercizio fisico, anche quando è imposto, non fa male al corpo, anzi lo migliora; invece, le nozioni acquisite per forza non giovano per niente alla mente.
Queste, allora, saranno alcune delle caratteristiche della democrazia... essa sarà, con tutta probabilità, una comunità piacevole, senza legge, variegata, che tratta tutti allo stesso modo in un rapporto di uguaglianza, che essi siano veramente uguali oppure no.
La democrazia si muta in dispotismo.
Ne dobbiamo dunque concludere – affermai – che poiché dio è buono, egli non è la causa di tutto, come volgarmente si dice: egli è causa di una minima parte delle cose umane, non della maggioranza ché i nostri beni sono quasi un nulla di fronte ai nostri mali: egli è soltanto la causa dei beni; ma dei mali altrove che in dio va ricercato il principio.
Ecco, dunque come la scienza dell'unità è fra quelle scienze che guidano e volgono l'anima alla contemplazione dell'Essere [...] Ma se così è per l'unità – seguitai – lo stesso dobbiamo ripetere per ogni altro numero? [...] Ma in questo senso il calcolo e l'aritmetica vertono ad ogni modo sul numero. Il calcolo e l'aritmetica sono dunque scienze che volgono al vero. [...] Ma allora, a quanto sembra, sono fra quelle discipline che ricercavamo, ché necessario ne è lo studio all'uomo di guerra per le sue manovre tattiche, e al filosofo per cogliere quello che è l'Essere in sé uscendo fuori dal mondo del divenire, se no lo studio della matematica non gli servirebbe a nulla.
Altre tre donne sedevano in cerchio a uguale distanza, ciascuna sul proprio trono: erano le Moire figlie di Ananke, Lachesi, Cloto e Atropo, vestite di bianco e col capo cinto di bende; sull'armonia delle Sirene Lachesi cantava il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro. (X, 135, 34)
Quando cambiano i modi della musica, cambiano sempre con essi le leggi fondamentali dello Stato. (libro IV; citato in Edgar Wind, Arte e Anarchia)
Se un tale uomo viene da noi per mostrarci la sua arte, ci metteremo in ginocchio davanti a lui, come davanti a un essere raro e santo e dilettevole.. L'ungeremo con la mirra e gli porremo un serto di lana sulla testa, e lo manderemo via, in un'altra città. (citato in Edgar Wind, Arte e Anarchia)
Intendendo qui il termine poeta propriamente nel suo valore etimologico ossia che fa, creatore e quindi dalla sua derivazione da poiesi in quanto produzione e "attività creativa dell'essere umano". [nota di un coautore d
La città non potrebbe mai essere felice in altro modo, se non allorché ne tracceranno il disegno (diagrapseian) quei pittori che fanno uso del modello divino. (libro VI; citato in Qabbalah visiva, di Giulio Busi)
Non diremo forse ciò che ora ci è venuto alla bocca? (8,563c)

Citazioni su La Repubblica

Che la filosofia debba provare a educare gli adulti e, in particolare, a insegnare loro a essere adulti era già il messaggio della Repubblica di Platone. Nel dialogo, Trasimaco sostiene che le uniche cose per cui vale la pena di vivere sono il denaro, il potere e la soddisfazione della lussuria; l'articolata replica di Platone è che vi sono molte altre cose per cui vale la pena vivere, oltre ai beni materiali. Credeva che il mondo potesse essere migliorato, così come le persone, con l'uso della ragione, comprese la ragione teoretica e la filosofia pura.
La democrazia alla quale si riferisce Platone non è la nostra. Democrazia per lui è la demagogia, ossia la liceità che porta al caos. Il difetto della demagogia è ai suoi occhi l'eccesso assoluto di libertà che scivola nella licenza. è in questa situazione che l'uomo scatena i suoi istinti peggiori. [...] Ogni governo - egli ci dice - è esposto al deterioramento. Le tre forme di governo che Platone ha immaginato - quelle "del migliore", "dei pochi" e "dei molti" - possono corrompersi. Ma il peggiore di tutti è il governo "del migliore": il re che si trasforma in tiranno. Platone non è mai stato tenero con i tiranni.
Sobbalzo all'idea che ci sia ancora qualcuno che prenda sul serio l'analisi che Popper ha dedicato a Platone - a "quell'acerrimo nemico della libertà", come sottoscrive acriticamente Marcello Pera - senza interrogarsi sui testi, controllarne le citazioni, metterle a confronto. Operazioni elementari. Oggi forse sconosciute ai più, ma alle quali uno studioso che ambisca a questo ruolo, o che ne abbia memoria, non può sfuggire.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026