Frasi

Frasi di «Rime nuove»

25 citazioni dal libro di Giosuè Carducci

Le frasi di «Rime nuove» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Rime nuove»

Breve e amplissimo carme [...]. (Al sonetto, III, v. 1)
Pur ne l'ombra de' tuoi lati velami / gli umani tedi, o notte, ed i miei bassi / crucci ravvolgi e sperdi: a te mi chiami, / e con te sola il mio cuor solo stassi. // Di quai d'ozio promesse adempi e sbrami / gl'irrequïeti miei spiriti lassi? / E qual doni potenza a i pensier grami / onde a l'eterno o al nulla errando vassi? // O diva notte, io non so già che sia / questo pensoso e presago diletto / ove l'ire e i dolor l'anima oblia: // ma posa io trovo in te, qual pargoletto / che singhiozza e s'addorme de la pia / ava abbrunata su l'antico petto. (Di notte, VII)
Te che solinghe balze e mèsti piani / ombri, o quercia pensosa, io più non amo, / poi che cedesti al capo de gl'insani / eversor di cittadi il mite ramo. (Colloqui con gli alberi, VIII, vv. 1-4)
Né te, lauro infecondo, ammiro o bramo, / che mènti e insulti, o che i tuoi verdi e strani / orgogli accampi in mezzo al verno gramo / o in fronte a calvi imperador romani. (Colloqui con gli alberi, VIII, vv. 5-8)
Amo te, vite, che tra bruni sassi / pampinea ridi, ed a me pia maturi / il sapïente de la vita oblio. (Colloqui con gli alberi, VIII, vv. 9-11)
Ma più onoro l'abete: ei fra quattr'assi, / nitida bara, chiuda al fin li oscuri / del mio pensier tumulti e il van desio. (Colloqui con gli alberi, VIII, vv. 12-14)
T'amo, o pio bove; e mite un sentimento / di vigore e di pace al cor m'infondi. / O che solenne come un monumento / tu guardi i campi liberi e fecondi, / o che al giogo inchinandoti contento / l'agil opra de l'uom grave secondi: [...]. (Il bove, IX, vv. 1-6)
Il divino del pian silenzio verde. (Il bove, IX, v. 14)
Siede novembre su le vie festanti / ove il maggio s'aprì de' miei pensieri, / e spettral ne la nebbia alza i giganti / templi la tua città, Dante Alighieri. // Meglio cosí; ch'io non mi vegga avanti / gli academici Lapi e i Bindi artieri: / Io vo' vedere il cavalier de' santi, / il santo io vo' veder de' cavalieri. // Forza di gioventù lieta da' marmi / fiorente, ch'ogni loda a dietro lassi / d'achei scalpelli e di toscani carmi, // degno, San Giorgio (oh con quest'occhi lassi / il vedess'io), che innanzi a te ne l'armi / un popolo d'eroi vincente passi. (San Giorgio di Donatello, XIV)
Dante, onde avvien che i vóti e la favella / levo adorando al tuo fier simulacro, / e me sul verso che ti fè già macro / lascia il sol, trova ancor l'alba novella? | [...] | son chiesa e impero una ruina mesta / cui sorvola il tuo canto e al ciel risona: / muor Giove, e l'inno del poeta resta. (Dante, XVI, vv. 1-4 e 12-14)
L'albero a cui tendevi / la pargoletta mano, / il verde melograno / da' bei vermigli fior, // nel muto orto solingo / rinverdì tutto or ora / e giugno lo ristora / di luce e di calor. // Tu fior de la mia pianta / percossa e inaridita, / tu de l'inutil vita / estremo unico fior, // sei ne la terra fredda, / sei ne la terra negra; / né il sol più ti rallegra / né ti risveglia amor. (Pianto antico, XLII)
Maggio risveglia i nidi, / maggio risveglia i cuori; / porta le ortiche e i fiori, / i serpi e l'usignol. (Maggiolata, L, vv. 1-4)
La nebbia agl'irti colli / piovigginando sale, / e sotto il maestrale / urla e biancheggia il mar; // ma per le vie del borgo / dal ribollir de' tini / va l'aspro odor de i vini / l'anime a rallegrar. // Gira sui ceppi accesi / lo spiedo scoppiettando: / sta il cacciator fischiando / su l'uscio a rimirar / tra le rossastre nubi / stormi d'uccelli neri / com'esuli pensieri / nel vespero migrar. (San Martino, LVIII, vv. 1-16)
Sai tu l'isola bella, a le cui rive / manda il Ionio i fragranti ultimi baci / nel cui sereno mar Galatea vive / e su' monti Aci? (Primavere elleniche II, LXIII, vv- 1-4)
De l'ombroso pelasgo Èrice in vetta / eterna ride ivi Afrodite e impera, / e freme tutt' amor la benedetta / da lei costiera. (Primavere elleniche II, LXIII, vv. 5-8)
Meglio operando oblïar, senza indagarlo; / questo enorme mister de l'universo! (Idillio maremmano, LXVII, vv. 38-39)
Odio la faccia tua stupida e tonda, / l'inamidata cotta, / monacella lasciva ed infeconda, / celeste paölotta (Classicismo e Romanticismo, LXIX, vv. 37-40)
Si volse il prete a dire: Ite. Potente / ruppe il sole a le nubi sormontando, / e incoronò d'un'iride scendente / la bella donna che sorgea pregando. / Corse tra le figure bizantine / vermiglio un riso come di pudor; / ma la Madonna le pupille chine / tenea su 'l figlio, e mormorava – Amor. (Da la qual par ch'una stella si mova, LXXI, 33-40)
I cipressi che a Bólgheri alti e schietti / van da San Guido in duplice filar, / quasi in corsa giganti giovinetti / mi balzarono incontro e mi guardâr. (Davanti san Guido, LXXII, vv. 1-4)
Su 'l castello di Verona / batte il sole a mezzogiorno / da la Chiusa al pian rintrona / solitario un suon di corno, [...]. (La leggenda di Teodorico, LXXVI, vv. 1-4)
Sanguinosa, in un sorriso / di martirio e di splendor: / di Boezio è il santo viso, / del romano senator. (La leggenda di Teodorico, LXXVI, vv. 101-104)
[...] o noci della Carnia addio! / Erra tra i vostri rami il pensier mio / sognando l'ombre d'un tempo che fu! (Il comune rustico, LXXVII, vv. 7-9)
Cittadini di palagio, / mercanti e buon artieri; / e voi conti di maremma, / dai selvatici manieri; // voi di Corsica visconti, / voi marchesi de' confini; / voi che re siete in Sardegna / ed in Pisa cittadini; // voi che in volta del levante / mainaste or or la vela: / pria che arrossi la Verruca / e si spenga la candela, // fuori porta del parlascio, / su correte arditamente! / Su, su, popolo di Pisa, / cavalieri e buona gente! (Faida di comune, LXXIX, vv. 109-124)
Hallali', hallali, gente d'Habsburgo! / Ad una caccia eterna io con te surgo; [...]. (Ninna-nanna di Carlo V, LXXX, vv. 33-34)
Hallalí è grido di caccia nella lingua francese, oggi accolto, credo, anche nelle nobili cacce italiane; e può accogliersi, parmi, perché in fine non è altro che un composto d'interiezioni e di avverbi comuni alle due li
Poeta, su 'l tuo capo sospeso ho il tricolore / che da le spiagge d'Istria da l'acque di Salvore / la fedele di Roma, Trieste, mi mandò. (A Victor Hugo, LXXXI, vv. 49-51)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026