- Autore
- Isaac Bashevis Singer
- Prima pubblicazione
- 1982
- Tipo
- Raccolta di racconti
- Lingua originale
- yiddish
«Racconti» è una raccolta di racconti di Isaac Bashevis Singer, pubblicata per la prima volta nel 1982.
Il libro in breve
Con il semplice titolo di Racconti si è pubblicata un'antologia di 94 storie di Isaac Bashevis Singer (in origine scritte in lingua yiddish dal 1957 al 1981 e quindi tradotte in inglese), nella collana "I Meridiani" della Mondadori nel 1998 (ISBN 978-8804452898).
Con due introduzioni, di Alberto Cavaglion (curatore anche delle notizie sui testi e della bibliografia) e di Giuseppe Pontiggia (questa intitolata Il viaggiatore dei due mondi), la raccolta comprende traduzioni scelte dalle raccolte d'autore Gimpel the Fool (1957), The Spinoza of Market Street (1963), Short Friday (1963), The Image (1968), The Séance (1968), A Friend of Kafka (1970), A Crown of Feathers (1974), Passions (1975) e Old Love (1979), oltre a 6 racconti tratti dalle Collected Stories (1982).
Le traduzioni in italiano sono di Anna Bassan Levi (31), Gabriella Luzzani (23), Anna Ravano (22) e Mario Biondi (18). Il libro contiene anche un "Glossario" a cura di Paolo De Benedetti.
Fonte: Wikipedia, voce «Racconti (Singer)» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Racconti»
Adesso sei una donna e condividi con tutte noi la maledizione di Eva. (La rovina di Kreshev; 2005, p. 83)
[...] meglio per l'uomo peccare con fervore anziché compiere buone azioni senza entusiasmo [...]. (La rovina di Kreshev; 2005, p. 88)
Chi conosce la complessità della natura umana sa che la gioia e il dolore, il brutto e il bello, l'amore e l'odio, la pietà e la ferocia e altre passioni contrastanti finiscono spesso col confondersi fino a diventare indistinguibili. (La rovina di Kreshev; 2005, p. 98)
Gli insetti si dispersero, ma tornarono dopo un attimo e ripresero a girare intorno alla fiammella tremolante. Il dottor Fischelson si asciugò il sudore dalla fronte grinzosa e sospirò: «Sono come gli uomini, non desiderano altro che il piacere del momento». Sul tavolo era aperto un libro in latino, con gli ampi margini pieni di note e commenti aggiunti dal dottor Fischelson in uno stampatello minuto: era lEtica di Spinoza, che egli studiava da trent'anni. Sapeva a memoria ogni proposizione, ogni dimostrazione, ogni corollario e ogni scolio, e quando voleva rileggere un determinato passo apriva quasi sempre il libro alla pagina giusta senza doverla cercare; eppure continuava a studiare lEtica ogni giorno, per ore e ore, con una lente d'ingrandimento nella mano ossuta, mormorando fra sé e annuendo col capo. La verità era che più studiava e più scopriva punti di difficile interpretazione, passi oscuri e osservazioni enigmatiche; in ogni frase c'erano significati riposti che nessuno studioso di Spinoza aveva mai decifrato. Il filosofo, in realtà, aveva precorso tutte le critiche della ragion pura formulate da Kant e dai suoi seguaci. (Lo Spinoza di via del Mercato; 2005, pp. 127-128)
Sono Gimpel l'idiota. Secondo me non sono affatto un idiota, ma è così che mi chiamano. Questo soprannome me l'hanno dato quando andavo ancora a scuola. Di nomignoli, allora, ne avevo addirittura sette: imbecille, somaro, zuccone, cretino, gnocco, babbeo e idiota. L'ultimo è quello che mi è rimasto. Ma perché ero un idiota? Perché mi lasciavo imbrogliare come niente. (Gimpel l'idiota; 2005, p. 162)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026