Ritratto di Quinto Orazio Flacco
Anton von Werner · Public domain

Frasi

Frasi di Quinto Orazio Flacco

144 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 144 citazioni di Quinto Orazio Flacco, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Quinto Orazio Flacco (poeta romano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Quinto Orazio Flacco

Io sono ferito dalla grave freccia d'amore per Licisco, che afferma di superare in tenerezza qualsiasi donna.
Citato in Jim Bishop, Il giorno in cui Cristo morì, traduzione di Maria Satta, Garzanti, 1958.

Citazioni di Quinto Orazio Flacco – Attribuite

Beati coloro che posseggono.
Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 435-436.

Frasi da «Satire»

Che cosa vieta di dire la verità ridendo? (I, 1, 23-24)
Non basta mai niente – disse – perché sei ciò che possiedi. (I, 1, 61)
Il popolo mi fischia, ma io mi applaudo da me, a casa mia, quando contemplo le mie ricchezze in cassaforte. (I, 1, 66-7)
Sotto nome diverso la favola di te parla. (I, 1, 69-70)
C'è una giusta misura nelle cose, ci sono giusti confini / al di qua e al di là dei quali non può sussistere la cosa giusta. (I, 1, 106-107)
Così raramente si trova qualcuno che dica di esser vissuto / da uomo felice e, compiuto il tempo concessogli, / esca dalla vita soddisfatto, come commensale sazio. (I, 1, 117-119)
Per evitare un difetto, gli stolti cadono nel difetto contrario. (I, 2, 24)
Ecco a tutti i cantor vizio comune: / Pregati, non c'è caso che s'inducano / A cantar tra gli amici: non pregati / Non la finiscon mai. (I, 3, 1-3, traduzione di Tommaso Gargallo; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 546)
Dalle uova fino alle mele. (I, 3, 6-7)
Perché nessuno nasce senza vizi, e ottimo è colui che è travagliato dai più leggeri. (I, 3, 68-69)
Anche prima di Elena la fica fu una terribile causa di guerra. (I, 3, 107)
Citato in AA. VV., Dizionario delle sentenze latine e greche, Rizzoli, Milano, 2007, § 1865. ISBN 9788858690208.
In questo sbagliò: che in una sola ora scriveva, che prodezza!, / 200 versi, così, come si dice, su un piede solo! / Ma scorrevano torbidi e c'era del troppo, che vorresti togliere. / Troppo verboso egli era, pigro alla fatica dello scrivere: / dello scrivere bene, intendo: al molto non do peso. (I, 4, 9-13)
Le membra sparse del poeta. (I, 4, 62)
Un uomo fatto fino all'unghia. (I, 5, 32)
Cioè «alla perfezione», dall'uso degli scultori di provare con l'unghia la rifinitura del proprio lavoro. Citato in Ad unguem, in Vocabolario online, Treccani.it.
Ci creda l'ebreo Apella, non io; poiché so che gli dèi menano vita tranquilla; e se la natura fa talora qualche portento, non sono gli dêi corrucciati a mandarlo dall'alta volta celeste. (I, 5, 100-103)
[Credo] che sia noto a tutti, cisposi e barbieri. (I, 7, 3)
In quanto ben informati; gli uni perché, costretti a casa dal vederci poco, erano avidi di notizie, gli altri per l'andirivieni di clienti nella loro bottega. Citato in Lippis et tonsoribus, in Vocabolario online, Trecca
Mai la vita diede ai mortali qualcosa se non a prezzo di grande fatica. (I, 9, 59-60)
Più a fondo e meglio di un attacco arcigno, / la battuta spiritosa serve a troncare anche le questioni grosse. (I, 10, 14-15)
Una visione avuta dopo la mezzanotte quando i sogni sono veri. (I, 10, 33)
Non maggior pazzìa la tua sarebbe recar legna al bosco. (I, 10, 34, Traduzione di Luca Antonio Pagnini)
Spesso volgerai lo stilo dall'altra parte, se vorrai scrivere cose degne di essere lette e rilette. (I, X, 72-73)
Quante sono le teste al mondo, altrettanti sono gli interessi. (II, 1, 27)
Dall'uomo parsimonioso sarà ben distinto lo spilorcio: poiché invano ti guarderai da un vizio, se scivolerai in un altro. (II, 2, 54-54)
Su dunque fate cuore, e forti petti / Recate incontro alle vicende avverse. (II, 2, 210-11; 1814, p. 73)
Questo era uno dei nostri voti. (II, 6, 1)
O campi, quando vi rivedrò! quando potrò, ora fra i libri degli antichi, ora nel sonno e nel riposo, obliare dolcemente questa vita affaccendata. (II, 6, 60-62)
A Roma sogni la campagna; quando sei in campagna, / incostante, esalti la città. (II, 7, 28-29)
L'uomo o impazzisce o scrive versi (II, 7, 117)
Facetus,
emunctae naris, durus conponere versus.
nam fuit hoc vitiosus: in hora saepe ducentos,
ut magnum, versus dictabat stans pede in uno;
cum flueret lutulentus, erat quod tollere velles;
garrulus atque piger scribendi ferre laborem,
scribendi recte.
«At magnum fecit, quod verbis graeca latinis
miscuit». O seri studiorum, quine putetis
difficile et mirum, Rhodio quod Pitholeonti
contigit?
Fuerit Lucilius, inquam,
comis et urbanus, fuerit limatior idem
quam rudis et Graecis intacti carminis auctor
quamque poetarum seniorum turba; sed ille,
si foret hoc nostrum fato delapsus in aevum,
detereret sibi multa, recideret omne quod ultra
perfectum traheretur, et in versu faciendo
saepe caput scaberet vivos et roderet unguis.
Me pedibus delectat claudere verba
Lucili ritu, nostrum melioris utroque.
Ille velut fidis arcana sodalibus olim
credebat libris neque, si male cesserat, usquam
decurrens alio neque, si bene; quo fit ut omnis
votiva pateat veluti descripta tabella
vita senis.

Scheda del libro «Satire»

Frasi da «Epodi»

Beato colui che, lontano dalle cure cittadine, / come gli uomini dell'età più antica, / ara i campi paterni con buoi che gli appartengono. (II, 1-3)
Era notte e la luna splendeva nel cielo sereno. (XV, 1)

Scheda del libro «Epodi»

Frasi da «Odi»

O Mecenate, che discendi da antichi re, / mio presidio, mio dolce orgoglio... (I, 1, 1-2)
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
La guerra è detestata dalle madri. (I, 1, 24-25)
Marco Costa, Psicologia militare: , Angeli, Milano, 2006, p. 644. ISBN 9788846479662
Che la dea signora di Cipro
e i Dioscuri fulgide stelle,
e il padre dei venti
con l'unico soffio di Iàpige
ti proteggano, o nave
che trasporti Virgilio: incolume
sbarcalo sulle rive dell'Attica
e salva la metà dell'anima mia (I, 3)
Traduzione di Ugo Dotti.
Robusto e col petto coperto di triplice corazza era colui che primo affidò al crudele oceano una fragile nave. (I, 3, 9-12)
Non vi è nulla di difficile per i mortali. (I, 3, 37)
La pallida morte batte ugualmente al tugurio del povero come al castello dei re. (I, 4, 13-14)
La brevità della vita ci vieta di concepire speranze a lungo termine. (I, 4, 15)
Domani torneremo a navigare l'immenso mare (I, 7, 32)
Lascia il resto agli dei. (A Taliarco, I, 9)
Ciò che verrà domani / non chiedere, e ogni giorno / che ancora ti darà la sorte, prendilo / come un guadagno. (A Taliarco, I, 9)
In Le liriche, traduzione di Ivano Donatello, Lampi di stampa, Milano, p. 47.
Mentre stiamo parlando il tempo invidioso sarà già fuggito. Cogli il giorno presente confidando il meno possibile nel futuro. (I, 11, 7-8)
Con la pazienza si rende più tollerabile ciò che non si riesce a correggere. (I, 24, 19)
Dammi, o Apollo, che io in buona salue / goda di quello che ho; dammi, ti prego, / una mente sana e una vecchiaia non turpe / e non priva del conforto del canto. (I, 31, 17-20)
Ragazzo, odio il lusso persiano. (I, 38)
Cammini sui carboni accesi nascosti dalla cenere ingannatrice. (II, I, 7-8)
Nei momenti difficili ricordati di conservare l'imperturbabilità, e in quelli favorevoli un cuore assennato che domini la gioia eccessiva. (II, 3)
Tutti siamo spinti in uno stesso luogo. (II, 3, 25)
Quell'angolo di terra mi sorride più di qualunque altro. (II, 6, 13-14)
Chiunque ama l'aurea via di mezzo, evita, sicuro, sia lo squallore del vile tugurio sia, frugale, lo splendore della reggia invidiata. (II, 10, 5-8)
Citato in "Dizionario delle citazioni", Rizzoli, 1992.
Le folgori colpiscono i monti più alti. (II, 10, 11-12)
Perché affatichi con propositi immortali l'animo, che è tanto da meno? (II, 11, 11-12)
Ohimé, Postumo, Postumo, fuggono veloci gli anni! (II, 14, 1-2)
Non c'è vita lieta del tutto. (II, 16, 27-28)
Disprezzo il volgo dei profani, e lo scaccio. Tacete. (III, I, 1-2)
È bello e dolce morire per la patria. (III, 2, 13)
Persegue anche chi l'evita / la Morte [...]. (III, 2, 14-15; 1938, p. 111)
La virtù sprezza e a volo abbandona la compagnia della plebe e le paludi della terra. (III, 2, 23)
L'uomo giusto e tenace di propositi non riusciranno a smuovere dal suo fermo pensiero né il malo furore di prepotenti cittadini né il fiero viso di minaccioso tiranno. (III, 3, 1-4)
Mi spezzo, ma non mi piego. (III, 3)
La forza bruta non governata dalla ragione rovina sotto il suo stesso peso. (III, 4, 65)
Abbiamo creduto al regno di Giove quando lo sentimmo tonante in cielo. (III, 5, 1-2)
I nostri padri, peggiori dei nostri avi, ci generarono ancora più cattivi, e noi daremo vita ad una prole ancora peggiore. (III, 6, 46-48)
Cogli felice i doni di questo momento. (III, 8, 27)
Con la ricchezza crescono le preoccupazioni (III, 16, 17)
Povero tra grandi ricchezze. (III, 16, 28)
Prudentemente Iddio nascose fra tenebre caliginose gli eventi del tempo futuro. (III, 29, 29-30)
Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo. (III, 30)
Non morirò del tutto. (III, 30)
Non è concesso di sapere tutto. (IV, 4, 22)
A non nutrire speranze immortali ti ammonisce l'anno e l'ora che trascina via il giorno dator di vita.... Tuttavia nel cielo le rapide lune ripristinano ciò che hanno perso; noi invece, una volta caduti dove il padre Enea, dove Tullo potente e Anco, siamo polvere e ombra. (IV, 7, 7)
Non chiamar felice chi possiede / molte ricchezze; si addice / di più quel termine a chi sa curare / da saggio i doni degli dèi, // e sa sopportare la dura povertà; / a chi teme di più il disonore che la morte, / e non esita a perder la vita / per i cari amici o per la patria. (IV, 9, 45-52)>
È cosa dolce ammattire a tempo opportuno. (IV, 12, 28)
L'amore è cieco.
Misuratore del mare e della terra e delle innumerevoli arene; uomo che sulle celesti sfere ardito avea di sollevarsi ed aggirarsi. (1, 28)
Ora è tempo di bere, ora è tempo di battere la terra con piede libero da vincoli.

Scheda del libro «Odi»

Epistole

Giurare sulle parole del maestro. (I, 1, 14)
Fate soldi, se potete in maniera onesta, se no comunque. (I, 1, 65-66)
Demolisce, edifica, muta qual che è quadro in rotondo. (I, 1, 100)
Se un quattrinaio esce col dire: «Non v'è al mondo un golfo più ridente della piacevole Baia!» il lago e il mare senton le tenerezze dell'impaziente signore. (I, 1)
Da Opere, a cura di Tito Colamarino e Domenico Bo, UTET, Torino, 2013. ISBN 9788841892244
Per tutte le pazzie dei re, sono puniti gli Achivi. (I, 2, 14)
Cominciare è già metà dell'opera. (I, 2, 40)
Il contadino aspetta che il fiume passi. (I, 2, 42)
Pensa che ogni giorno può essere il tuo ultimo. (A Tibullo, I, 4)
Non meravigliarsi di nulla. (I, 6, 1)
Tutto ciò che è sotto terra, tornerà alla luce col tempo. (I, 6, 24)
Non viviamo là in questo modo in cui tu pensi. (I, 9, 47)
Scaccia pure con un forcale la tua indole, tornerà ugualmente. (I, 10, 24)
Chi va oltre il mare muta cielo, non animo. (A Bullazio, I, 11)
Un'inquietudine impotente ci tormenta, e andiamo per acque e terre inseguendo la felicità. Ma ciò che insegui è qui, se non ti manca la ragione. (A Bullazio, I, 11)
Una concordia discorde, che nasce da un contrasto (I, 12, 19)
L'estremo limite di tutto, / la morte. (I, 16, 79; 2012)
Se l'incanto della quiete e il dormire in pace sino al mattino
ti piacciono, e se la polvere, lo strepito dei carri
e l'osteria ti infastidiscono, ti consiglio di andare a Ferentino. (I, 17, 7-8)
Piacere ai prìncipi non è per gli uomini piccola lode. (I, 17, 35)
Non a tutti è dato di andare a Corinto. (I, 17, 36)
Che cosa dici, di chi e con chi, considera di frequente. (I, 18, 68)
Diventa affar tuo, quando la parete del vicino va a fuoco. (I, 18, 84)
Una volta detta, una parola vola via irrevocabile. (I, 18, 71)
O imitatori, gregge di schiavi. (I, 19, 19)
Gli artefici trattano delle cose dell'arte loro. (II, I, 116)
La Grecia conquistata il barbaro vincitore conquistò, e le arti portò nell'agreste Lazio. (II, 1, 156)
Si pecca tanto fra le mura d'Ilio quanto fuori. (II, 2, 16)
La razza irritabile dei poeti. (II, 2, 102)

Epistole – Ars Poetica

Termina in pesce (3-4)
Se foste ammessi a vedere (un tal mostro), tratterreste le risa, o amici?. (5)
Pittori e poeti hanno sempre goduto di un'eguale libertà di tutto osare. (9-10)
Questo perdono ci chiediamo e ci concediamo a vicenda. (11)
Non era questo il luogo. (19)
Mi sforzo di essere conciso e divento oscuro. (25-26)
Se volete scrivere, scegliete un argomento pari alle vostre forze. (38-39)
Materia scelta secondo le proprie forze. (40)
Molte parole che già caddero d'uso, rinasceranno, e molte che oggi sono in onore, cadranno. (70-71)
L'uso in balia del quale sono l'arbitrio e la legge e la norma del parlare. (71-72)
Le montagne partoriranno e nascerà un ridicolo topolino. (139)
Lodatore del tempo passato, quando egli era fanciullo. (173)
In riferimento al vizio degli anziani di parlare sempre delle cose passate. Citato in Laudator temporis acti, in Vocabolario online, Treccani.it.
Sfogliate di notte e di giorno gli esemplari greci. (268-269)
Il buon senso è il principio e la fonte dello scrivere. (309)
La Musa concesse ai Greci di parlare con bocca rotonda. (323-24)
Cioè «con ornata eloquenza». Citato in Ore rotundo, in Vocabolario online, Treccani.it.
I poeti vogliono o giovare o divertire. (333)
Ottiene la generale approvazione chi unisce l'utile al dolce, dilettando e istruendo al tempo stesso il lettore. (343-4)
Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli.
Qualche volta s'addormenta anche il buon Omero. (359)
La poesia è come la pittura. (361)
Ai poeti non concedono di essere mediocri / né gli uomini, né gli dèi, né le botteghe dei librai. (372-3)
Nulla dirai o farai a dispetto di Minerva. (385)
La parola detta non sa tornare indietro. (390)
Molto sofferse e fece da fanciullo, sudò e s'intirizzì. (413)
Da bravo, bene, benissimo. (428)

Frasi da «Carmen saeculare»

Sole fecondo, che col carro ardente porti e nascondi il giorno, e nuovo e antico rinasci, nulla piú grande di Roma possa mai tu vedere! (vv. 9-12)
Da Carme Secolare, Progetto Ovidio, 2002. (Link)
Vosque, veraces cecinisse Parcae, quod semel dictum est stabilisque rerum terminus servet, bona iam peractis iungite fata. (vv. 25-28)
Di, probos mores docili iuventae, di, senectuti placidae quietem, Romulae genti date remque prolemque et decus omne. (vv. 45-48)
Fede, pace, onore e il pudore antico, la virtú smarrita osano ora tornare. (vv. 57-59)
Diana, che sull'Aventino e l'Àlgido regna, esaudisce i sacerdoti chini in preghiera e porge orecchio benigno ai voti dei ragazzi. (vv. 69-72)

Scheda del libro «Carmen saeculare»

Dicono di Quinto Orazio Flacco

D'un sì vivace / Splendido colorir, d'un sì fecondo, / Sublime immaginar, d'una sì ardita / Felicità sicura / Altro mortal non arricchì natura.
Pietro Metastasio
Ha delle sentenze profittevoli per un uomo di mondo, le quali, chiuse in energici versi, si imprimono più facilmente nella memoria, ma non m'importa niente del suo viaggio a Brindisi, né che mi descriva d'aver pranzato male, o quella lite di facchini con non so qual Pupilus, dal parlare pieno di marcia, e con quell'altro, dal parlare, dice lui, daceto. Non potei leggere senza nausea i suoi versi triviali contro le vecchie e le streghe, e non vedo che merito sia dire all'amico Mecenate che se verrà posto da lui fra i poeti lirici, toccherà con sublime fronte le stelle.
Voltaire
Invano ha scritto Orazio che il popolo romano aveva una naturale inclinazione e disposizione felice alla tragedia; esso che seppe fare tante tragedie, che fu, come fu scritto, il genio tragico dell'universo, non conobbe l'arte avventurosa di eccitare coll'arte drammatica le grandi passioni.
Egidio Gorra
Non è mostruoso, dal punto di vista semplicemente culturale, che la Bibbia non occupi un posto nella nostra educazione universitaria, quando consumiamo i nostri ragazzi sulle insulsaggini di Orazio Flacco?
Paul Claudel
Orazio è assai meno nervoso , non ha entusiasmi, non intende il sacrificio. Il suo organismo dotato d'un equilibrio meraviglioso, arrotonda con calma benigna tutte le angolosità dell'esistenza; per lui solo intento è godere; e suo amore dolce e sereno non rassomiglia a quello procelloso che, come dice Anacreonte «percote, simile a un fabbro, con una grande scure, e immerge in un torrente invernale.» Orazio coglie il lato più facile della vita, e s'abbandona, senza gemiti, su l'onda del suo molle epicureismo.
Giovanni Alfredo Cesareo
«Otiosa Neapolis»
Sì, così la chiama Orazio che se ne deve intendere, se c'era un uomo pigro e ozioso era lui; tanto pigro da non sapere nemmeno inventare un'ode tutta sua, e traduceva quanto poteva dagli alessandrini.
Paolo Monelli
Sono mirevoli in lui l'erudizione e la libertà di spirito, e anche la mordacità, la notevole arguzia.
Quintiliano

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026