Frasi
Frasi di Niccolò Ammaniti
55 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Niccolò Ammaniti raccolte in un'unica pagina: 55 frasi, divise per libro e argomento.
Niccolò Ammaniti (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Niccolò Ammaniti
Bisogna scrivere sotto la pelle. Bisogna che parole d'amore si fondano con i nervi, che frasi luminose ci illuminino l'encefalo come fuochi d'artificio, che storie d'avventura ci infettino il sistema nervoso e lo stomaco. In una università americana hanno insegnato a scrivere a un "macacus resusu", con le sue mani tozze e maldestre ha vergato con fatica su un foglio una sola parola: banana. Io ogni giorno scrivo banana. Io scrivo poco, perché scrivendo tanto sbaglio. (da Fa un po' male, Einaudi)
Chuck Palahniuk è peggio di un polpo. Ti afferra con i suoi tentacoli e ti trascina in un buco pauroso. Lasciatelo stare se avete lo stomaco debole.
Per la prima volta una serie italiana che non ha nulla da invidiare ai prodotti americani dell'ultima generazione. Finalmente.
Io ho un problema con gli eroi in generale: non mi piacciono. Non amo l'eroe buono, positivo, nemmeno quello mitologico che incarna in sé la morale, la giustezza della vita. Gli unici che mi piacciano sono i bambini perché sono inconsapevoli di esserlo e quindi possono "incarnare" un problema etico e nello stesso tempo risolverlo attraverso l'intuizione e il cuore.
Mentre nella vita di tutti i giorni quello che accade non può essere sempre plateale, nei miei romanzi non potrei mai parlare di una vita vissuta in maniera "normale" dove la normalità sia il suono del presente.
Ho difficoltà a scindere quello che penso di un film e di un libro. Vedo le storie che racconto per immagini, come un film cerebrale. Sulla carta è più evidente l'aspetto psicologico e intimista.
Un libro e un film non sono la stessa cosa. I libri generalmente hanno più forza dei film perché sono fatti un po' dagli scrittori e un po' dai lettori: il lettore si immagina le cose che lo scrittore gli suggerisce. Il cinema è più deciso nell'imporre la sua visione del mondo attraverso le facce dei personaggi, le luci, le ambientazioni. Libro e film sono due opere diverse e il regista interpreta il testo come vuole lui. A volte, raramente, succede che i film siano migliori dei libri perché rimaneggiano la storia che in quel modo migliora.
Shining di Kubrick è un film eccezionale tratto da un romanzo di Stephen King non altrettanto bello. Dentro il libro però c'era un'idea incredibile, quella di una famiglia impossibilitata a muoversi e di un albergo che trasmette il male. King guardava più al sovrannaturale. Kubrick invece si concentrò soprattutto sugli uomini.
Bisognerebbe avere più sceneggiatori, che in Italia mancano e spesso sono schiavi di progetti che vengono dall'alto. Ci vorrebbero più sceneggiature originali, storie che funzionino e che sappiano rappresentare l'Italia oggi. I registi inoltre non sempre dovrebbero essere autori.
Mi hanno colpito i film di alcuni giovani registi: penso ai bambini di Crialese a Lampedusa, ai pescatori di Marra, agli emarginati di Sorrentino. Sono storie semplici che recuperavano la marginalità, la necessità di sopravvivere, di resistere, di rimanere uomini in situazioni difficili. L'unico limite, secondo me, è che gli autori quando arrivano a un nocciolo, a un monumento duro si sottraggono. Si fermano un attimo prima come se scattasse una sorta di pudore, forse culturale.
Non mi interessa invece quel cinema che chiede una identificazione con i valori e i problemi della famiglia borghese. La borghesia italiana, oggi, non ha granché da dire.
Nel cinema italiano manca la follia, anche per i giovani registi che si fermano un attimo prima.
Ho amato molto i Marvel e in particolare gli X-Men, anche se poi sono diventati quasi incomprensibili, esibivano narrazioni così complesse, interazioni cosi ardite fra immagini e dialoghi che diventava più difficile seguirli che leggere Joyce.
Non è il mezzo attraverso cui passano le storie a essere importante, ma le storie stesse, qualsiasi forma prendano.
I videogiochi sono il mio sogno, solo che in Italia è quasi impossibile realizzarli: quando ci arriveremo, magari sarò troppo vecchio e non mi interesseranno più.
È il più maledetto, perché neanche l'alcol e la droga gli fanno effetto e lo rendono meno infelice.
Frasi da «Anna»
L'elettricità presto finirà e non ci sarà più luce, più televisione, più il computer, più la musica, più il telefono, più il frigorifero. Ma non dovete avere paura. Vi abituerete presto. Gli uomini sono vissuti per tanto tempo senza l'elettricità. Gli bastava accendere un fuoco. Vivrete durante il giorno e dormirete appena fa buio, proprio come gli animali del bosco. All'alba saluterete il sole insieme agli uccelli. Sarà bello. Quando non avrete nulla da fare leggerete i libri. E la musica la farete cantando. La notte chiudetevi in casa e non uscite mai, per nessuna ragione. Usate le candele. Le pile solo in caso d'emergenza. Ma se ci riuscite provate a stare al buio.
Negli ultimi quattro anni di vita Anna aveva sofferto e superato dolori immensi, folgoranti come l'esplosione di un deposito di metano e che le stagnavano ancora nel cuore. Dopo la morte dei suoi genitori era precipitata in una solitudine così sconfinata e ottusa da lasciarla idiota per mesi, ma nemmeno una volta, nemmeno per un secondo l'idea di farla finita l'aveva sfiorata, perché avvertiva che la vita è più forte di tutto. La vita non ci appartiene, ci attraversa. La sua vita era la medesima che spinge uno scarafaggio a zoppicare su due zampe quando è stato calpestato, la stessa che fa fuggire una serpe sotto i colpi della zappa tirandosi dietro le budella. Anna, nella sua inconsapevolezza, intuiva che tutti gli esseri di questo pianeta, dalle lumache alle rondini, uomini compresi, devono vivere. Questo è il nostro compito, questo è stato scritto nella nostra carne. Bisogna andare avanti, senza guardarsi indietro, perché l'energia che ci pervade non possiamo controllarla, e anche disperati, menomati, ciechi continuiamo a nutrirci, a dormire, a nuotare contrastando il gorgo che ci tira giù.
Frasi da «Branchie»
In segreteria ci sono due messaggi.
Il primo è di Maria:
-Marco, dove sei finito? Ho notizie esaltanti: stasera Paolo fa il famoso festone all'Olgiata, nella villa del padre. Ci andiamo? Richiamami dopo le otto.
Il secondo è di mia madre:
-Sono tua madre. Che fai? non sei andato all'appuntamento con il medico? Ti aspettava alle cinque. Mi ha detto che non sei andato neanche la settimana scorsa. Vuoi crepare come un cane?
Non so quale dei due messaggi mi fa venire più ansia.
Nella vita è necessario trovare sicurezze, punti saldi. Amore e amicizia sono i sentimenti che ci distinguono dagli animali e ci fanno apprezzare la vita. In questo universo del cazzo sono i valori che permettono a milioni di persone di farsi il culo tutti i giorni ed essere felici di tornare a casa la sera sapendo di trovare qualcuno.
-Ragazzi, vi voglio raccontare una barzelletta, -dico mentre aspetto che il cioccolato si raffreddi.
-Un signore al ristorante: «Cameriere, un uovo all'ostrica». Il cameriere torna e dice: «L'ostrica ringrazia».
Si sganasciano. Sarwar con le lacrime agli occhi racconta una barzelletta indiana.
-Lo sapete perché il bue vuole sempre sfasciarsi le corna contro i muri? - ci chiede.
Rispondiamo che non ne abbiamo la più pallida idea.
-Perché così si fa la bua.
Agghiacciante!
Mancano pochi minuti alla fine.
Sarwar è uno straccio, l'immagine sbiadita dell'omone di un tempo. Oswald frigna ripetendo:
-io lo sapevo, io lo sapevo.
-Ragazzi non so che dirvi, è stato un fallimento, ammettiamolo. Mi dispiace. Ci abbiamo provato, questo è l'importante. Vi prego, non fate così. Affrontiamo la morte con contegno. Non drammatizziamo. Sarwar, ti prego, raccontaci una barzelletta indiana!- dico cercando di tirarli su.
-Non posso. Non ce la faccio. Non mi viene in testa nulla. La paura mi inchioda!
-Dài, forza, ce la puoi fare!
-Vabbe', sentite questa. Come si fa a scoprire se un rubino è autentico? […]
–Lo si mette sotto un rubinetto e se quest'ultimo dice «papà», allora è vero.
Pessima. Anche di fronte al mistero dell'eternità Sarwar riesce a raccontare barzellette così scarse. Incredibile.
Eppure, stranamente, ci fa sganasciare dalle risate. Ridiamo a crepapelle, ci lacrimano gli occhi, ci fa male la pancia.
Rimaniamo così, aspettando che tutto crolli.
Frasi da «Che la festa cominci»
Quelle che tu chiami figure di merda sono sprazzi di splendore mediatico che danno lustro al personaggio e che ti rendono più umano e simpatico. Se non esistono più regole etiche ed estetiche le figure di merda decadono di conseguenza. (Bocchi a Fabrizio Ciba, Parte Seconda: "La festa").
Frasi da «Come Dio comanda»
Il mondo è fatto per la gente come te. Il mondo è fatto su misura per i mediocri.
Non parlare di libertà. Tutti sono bravi a parlare di libertà. Libertà di qua, libertà di là. Ci si riempiono la bocca. Ma che diavolo te ne fai della libertà? Se non hai una lira, un lavoro, hai tutta la libertà del mondo ma non sai cosa fartene. Parti. E dove vai? E come ci vai? Sai chi sono gli unici ad averla? La gente coi soldi. Quelli sì... (Rino a Cristiano)
Dio si accanisce sui più deboli. Tu sei medico e questo lo devi sapere. È importante, Enrico. Il male è attratto dai più poveri e dai più deboli. Quando Dio colpisce, colpisce il più debole.
Solo chi ha paura muore facendo stronzate come camminare su un ponte. Se a te di morire non te ne frega niente puoi stare tranquillo che non cadi. La morte se la piglia con i paurosi.
Frasi da «Io e te»
Lorenzo tu sei come le piante grasse, cresci senza disturbare, ti basta un goccio d'acqua e un po' di luce.
Senza umorismo la vita è triste.
Io odiavo le fini. Nelle fini le cose si devono sempre, nel bene o nel male, mettere a posto.
Tutto è filato più o meno dritto fino a quando, una mattina, ho desiderato per un istante di non essere più una mosca travestita da vespa, ma una vespa vera.
Tra poche ore sarei uscito da quella cantina. e sarebbe stato tutto uguale eppure sapevo che oltre quella porta c'era il mondo che mi aspettava.
Da solo ero felice con gli altri dovevo recitare.
Perché dovevo andare a scuola? Perché il mondo funzionava cosi? Nasci, vai a scuola, lavori e muori. Chi aveva deciso che quello era il mondo giusto? Non si poteva vivere diversamente? Come gli uomini primitivi?
Erano un po' come gli acari del materasso, esistono ma non li vedi.
Nella vera notte buia dell'anima sono sempre le tre del mattino.
Frasi da «Io non ho paura»
Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri. (Pino: p. 54)
Da piccolo sognavo sempre i mostri. E anche ora, da adulto, ogni tanto, mi capita, ma non riesco più a fregarli. (p. 118)
Che stavo facendo? Ogni pedalata era un pezzo di giuramento che si sbriciolava. (p. 181)
«Giuralo sulla mia testa».
«Te lo giuro».
«Di', giuro sulla tua testa che non ci torno più».
«Giuro sulla tua testa che non ci torno più». (p. 182)
La vita intima – Citazioni
Secondo alcuni studi la mente registra la nostra esistenza su due nastri. Il primo, quello della memoria a breve termine, custodisce le cose che ci aiutano a districarci nel presente (dove stanno le chiavi, in quale cassetto teniamo l'aspirina, qual è il civico del dentista) e come si forma, scompare. II secondo, quello della memoria a lungo termine, trattiene le cose profonde, essenziali, che ci toccano e ci determinano in quanto individui e hanno a che fare con le emozioni: lo scodinzolare festoso del nostro cane, la morte di una persona cara. Queste due categorie di ricordi vengono elaborate in parti diverse del nostro encefalo. Nell'ippocampo memorizziamo le password, nella corteccia imprimiamo il primo bacio.
Frasi da «Ti prendo e ti porto via»
Una Uno turbo GTI nera (vestigia di un'epoca in cui, per qualche lira in più rispetto al modello base, ci si comprava una bara motorizzata che filava come una Porsche, beveva come una Cadillac e si accartocciava come una lattina di coca cola).
Mi sento come un albatros portato dalle correnti. Da correnti positive che controllo con un leggero battito d'ala.
L'ansia è una brutta cosa.
Tutti, prima o poi, hanno avuto a che fare con questo spiacevole stato emotivo. Di solito è passeggera ed è legata a situazioni esterne capaci di produrla, in alcuni casi però si genera spontaneamente senza un'apparente causa. In certi individui diventa addirittura cronica. C'è gente che ci convive tutta la vita. Che riesce a lavorare, a dormire, ad avere rapporti sociali con questo senso di oppressione addosso. Altri invece ne rimangono sopraffatti, sono addirittura incapaci di alzarsi dal letto e hanno bisogno di farmaci per alleviarla.
L'ansia ti butta a terra, ti svuota e ti inquieta, sembra che una pompa invisibile ti stia aspirando l'aria che cerchi disperatamente di ingoiare. La parola «ansia» deriva dal verbo latino angere, «stringere», ed è proprio questo che fa: ti strizza le budella e ti paralizza il diaframma, è un massaggio sgradevole al basso ventre e spesso si accompagna a brutti presentimenti.
Questa é la segreteria di Erica Trettel. Lascia un segreto.
Strana storia quella della colpa.
Pietro non aveva ancora capito bene come funzionava.
Dovunque, a scuola, in Italia, nel resto del mondo se sbagli, se fai qualcosa che non si deve fare, una stronzata insomma, hai colpa e vai punito.
La giustizia dovrebbe funzionare che ognuno paga per le colpe che commette. Però a casa sua le cose non andavano esattamente in questo modo.
Pietro l'aveva imparato da piccolo.
La colpa, a casa sua, piombava giù dal cielo come un meteorite. Alle volte, spesso, ti cadeva addosso, alle volte, per culo, riuscivi a schivarla.
Una lotteria, insomma.
E dipendeva tutto da come giravano i coglioni a papà. Se era di buon umore, potevi aver fatto una cazzata grande quanto una casa e non ti succedeva niente, se invece gli giravano (sempre più, nell'ultimo periodo) anche un incidente aereo alle Barbados o la caduta del governo nel Congo era colpa tua.
Almeno una volta alla settimana bisogna fare la vita dei signori, sennò che si campa a fare?
Dentro, da qualche parte nel basso ventre, covava una roba che lo faceva stare di merda. Una di quelle robe che ti consumano piano piano, che ti ammalano come un morbo dalla lenta incubazione, e di cui non puoi parlare a nessuno perché se per caso sputi il rospo ti crolla in testa tutto il teatrino del cazzo.
Ha capito subito perché lo aveva fatto. Per combattere una cosa maligna che ci abbiamo dentro e che cresce e ci trasforma in bestie. Si è tagliato in due la vita per liberarsene.
Per Max, provarci era uguale a un tuffo da uno scoglio alto. Ti affacci, guardi sotto, torni indietro e dici chi me lo fa fare, ci riprovi, esiti, scuoti la testa e, quando tutti si sono buttati e si sono rotti di aspettarti, ti fai il segno della croce, chiudi gli occhi e ti lanci giù urlando.
Nella vita le cose passano sempre, come in un fiume. Anche le più difficili che ti sembra impossibile superare le superi, e in un attimo te le trovi dietro alle spalle e devi andare avanti. Ti aspettano cose nuove.
Non bisogna credere a quelli che ti dicono che, per apprezzare le cose della vita, bisogna farsi il culo. Non è vero. Ti vogliono fottere. Il piacere è una religione e il corpo è il suo tempio.
E la cosa tremenda è che più lei è stronza, e più lui l'ama.
La loro amicizia si era adattata alla situazione. Assomigliava a un fiume sotterraneo che scorre invisibile e compresso sotto le rocce, ma appena trova uno spiraglio, una crepa, sgorga con tutta la sua impressionante potenza.
Adattamenti
Io e te (2012) Soggetto, sceneggiatura
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026