Frasi
Pena di morte: frasi e citazioni
29 citazioni di 23 autori
29 frasi celebri sul tema pena di morte, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «pena di morte»
Alla pena di morte si può sostituire come cerimonia compensatrice finalmente incruenta la maledizione pubblica.
Che la pena di morte sia figlia della società verticale è indubbio. L'eliminazione fisica calpesta il più fondamentale dei diritti, quello alla vita.
ci mettono molti giorni perché, se si condanna uno a morte per errore, poi non c'è più nessun rimedio.
È stato detto "non uccidere" e poi, siccome quello ha ucciso, allora uccidono lui? No, non si può mica.
Grave è certamente il subietto che imprendiamo a trattare: può un uomo, può la società spegnere la vita del colpevole? A siffatta interrogazione, quanti pensieri si affollano alla nostra mente, quanti affetti si risvegliano nel nostro cuore! — Da un lato ci si affaccia l'autorità dei secoli. Ma d'altra parte togliere ad un uomo il tempo concessogli dalla Provvidenza; cacciarlo da questo mondo e balestrarlo nell'eternità, prima che Iddio a sé lo chiamasse; è un atto in cui così bieco e sterminato si mostra il potere, che la ragione non può non rimanerne percossa ed incerta. Né cessa l'incertezza rivolgendoci alle dottrine degli scrittori; ché da esse anzi più potente rampolla il dubbio, da tanti e sì opposti pareri sostenuto.
Il potere ha fatto un'ostinata resistenza a questa riforma posta nel numero delle generose utopie e negata quasi sempre per considerazioni di opportunità. L'ostinazione fu più viva e decisa negli Stati più forti; mentre i piccoli regni soltanto ci porsero finora l'esempio giustissimo ed umano dell'ordine sociale conservato senza il triste ufficio del carnefice.
In un paese venne annunciato ufficialmente che non vi esisteva la pena di morte. Nessun condannato testimoniò il contrario.
«L'uso peggiore che si possa fare di un uomo è quello di impiccarlo». No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un'azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga tasse specifiche per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità: «... ad essere impiccato per la gola finché morte non sopravvenga» recita il famoso frasario della società...
La condanna a morte è una pena infamante? Sì, per chi la emette.
La criminalità non è mai stata fermata dalla minaccia di morte. La giustizia non è tale se diventa un crimine.
La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze.
La pena di morte, così come la si applica, è una disgustosa macelleria, un oltraggio inflitto alla persona e al corpo.
La pena di morte e la violenza penale non solo possono sparire in questa società, ma anzi devono farlo.
La pena di morte, oltre che non cura la emendazione della vittima, spegne una vita, non le importa se depravata o santificata dalla sventura, e le basta ad altrui spavento un capo mozzo o un cadavere appeso...; la pena di morte, dico, esercita un'influenza la più avversa alla prescritta idoneità morale.
Nell'oscurità che stiamo vivendo qualcuno arriva a vedere la luce della verità? Lui ha odiato, ha ucciso e adesso è morto. Voi avete odiato, avete ucciso e adesso qui non c'è nessuno di voi! Nessuno di voi che sia stato condannato. Sapete perché è ancora scuro? Sapete perché c'è soltanto notte intorno a noi? Sapete che cos'è l'oscurità? L'oscurità è l'odio che lui provava, l'odio che voi provavate l'odio che tutti noi sentivamo. Ma ora è troppo l'odio da dover sopportare. E noi l'abbiamo dovuto vomitare e adesso quell'odio ci ha circondato e ci sta soffocando.
Non approvo affatto la punizione, accetto soltanto le misure utili a proteggere la società. In teoria non sono contrario all'uccisione di individui che sono privi di valore o in qualche modo pericolosi. Ma mi oppongo solo perché non mi fido degli uomini, cioè dei tribunali. Apprezzo nella vita più la qualità che non la quantità, così come nella natura i principî generali rappresentano una realtà superiore all'oggetto singolo.
Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio.
Perché alcuni Stati conservano la pena di morte? Per dirci che siamo crudeli... Che siamo assassini anche noi.
Quando aboliranno la pena di morte, la morte non cesserà di essere una pena.
Ribadisco la mia avversione alla pena di morte. Ma non me la sento d'impartire lezioni a chi tuttora la pratica. Non mi pare che, con la Giustizia che ci troviamo in casa, noi italiani possiamo impartire lezioni agli altri.
Se lei facesse un sondaggio nei paesi in cui ancora vige la pena capitale, vedrebbe che non vi accade quello che sta succedendo nei paesi che l'hanno abolita. Non più tardi dello scorso anno un giornale ha pubblicato che nell'Unione Sovietica una persona è stata condannata a morte e giustiziata per aver ferito, ripeto ferito, un agente di polizia. Mi risulta che in quello Stato siano rarissimi i furti, le rapine a mano armata, lo spaccio di stupefacenti e che siano del tutto inesistenti i sequestri di persona e gli atti di terrorismo. E dirò di più, nella democraticissima Francia è ancora in vigore la pena di morte.
Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore.
Soltanto i despoti sostengono che la pena di morte è un attributo necessario all'autorità. Il popolo sovrano un giorno l'abolirà.
Sono arrivato alla convinzione che l'abolizione della pena di morte sia auspicabile per i seguenti motivi:
1) Irreparabilità in caso di errore giudiziario.
2) Conseguenze morali deleterie per quanti hanno a che fare direttamente o indirettamente con il procedimento dell'esecuzione.
Trent'anni fa ho visto a Parigi decapitare un uomo con la ghigliottina, in presenza di migliaia di spettatori. Sapevo che si trattava di un pericoloso malfattore; conoscevo tutti i ragionamenti che gli uomini hanno messo per iscritto nel corso di tanti secoli per giustificare azioni di questo genere; sapevo che tutto veniva compiuto consapevolmente, razionalmente; ma nel momento in cui la testa e il corpo si separarono e caddero diedi un grido e compresi, non con la mente, non con il cuore, ma con tutto il mio essere, che quelle razionalizzazioni che avevo sentito a proposito della pena di morte erano solo funesti spropositi e che, per quanto grande possa essere il numero delle persone riunite per commettere un assassinio e qualsiasi nome esse si diano, l'assassinio è il peccato più grave del mondo, e che davanti ai miei occhi veniva compiuto proprio questo peccato.
Gli uomini che giudicano e che condannano proclamano la pena di morte necessaria, prima di tutto:
perché è importante scindere dalla comunità sociale un membro che le ha già nuociuto e che potrebbe nuocere ancora. Si trattasse solo di questo, il carcere a vita basterebbe. Perché la morte? Voi mi obiettate che da una prigione si può scappare? Fate meglio la guardia... Niente carnefici dove bastano carcerieri.
La civiltà rifletta a ciò: essa risponde del carnefice. Ah, voi odiate il crimine sino a uccidere il criminale? Ebbene, io odio l'assassinio sino a impedirvi di diventare assassini. Tutti contro uno, la potenza sociale condensata in ghigliottina, la forza collettiva impiegata per un'agonia, che cosa vi è di più odioso? Un uomo ucciso da un uomo spaventa il pensiero, un uomo ucciso dagli uomini lo costerna.
La pena di morte è il segno caratteristico ed eterno della barbarie.
Resta la terza e ultima ragione, la teoria dell'esempio. Bisogna dare esempi... allora ridateci il XVI secolo, siate veramente formidabili: ridateci la varietà dei supplizi, ridateci i tormentatori giurati, ridateci la forca, la ruota, il rogo, i tratti di corda, il taglio delle orecchie, lo squartamento... ecco l'esempio in grande; ecco la pena di morte ben intesa; ecco un sistema di supplizi che ha una certa proporzione... ma dite un po', siete davvero seriamente convinti di dare un esempio quando scannucchiate miserabilmente un povero diavolo nel punto più deserto dei boulevards esterni?
Autori citati in questa pagina
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026