Frasi
Frasi di Philip Roth
74 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 74 citazioni di Philip Roth, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Philip Roth (scrittore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Philip Roth
Quando si pubblica un libro, esso è il libro del mondo. È il mondo a editarlo.
La politica è la grande generalizzatrice [...] e la letteratura è la grande particolareggiatrice.
L'ho sempre considerato un mago, come Beckett e Bellow: quando lo leggi cerchi di entrare nella sua scrittura e nel suo mondo per capirne i segreti, senza tuttavia riuscirvi. C'è qualcosa di magico, anzi di miracoloso nel suo universo letterario. Le prime cose che ho letto sono stati i racconti.
Ho smesso di leggere romanzi. Non ne leggo più. Leggo altre cose: storia, biografie. Non ho più l’interesse nella letteratura che avevo un tempo.
Furono uomini come lui ad essere sbranati dalla marmaglia al potere all'epoca del maccartismo.
Lo scrittore americano che cerchi di capire, descrivere, e rendere credibile la realtà americana della metà del XX secolo, ha davanti a sé un compito insormontabile. Questa realtà lascia sbalorditi, dà la nausea, fa infuriare, e per finire mette non poco in imbarazzo la nostra misera immaginazione. L’attualità non fa che superare il nostro talento, e quasi ogni giorno tira fuori figure che farebbero l’invidia di qualunque romanziere.
Mattina dopo mattina per cinquant'anni, ho affrontato la pagina a venire senza difese e impreparato. L'ostinazione, non il talento, ha salvato la mia vita.
Riesce a parlare dell’Olocausto e dell’Undici Settembre, dell’uso delle droghe e di cosa significhi essere un genitore con una leggerezza e un acume straordinario. E riesce a comunicare, senza mai essere pesante o volgare, quanto possono essere irritanti alcuni atteggiamenti degli ortodossi. Mi piace tutto.
È stupefacente trovarmi ancora qui, alla fine di ogni giornata. Andare a letto di notte e pensare sorridendo che "ho vissuto un altro giorno". E poi è stupefacente risvegliarsi otto ore dopo e vedere che è la mattina di un nuovo giorno, e sono sempre qui. "Sono sopravvissuto a un'altra notte", penso, e mi viene da sorridere di nuovo. Vado a dormire sorridendo e sorridendo mi risveglio. Sono molto felice di essere ancora vivo. Da quando va così, di settimana in settimana, di mese in mese da quando sono andato in pensione, mi è nata l'illusione che quest'andazzo non finirà mai, anche se ovviamente lo so che può finire da un momento all'altro. È come un gioco che faccio giorno dopo giorno, un gioco dalla posta molto alta che per ora, contro ogni previsione, continuo a vincere. Vedremo quanto andrà ancora avanti la mia fortuna.
Frasi da «Ho sposato un comunista»
La maggior parte dei figli lasciano i genitori a diciotto o vent'anni, vivono indipendentemente da loro per quindici o vent'anni e poi, col tempo, si riconciliano con gli anziani genitori e cercano di dar loro una mano.
Le ideologie [...] riempiono la testa della gente e compromettono una lucida osservazione della vita.
Non è l'essere arrabbiati che conta, è l'essere arrabbiati per le cose giuste. Le dissi: guardalo dalla prospettiva darwiniana. La rabbia serve a renderti efficiente. Questa è la sua funzione per la sopravvivenza. Ecco perché ti è stata data. Se ti rende inefficiente, mollala come una patata bollente.
Ognuno, ogni giorno, deve opporsi e resistere. [...] Ogni giorno bisogna puntare i piedi.
Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripenso alla mia vita come un lungo discorso che ho ascoltato. La retorica a volte è originale, a volte piacevole, a volte inconsistente (il discorso dell'incognito) a volte maniacale, a volte pratica, a volte come l'improvvisa puntura di un ago, e io l'ascolto da tempo immemorabile: come pensare, come non pensare; come comportarsi, come non comportarsi; chi detestare e chi ammirare; cos'abbracciare e quando scappare; cos'è entusiasmante, cos'è massacrante, cos'è lodevole, cos'è superficiale, cos'è sinistro, cos'è schifoso, e come restare un'anima pura. Si direbbe che parlare con me non sia un ostacolo per nessuno. Questa forse è una conseguenza del mio essere andato in giro per anni con l'aria di chi aveva un gran bisogno che qualcuno gli rivolgesse la parola. Ma qualunque ne sia la ragione, il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: "Ascoltando".
La letteratura nuoce all'organizzazione. Non perché sia apertamente pro o contro, o anche subdolamente pro o contro. Nuoce all'organizzazione perché non è generale. L'intrinseca natura del particolare consiste nella sua particolarità, e l'intrinseca natura della particolarità sta nel non potersi conformare. Sofferenza generalizzata? Ecco il comunismo. Sofferenza particolareggiata? Ecco la letteratura. L'antagonismo è in questa polarità. Tenere in vita il particolare in un mondo che semplifica e generalizza: ecco dove comincia la lotta.
[...] Lui ti dice che il capitalismo è un sistema dove cane mangia cane. Cos'è la vita se non un sistema dove cane mangia cane? È un sistema in sintonia con la vita. Ed è per questo che funziona. Guarda, tutto quello che i comunisti dicono del capitalismo è vero, e tutto quello che i capitalisti dicono del comunismo è vero. La differenza è che il nostro sistema funziona perché si basa su quella verità che è l'egoismo della gente, e il loro non funziona perché si basa su quella favola che è la fratellanza.
I soldi non sono una balla. I soldi sono il modo democratico di segnare punti. Fa' soldi; poi se proprio non puoi farne a meno, predica pure la fratellanza umana.
Non devi per uscire a gomitate da una situazione, prendere qualcun altro a pugni in faccia.
Frasi da «Il complotto contro l'America»
Sulla porta della camera da letto, prima di uscire per andare al mercato, Monty si voltò indietro per ricapitolare. I prepotenti amano ricapitolare. La ricapitolazione, ammonitrice e ridondante, che ha qualcosa in comune solo con l'antica fustigazione. (p. 159)
[...] anche se persino l'opportunismo (se Alvin ci aveva preso e quella era la parola giusta) sembrava un'altra notevole conquista, l'emblema di una maturità tranquilla e consapevole saggiamente coniugata con le arti del mondo. (p. 191)
La sua vita, povera donna, era un perenne stato d'intensità. (p. 125)
Forse non avrei fatto male -anzi, avrei fatto molto meglio – a cercare conforto dalle due suore sull'autobus di Lyons Avenue, piuttosto da una persona che si beava dei piaceri delle piccole e più comuni corruzioni che proliferano ovunque gli uomini competono tra loro per il minimo miglioramento della loro condizione sociale. (p. 227)
E l'essere ebrei non era né una disgrazia né una sfortuna né una cosa di cui andare «fieri». Ciò che erano era ciò di cui non potevano liberarsi: ciò di cui non avrebbero mai neanche potuto pensare di liberarsi. L’essere ebrei derivava dall’essere se stessi, come l’essere americani. Era quello che era, era nella natura delle cose, fondamentale come avere arterie e vene, ed essi non manifestarono mai il minimo desiderio di cambiarlo o di negarlo, indipendentemente dalle conseguenze. (pp. 239-240).
Frasi da «Il teatro di Sabbath»
[...] o almeno così amava sostenere sua moglie Roseanna quando stava ancora ammazzandosi di alcol per due motivi inoppugnabili: tutto quello che non era successo, e tutto quello che invece era successo. (pp. 11-12)
La maggior parte delle ragazze di vent'anni neanche cominciato a vivere. (Mickey; p. 66)
Si era aperta la trappola, Nikki se n'era andata. Un sogno, un sogno sinistro che fanno tutti. Fa' che lei scompaia. Fa' che lui scompaia. Solo per Sabbath si era realizzato. (p. 202)
Alcuni hanno bisogno della seduzione, non dell'iniziazione. E tu, Kathy, avevi bisogno di tutte e due le cose. Molestie? Ricordo i bei tempi in cui il patriottismo era l'ultima spiaggia di un furfante. Molestie? Sono stato il tuo Virgilio, e tu il mio Dante, nei sotterranei del sesso! (Mickey; p. 238)
Idioti ideologici! Il terzo grande fallimento ideologico del ventesimo secolo. È sempre la solita storia. Fascismo. Comunismo. Femminismo. Tutti progettati per indurre un gruppo di persone a scagliarsi contro un altro gruppo. I bravi ariani contro le altre razze cattive che li opprimono. I bravi poveri contro i ricchi cattivi che li opprimono. Le brave donne contro gli uomini cattivi che le opprimono. Il depositario dell'ideologia è puro, buono e pulito, e gli altri sono malvagi. Ma lo sai tu chi è davvero malvagio? Chiunque pensi di essere puro è malvagio! (Donald; p. 272)
L'ideologia istituzionalizza la patologia. (Donald; p. 272)
Beh, si è giovani una volta sola, ma si può essere immaturi per sempre. (Madeline; p. 283)
Via, hai letto Kant. "Agisci come se il principio in base a cui agisci grazie alla tua volontà debba trasformarsi in una legge universale." Compiaci me. (Mickey; pp. 330)
Nei grandi capolavori, quando commettono un adulterio poi si ammazzano sempre. Lui desiderava di ammazzarsi quando non ci riusciva. (p. 335)
Il lato sconosciuto di ogni eccesso è quanto sia eccessivo. (p. 346)
In quanta stupidità dobbiamo calarci per giungere alla nostra meta, quali sconfinati errori bisogna saper commettere! Se qualcuno te lo dicesse prima, quanti errori dovrai fare, tu diresti no, mi spiace, è impossibile, trovatevi qualcun altro; io sono troppo furbo per fare tutti quegli errori. E loro ti direbbero, noi abbiamo fede, non preoccuparti, e tu diresti no, niente da fare, avete bisogno di uno molto più schmuck, molto più cretino, ma loro ripeterebbero che hanno fede in te, che tu ti trasformerai in un cretino colossale mettendoci un impegno che neanche ti immagini, che farai sbagli di una grandezza che neanche te li sogni... perché è l'unico modo di giungere alla meta. (p. 391)
Dicono di «Il teatro di Sabbath»
Il teatro di Sabbath, grandioso romanzo sulla vecchiaia e sull'impotenza, rivela una potenza immaginativa trascinante. Impossibile dimenticare l'ossessione sessuale del marionettista Sabbath, la sua estremistica volontà di sfidare la morte sempre più immergendosi nella vita, in essa sprofondando. (Giovanni Raboni)
Frasi da «L'animale morente»
Be', il problema di Kenny è che lui dev'essere ammirevole a tutti i costi. Vive nel terrore che una donna gli dica che non lo è. "Egoista": ecco la parola che lo paralizza.
Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente benissimo, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev'essere per forza annunciata con spavalderia. (p. 28)
Per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso.
Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare. È il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate.
L'unica ossessione che vogliono tutti: l'"amore". Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l'avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un'autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione.
Frasi da «La lezione di anatomia»
Il matrimonio era stato il suo baluardo contro la continua distrazione rappresentata dalle donne. Si era sposato per l'ordine, per l'intimità, per la leale solidarietà, per il trantran e la regolarità della vita monogama; si era sposato per non sprecare energia in un'altra avventura o impazzire dalla noia a un'altra festa o finire solo soletto la sera nel soggiorno dopo una giornata passata solo soletto nello studio. Passare da solo tutte le sere leggendo le cose necessarie per concentrarsi sul lavoro solitario dell'indomani era troppo anche per la determinazione di Zuckerman, e così in quella voluttuosa austerità egli aveva attirato una donna, una donna per volta, una donna tranquilla, assorta, seria, colta e autosufficiente che non chiedeva di andare di qua e i là, ma che invece era contenta di passare la serata, dopo cena, a leggere in silenzio davanti a lui e il suo libro.
Frasi da «La macchia umana»
Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui.
Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla. Non puoi sapere nulla. Le cose che sai... non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente è quello che crediamo di sapere.
Ma scegliere di prolungare lo scandalo perpetuando la protesta? Dappertutto la mia stupidità e la mia follia.
La crudeltà è camuffata da «autostima» perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema.
Accecato dalla natura spaventosamente provvisoria di ogni cosa.
Com'è umano avere un segreto, è anche umano, prima o poi, svelarlo.
La sua capigliatura era uno spettacolo, una fluttuante e labirintica corona di spirali e boccoletti, lanuginosa come una matassa di spago e abbastanza grande per fungere da ornamento natalizio. Tutta l'inquietudine dell'infanzia sembrava essere passata nelle circonvoluzioni di quell'ondeggiante matassa di capelli. Dei suoi inarrestabili capelli. Ci potevi pulire le pentole senz'alterarne la natura, come se fossero stati raccolti nei tenebrosi abissi marini, come una specie di elastico organismo costruttore di barriere coralline, un denso ibrido vivente color onice metà corallo e metà alga, forse dotato di proprietà medicinali.
Frasi da «Lo scrittore fantasma»
Quando ammiri uno scrittore, t'incuriosisci. Cerchi di carpire il suo segreto. Gli indizi per risolvere l'enigma che rappresenta.
Operazione Shylock
Evitare le parole stravaganti. [...] Tutti i termini pedanti non servono allo scopo.
Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.
Resistere in solitudine!
Frasi da «Pastorale americana»
[...] l'ironia è una consolazione della quale non hai proprio bisogno quando tutti ti considerano un dio. (p. 7)
Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati. (p. 38)
Come penetrare nell'intimo della gente? Era una dote o una capacità che non possedeva. Non aveva semplicemente la combinazione di quella serratura.
In un modo assolutamente inverosimile, ciò che non avrebbe dovuto accadere era accaduto e ciò che avrebbe dovuto accadere non era accaduto.
La gente è infallibile: sceglie quello che ti manca e poi non te lo dà.
Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto dove vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro.
[...] Si, l'incanto irresistibile che continuiamo a esercitare, fino alla fine, con la superficie del nostro corpo, si dimostra, come sospettai durante quella scampagnata, la cosa più seria che c'è nella vita. Il corpo, del quale uno non si può spogliare per quanti sforzi faccia, del quale è impossibile liberarsi fino alla morte.
Arrivai ad abitare nel posto più bello del mondo. Odiare l'America? Ma se in America ci stava come dentro la propria pelle! Tutte le gioie dei suoi anni più giovani erano gioie americane, tutti quei successi e tutta quella felicità erano americani, e non doveva più tenere la bocca chiusa solo per disinnescare l'odio ignorante di sua figlia. Avrebbe sofferto di solitudine, da uomo, senza i suoi sentimenti americani. Avrebbe sofferto di nostalgia, se avesse dovuto vivere in un altro paese. Sì, tutto ciò che conferiva un significato alle sue imprese era americano. Tutto quello che amava era lì.
Che gli uomini fossero creature multiformi, non era una novità per lo Svedese, anche se era sempre un po' uno choc doverlo constatare nuovamente ogni volta che qualcuno ti dava una delusione. Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza – esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quello che erano – e, svuotati di sé stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avrebbero avuto pietà.
Ed era solo una volta l'anno che si trovavano tutti insieme, e per giunta sul terreno neutrale e sconsacrato della festa del Ringraziamento, quando tutti mangiano le stesse cose e nessuno si allontana per andare a rimpinzarsi di nascosto di qualche cibo stravagante: né Kugel, né pesce gefilte, né insalata di rafano e lattuga romana, ma solo un tacchino colossale per duecentocinquanta milioni di persone; un tacchino colossale che le sazia tutte. Una moratoria sui cibi stravaganti e sulle curiose abitudini e sulle esclusività religiose, una moratoria sulla nostalgia trimillenaria degli ebrei, una moratoria su Cristo e la croce e la crocifissione per i cristiani, quando tutti, nel New Jersey come altrove, possono essere, quanto alla propria irrazionalità, più passivi che nel resto dell'anno. Una moratoria su ogni doglianza e su ogni risentimento, e non soltanto per i Dwyer e i Levov, ma per tutti coloro che, in America, diffidano uno dell'altro. È la pastorale americana per eccellenza e dura ventiquattr'ore.
Frasi da «Zuckerman scatenato»
Non c'è niente da fare con quello che pensa la gente, se non badarci il meno possibile.
Film
La macchia umana (2003)
Dicono di Philip Roth
A me Philip Roth non m'incanta, [...] I suoi personaggi, persino amanti ventennali e coniugi centenari, parlano come libri stampati, ecco, e nessuno sembra accorgersene, e Roth men che meno. Essi non si interrompono mai, non si fraintendono mai, e, udite!, parlano per rivelare di sé all'altro più che possono, non come noi comuni mortali che parliamo per nascondere più che possiamo a noi stessi per primi.
Aveva già scritto alcuni libri ed era in un periodo di crisi quando cominciò a buttare giù pagine e pagine del Lamento di Portnoy. Bastarono un paio di capitoli anticipati da riviste a far capire che stava per succedere qualcosa: nella letteratura americana e di tutto il mondo, nella famiglia di Roth, nella sua vita e nella sua carriera.
Di fronte a questo grottesco processo al cadavere, questo sì di stampo medievale, mi permetto di concludere con un dato che ho avuto il privilegio di vivere in prima persona: ho conosciuto donne che hanno mantenuto un rapporto di affetto, solidarietà e stima nei confronti dello scrittore dopo la fine della relazione, e sono testimone del fatto che cinque di esse hanno vegliato con sincero amore e profonda gratitudine sul suo letto di morte.
Il mondo cambia, tutti cambiamo, ma quando si rileggono i libri di Roth si dà un nuovo significato al mondo, e alle persone che ci circondano. È difficile dire quale sia materialmente, nello specifico, la sua eredità letteraria. Ma la straordinaria universalità dei suoi libri è uno dei segreti della sua letteratura. Complotto contro l'America, per esempio, due anni fa, prima di Trump, era un libro completamente diverso. Oggi invece rappresenta una vera, e inquietante, road map politica. È questa la sua più grande eredità: aver lasciato una letteratura universale.
La grandezza di Philip Roth sta nella sua abilità a tessere attorno a una piccola, a volte miseranda fantasia di sesso, quasi una Madeleine dei sensi (una fellatio improvvisa, una carezza osée) il tessuto fitto di un'epoca, le trame della Storia. È questa commistione che ci ha spinto a continuare a leggerlo, dimenticando le sue piccole e grandi ingenuità, le sue fissazioni e le sue brutalità, la franchezza a tratti imbarazzante e le menzogne da cretese. È la sua scrittura: rapinosa e semplice, colta e quotidiana, spiritosa e sapiente, letteraria e diretta. Quella di uno dei grandi scrittori del secolo. Che piaccia o non piaccia ai giudici di Stoccolma.
Roth è un importante narratore degli Stati Uniti contemporanei e ha un legame molto difficile da recidere con l'Europa delle precedenti generazioni, in particolare con la Cecoslovacchia di quel tempo. C'è ancora evidentemente un sentimento allevato all'interno della famiglia, in un New Jersey un po' periferico degli Stati Uniti, in questa grande colonia ebrea, perché gli americani che vengono da Praga sono quasi tutti ebrei. Sono fuggiti dal periodo della cortina di ferro e sono approdati in America, dove molti hanno fatto fortuna. In altre opere di Roth la narrazione di questa etnia è ancora molto vicina.
I libri di Roth, tra gli altri, ci aiutano a credere che, per quanto le cose vadano male, il mondo e i suoi abitanti hanno una lunga storia di sopravvivenza.
Roth è ancora oggetto di conversazione, mentre non riesco a ricordare l’ultima volta che qualcuno che conosco ha menzionato Saul Bellow.
Roth ha scritto libri molto buoni, e probabilmente più di un libro eccezionale.
Se perdiamo traccia di uno scrittore come Roth, cancelliamo una parte della nostra storia collettiva.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026