Le frasi di «Racconti» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Racconti»
Adesso sei una donna e condividi con tutte noi la maledizione di Eva. (La rovina di Kreshev; 2005, p. 83)
[...] meglio per l'uomo peccare con fervore anziché compiere buone azioni senza entusiasmo [...]. (La rovina di Kreshev; 2005, p. 88)
Chi conosce la complessità della natura umana sa che la gioia e il dolore, il brutto e il bello, l'amore e l'odio, la pietà e la ferocia e altre passioni contrastanti finiscono spesso col confondersi fino a diventare indistinguibili. (La rovina di Kreshev; 2005, p. 98)
Gli insetti si dispersero, ma tornarono dopo un attimo e ripresero a girare intorno alla fiammella tremolante. Il dottor Fischelson si asciugò il sudore dalla fronte grinzosa e sospirò: «Sono come gli uomini, non desiderano altro che il piacere del momento». Sul tavolo era aperto un libro in latino, con gli ampi margini pieni di note e commenti aggiunti dal dottor Fischelson in uno stampatello minuto: era lEtica di Spinoza, che egli studiava da trent'anni. Sapeva a memoria ogni proposizione, ogni dimostrazione, ogni corollario e ogni scolio, e quando voleva rileggere un determinato passo apriva quasi sempre il libro alla pagina giusta senza doverla cercare; eppure continuava a studiare lEtica ogni giorno, per ore e ore, con una lente d'ingrandimento nella mano ossuta, mormorando fra sé e annuendo col capo. La verità era che più studiava e più scopriva punti di difficile interpretazione, passi oscuri e osservazioni enigmatiche; in ogni frase c'erano significati riposti che nessuno studioso di Spinoza aveva mai decifrato. Il filosofo, in realtà, aveva precorso tutte le critiche della ragion pura formulate da Kant e dai suoi seguaci. (Lo Spinoza di via del Mercato; 2005, pp. 127-128)
Sono Gimpel l'idiota. Secondo me non sono affatto un idiota, ma è così che mi chiamano. Questo soprannome me l'hanno dato quando andavo ancora a scuola. Di nomignoli, allora, ne avevo addirittura sette: imbecille, somaro, zuccone, cretino, gnocco, babbeo e idiota. L'ultimo è quello che mi è rimasto. Ma perché ero un idiota? Perché mi lasciavo imbrogliare come niente. (Gimpel l'idiota; 2005, p. 162)
Le spalle ce le dà Dio, e le some anche. (Gimpel l'idiota; 2005, p. 169)
[...] quando il pastore è cieco il gregge si disperde. (Il signore di Cracovia; 2005, p. 227)
L'ebraismo si poteva riassumere in una parola sola: isolamento. Quando non li rinchiudevano in un ghetto, gli ebrei se ne creavano uno di loro volontà; quando non li costringevano a portare il segno giallo, si vestivano in un modo che ai loro vicini sembrava stravagante. (L'ombra di una culla; 2005, pp. 314-315)
Ma, come dice il proverbio, se le ferite guariscono le parole lasciano il segno. (Grande e piccolo; 2005, p. 475)
Finché l'uomo si considera importante i suoi occhi sono ciechi, incapaci di vedere il Cielo. (Nonno e nipote; 2005, p. 802)
La fretta non si addiceva a Herman Gombiner: in lui la competenza era il risultato della ponderatezza. (L'uomo che scriveva lettere; 2005, p. 698)
Si sono convinti che l'uomo, il peggiore trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti, per gli animali Treblinka dura in eterno, eppure l'uomo pretende compassione dal Cielo. (L'uomo che scriveva lettere; 2005, p. 728)
Ogni persona è un esperimento nuovo nel laboratorio di Dio. (L'uomo che scriveva lettere; 2005, p. 728)
Come diceva la Ghemarà, così come non esiste il grano senza paglia, non esistono sogni che non contengano sciocchezze. (La potenza delle tenebre; 2005, p. 1223)
I vivi muoiono perché i morti possano vivere. (La potenza delle tenebre; 2005, p. 1225)
L'ebreo moderno non può vivere senza l'antisemitismo. Se non c'è, fa di tutto per farlo nascere. (L'istruttore; 2005, pp. 1523-1524)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026