Frasi
Lingua italiana: frasi e citazioni
35 citazioni di 31 autori
35 frasi celebri sul tema lingua italiana, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «lingua italiana»
Al momento della creazione dello Stato unitario la «lingua nazionale» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari.
Citava spesso e volentieri l'esempio del Galileo medesimo, del Torricelli, e de' suoi Accademici del Cimento, ammirabili non meno per le loro scoperte che per l'arte di esporle, e così convinceva o d'ignoranza o d'invidia coloro, che forestieri nel vasto e ricco regno della nostra lingua, la dicono meno acconcia della Francese per cose di tal maniera. Ella è così doviziosamente fornita d'ornamenti, che può vestirne ogni scienza ed arte, dando a ciascuna quel che le conviene, e in ciò più gloriosa delle altre viventi, perché sempre disposta e pieghevole a ricevere tutte le forme, che l'abilità dello scrittore le vorrà dare.
– Comunque domani viene alle sette e mezza e gli do l'anello.
– Le do, femminile. Quante volte te lo devo dire? Le do. L'italiano è importante! (Chiedimi se sono felice)
E ci verremo incontro in Italia, col linguaggio delle muse e delle corti, bello anche per le cose brutte: "morìa", "carestìa", "epidemìa". (Ettore Fieramosca)
Egli non studiò che la medicina e perciò ignora che cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto. Una confessione in iscritto è sempre menzognera. Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo! Se egli sapesse come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario! È proprio così che scegliamo dalla nostra vita gli episodi da notarsi. Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt'altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto.
Ella ha ben denti, ed ugne, e saette, e feroce brevità, quanto e più ch'altra lingua mai l'abbia, o le avesse.
Fra due o trecento anni, quando la lingua italiana sarà diventata veramente nazionale, e non sarà più indispensabile far studiare ai ragazzi delle scuole il latino, il quale resta a tutt'oggi l'unico connettivo del caos linguistico nazionale, allora, anche in Italia, tutto sarà possibile.
Il latino delle cancellerie e delle scuole, dei chierici e dei giureconsulti e dei phisici, saliva togato a palazzo, montava sulle cattedre, salmodiava, sentenziava, spediva ricette, venerabile al volgo; ma codesto volgo, che non ardiva certo contrastargli il primato, pur seguitava a cantare per le vie, a favoleggiar per le case, a disputar anche nelle sue adunanze, e della sua viva voce fermava anch'esso nelle carte una durevole testimonianza .
Il vilipendio dell'Idioma è giunto a tale in Italia, da sembrare che la Lingua nazionale sia scomparsa e da non capir quasi più quel che tanti dicono e scrivono; la depravazione letteraria, dalle relazioni scritte delle guardie di Polizia e degli Uffici , è passata a poco a poco ai giornali, al Parlamento, ai documenti del Governo, alla cattedra e ai libri, e, disdegnando la semplicità e la chiarezza, compagne della nobiltà del linguaggio, preferisce alle cose le astrazioni, ai termini propri le parole delle lingue e dei gerghi stranieri, spesso adoperate anche a casaccio, sovente orribili malsonanti stridenti con la favella più gentile e musicale che esista, e coniate con ibrida mescolanza di arcaismi solecismi e barbarismi.
Io porto opinione, che la lingua nostra avanzerebbe d'assai le lingue romane sorelle, ove ella potesse vantaggiarsi di tutte le sue ricchezze, e non fosse perpetuo zimbello ora dei moderni corruttori, che le buttano in volto il fango straniero, ora de' pedanti, che la stringono e la martoriano entro le fasce della sua prima età, contendendole il crescere, e vietandole d'ampliarsi col secolo, e colla filosofia.
L'italiano di un tempo corre il rischio di diventare oggetto estetico a rapido esaurimento nell'approccio col reale.
L'Italiano è [...] la lingua della dilazione e dell'accomodamento con l'insostenibile, buona per divagare e confondere un po' il destino a furia di chiacchiere.
L'italiano è la più facile, è fatto per cantare. L'importante è la pronuncia: se non sei chiaro i bambini non capiscono.
L'italiano è probabilmente la lingua più melodiosa e la più facile da imparare.
L'italiano [...] è troppo leggero, racchiude il pensiero in una bolla che si spinge sempre troppo in alto e, a un certo punto, finisce per scoppiare. Salita verso l'alto, dissi, scoppio, ricaduta sotto forma di una polvere finissima e appiccicosa che si attacca dappertutto, finendo per soffocare spirito e pensiero. Uno cerca delle pietre e non trova che sabbia e polvere, e l'italiano è ottimo per insabbiare qualsiasi cosa, o per alzare opportune cortine fumogene, al riparo delle quali trasformarsi così come si puote e si vuole, a seconda di come tira il vento, esercizio, questo del trasformismo, che sembra essere nato con l'Italia, trovando nella lingua una sponda ideale.
L'italiano è una lingua che vuol essere parlata, ma non scritta: sarebbe perduta se la gente smettesse di parlarla.
L'italiano è una lingua parlata dai doppiatori.
La diffusione dell'italiano è un pezzo della politica estera del nostro Paese. Perché la lingua è il veicolo attraverso cui passano la nostra cultura, i nostri valori, la nostra visione del mondo.
La lingua italiana è la più pura tra le lingue romane, e può dirsi a buona ragione, la figlia più somigliante alla madre.
La lingua italiana ha bisogno di carta vetrata.
La lingua italiana non è originale come la greca e la tedesca, ma proviene dalla lingua latina; onde appartiene alle lingue derivate.
La lingua italiana non è stata mai parlata: [...] è lingua scritta, e non altro; e perciò letteraria, e non popolare; – e [...] se mai verrà giorno che le condizioni d'Italia la facciano lingua scritta insieme e parlata, e letteraria e popolare ad un tempo, allora le liti e i pedanti andranno al diavolo e dentro ai vortici del fiume Lete in anima e in corpo, e i letterati non somiglieranno più a' mandarini, e i dialetti non predomineranno nelle città capitali d'ogni provincia: la Nazione non sarà moltitudine di Chinesi, ma Popolo atto ad intender ciò che si scrive, e giudice di lingua e di stile.
La nostra lingua è poco duttile, almeno per quanto riguarda la narrativa.
– Ma però non mi parli come se io le fossi saltato addosso, come se l'avessi strupatra... stupara... sturbat... sturata.
– Ma che cazzo stai a di'?
– E va be', ma... ma l'italiano è una lingua maledetta! (Fantozzi - Il ritorno)
Manzoni, e quelli che scrivevano in italiano nell'Ottocento, non avevano lo strumento, per farsi capire; Settembrini, nel 1870, finiva le sue lezioni sulla letteratura italiana augurandosi che l'italiano potesse diventare una lingua viva. Questo significa, come nota De Mauro, che l'italiano allora era una lingua morta, nel 1870, nove anni dopo l'unità d'Italia.
Noi Italiani, quando per ottenere la nostra unità politica alleghiamo l'unità di lingua, condanniamo noi stessi ad una divisione perpetua, giacché molte sono le lingue Italiane.
Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corrigerete.
Per colpa della nostra posizione geografica; per colpa di lunghi anni di modestia intellettuale e per colpa soprattutto del persistente pregiudizio della lingua letteraria, la lingua italiana è rimasta alquanto in ritardo di fronte al costante fluire di nuove cose da nominare e di nuovi sentimenti da esprimere; è naturale dunque che ogni scrittore italiano che non voglia chiudersi dentro frontiere intellettuali strettamente nazionali, faccia uso di vocaboli stranieri ogni volta che il vocabolo italiano manca. Si tratta di preparare l'Europa futura con ogni mezzo, principalissimo il mezzo letterario.
Oggi il linguaggio politico italiano si è molto complicato, tecnicizzato, intellettualizzato, e credo che tenda a saldarsi in un arco che comprende cattolici e marxisti [...] più a non dire che a dire [...] il linguaggio "obiettivo" del telegiornale, quando riassume i discorsi dei leader politici: tutti ridotti a minime variazioni della stessa combinazione di termini anodini, incolori e insapori. Insomma, il vocabolo semanticamente più povero viene sempre preferito a quello semanticamente più pregnante.
Per me la lingua italiana è stata la salvezza. La lingua ungherese procura ricordi negativi, immagini dolorose. Mi sento più libera a esprimermi in italiano, è una lingua fatta per la poesia, attira la scrittura in qualche maniera.
Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'italiana (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi.
«Posso permettermi di farle una domanda?… Poi gliene farò altre, di altre natura… Nei componimenti di italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?».
«Perché aveva copiato da un autore più intelligente».
Il magistrato scoppiò a ridere. «L'italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…».
«L'italiano non è l'italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto».
La battuta era feroce. Il magistrato impallidì. E passo a un duro interrogatorio.
Se io dovessi descrivere sinteticamente e vivacemente l'italiano, direi che si tratta di una lingua non, o imperfettamente, nazionale, che copre un corpo storico-sociale frammentario, sia in senso verticale (le diacronie storiche, la sua formazione a strati), sia in senso estensivo (le diverse vicende storiche regionali, che hanno prodotto varie piccole lingue virtuali concorrenti, i dialetti, e le successive differenti dialettizzazioni della koinè): su tale copertura linguistica di una realtà frammentaria e quindi non nazionale, si proietta la normatività della lingua scritta — usata a scuola e a livello della cultura — nata come lingua letteraria, e dunque artificiale, e dunque pseudo-nazionale.
Se io vi dico di scrivere la vera lingua d'Italia, io voglio avvezzarvi a sentire italianamente, e avere in cuore la patria vostra.
Tutti i popoli della terra ascoltano con piacere l'italiano, ma nessuno lo scrive, nessuno è andato a tirarlo fuori dai suoi deliziosi domini geografici.
Autori citati in questa pagina
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026