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Rugby: frasi e citazioni
37 citazioni di 30 autori
Una selezione di 37 frasi su rugby: aforismi, versi e passi di romanzi, ognuno con il suo autore.
Frasi su «rugby»
Cuore significa anima, coraggio, impegno, decisione, determinazione. Il rugby è uno sport di continuo sostegno alle proprie compagne, in difesa così come in attacco, lo sport di squadra per eccellenza, per la sua stessa natura, le sue stesse regole, l'unico sport in cui il pallone si può passare – con le mani – soltanto indietro. Cuore significa anche valori, quei valori che nel rugby sono essenziali ed eterni, a qualsiasi livello, a qualsiasi latitudine: amicizia, rispetto, condivisione. Valori che anche altri sport avranno, ma che da noi sono più forti, più intimi, più veri, più necessari.
Dicono gli intenditori che il nuovo foot-ball non corrisponde all'antico e perciò i nuovi nomi hanno giusta ragione di essere. Distinguono il rugby e l'association, due modi di giocare al calcio, questo più costumato e civile, l'altro fiero e violento nella gara di vietare l'accesso al pallone.
È nella sua natura. Insegna e pretende il rispetto per l'arbitro e gli avversari, costruisce un legame con i compagni, l'identità nella squadra, l'appartenenza.
È una disciplina umile, che accorcia l'agonismo e le provocazioni fra gli avversari, tanto è vero che si parla del famoso "terzo tempo"... Il rugby è una filosofia di vita in cui il rispetto è alla base di tutto.
È un sport che ha tanto da insegnare, prima di tutto il rispetto dei compagni e degli avversari. Inoltre penso che il rugby sia uno sport dove non puoi barare, perché i primi ad accorgersene sono i tuoi compagni, le persone che lottano in campo insieme a te, e deluderli è la peggior cosa che tu possa fare come giocatore. Ma l'insegnamento più grande, a mio parere, è che il lavoro e i sacrifici pagano; non importa quando, ma alla fine sarai sempre ricompensato.
È una scuola, un'altra scuola, una scuola di comportamento, di coraggio, di vita. Il rugby insegna il rispetto delle compagne, delle avversarie, degli arbitri, delle regole. E se non comprendo e non condivido una decisione, comunque l'accetto e non protesto. Protestare non serve a niente. E poi tutti sbagliano.
Giocare a rugby mi ha reso più agile e mi ha insegnato a schivare i colpi.
Gli inglesi giocano a rugby perché lo hanno inventato; gli irlandesi ci giocano perché odiano gli inglesi e adorano le risse; gli scozzesi perché sono i nemici storici degli inglesi mentre i gallesi hanno un vantaggio su tutti gli altri: ognuno di loro è nato su un campo da rugby o vi è stato concepito.
Il rugby è aggressività, guerra, ma dopo è la pace più bella del mondo.
Il rugby è come l'amore. Devi dare prima di prendere. Quando hai la palla è come fare l'amore. Devi pensare al piacere dell'altro prima che al tuo.
Il rugby [...] è per unire e non dividere, è per legare e non separare, è per includere e non allontanare. Tant'è che c'è chi fa e chi considera il rugby come una missione.
Il rugby è questo: gioia, amicizie, soddisfazioni. Vincere o perdere, alla fine è quasi soltanto un dettaglio statistico. L'importante è sorridere.
Il rugby è uno gioco per gentiluomini di tutte le classi esclusi i cattivi sportivi di qualsiasi classe.
Il rugby è un gioco primario: portare una palla nel cuore del territorio nemico. Ma è fondato su un principio assurdo, e meravigliosamente perverso: la palla la puoi passare solo all'indietro. Ne viene fuori un movimento paradossale, un continuo fare e disfare, con quella palla che vola continuamente all'indietro ma come una mosca chiusa in un treno in corsa: a furia di volare all'indietro arriva comunque alla stazione finale: un assurdo spettacolare.
Il rugby è una buona occasione per tenere lontani trenta energumeni dal centro della città.
Il rugby è una partita di scacchi giocata in velocità.
Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie.
Il rugby è uno sport da gentleman. [...] Prima di passare la palla a lui, devi controllare che lui stia bene, che sia aperto, disponibile, ottimista, e che insieme al tuo pallone non gli arrivino addosso due o tre assassini che gli facciano del male a lui. Ma mentre fai questo bel ragionamento etico ce ne sono altri 29 che ti guardano, 14 tuoi ma 15 no; e tre ti stanno correndo addosso, due grossi e uno piccolo, ma cattivo. In quel momento lì, è difficile pensare se lui sta bene, se vuole il tè o la camomilla. La prima intenzione è di dare il pallone a lui e sperare che quelli che arrivano capiscano che non vale più la pena di fare del male a te perché ormai il pallone ce l'ha lui.
Il rugby ha tutto il contorno che altrove non c'è. Tradizione, spirito, anima. Io credo che tutto questo stia proprio nell'essenza del gioco. [...] Il rugby è tanto. Perché è amicizia, fatica, pianti, sorrisi, rinascita, trasformazione, soddisfazione. Non si ha un'idea di quanto sia fino a quando non lo si vive, non lo si gioca, non lo si respira, non lo si vive.
Il rugby non era (e non è) [...] la somma di quindici giocatori [...]. Il rugby era (ed è) quindici uomini (e quindici donne, adesso) stretti e uniti, coesi e coerenti, legati e mischiati, sostenibili e sostenuti [...]. Una squadra. Lo sport di squadra. Che non si misura sul più forte, ma sul più debole. Che gioca sulla tecnica quanto sui sentimenti, sulla strategia quanto sullo spirito, sulla forza di gambe e braccia quanto su quella dell'animo, che è sempre pronto e mutuo soccorso. Quattordici uomini (e donne) che spingono, saltano, lottano, corrono, si aiutano per dare al quindicesimo un metro, mezzo metro, una spanna o uno spiffero di vantaggio. E poi vedere l'effetto che fa.
Io uso solo il paradenti, non ho altre protezioni, le trovo stupide. Non sarebbe rugby. Devi essere te stesso, senza alcun aiuto. Ci sono molti giocatori, specie quelli più giovani di me, che usano le protezioni per le spalle. Roba da frocetti. È il football, quello americano, lo sport in cui si usano le protezioni. Noi rugbisti non ne abbiamo bisogno. Sin da bambini ci hanno abituati a non mistificare la realtà, a rispettare il nostro corpo e la nostra forza. Il contatto con l'avversario deve essere reale, non si può frapporre un materasso. Le imbottiture non servono a nulla, aiutano solo a combattere la paura a livello psicologico. [...] Rimane il fatto che il rugby è uno sport di contatto e per assorbire i colpi devi essere preparato fisicamente ma soprattutto mentalmente. Quando vedo che il mio avversario indossa le protezioni mi sento stimolato a scoprire le sue debolezze.
Lo so, può suonare retorico, ma è la verità vera: il rugby prepara alla vita. Perché ti insegna ad adattarti, sostenere, fissare un obiettivo comune e non perderlo di vista, affrontare difficoltà e imprevisti. Che su un campo, per quanto si possa pianificare, programmare, prevedere, difficoltà e imprevisti si moltiplicano sempre diversi, sempre nuovi. E così è anche nella vita quotidiana.
Preferisco il rugby al calcio... Mi piace la violenza del rugby, sino a quando cominciano a strapparsi le orecchie.
Pigliano delle botte allucinanti, fanno il terzo tempo, si rispettano... Sono veri. E poi hanno un dialogo diretto con l'arbitro: nel calcio non c'è, se non per insultare o mettere pressione, e secondo me non c'è niente di più sbagliato. E poi fanno allenamenti estenuanti: noi, invece, ci lamentiamo per una botta. Non ti fischiano un fallo? Va bene, ti arrabbi ma poi vai avanti. Ecco, il rugby è bello per questo: è vero, puro, non ci sono limitazioni.
Rugby, gioco da psiche cubista – deliberatamente si scelsero un pallone ovale, cioè imprevedibile (rimbalza sull'erba come una frase di Joyce sulla sintassi) per immettere il caos nell'altrimenti geometrico scontro di due bande affamate di terreno – gioco elementare perché è primordiale lotta per portare avanti i confini, lo steccato, l'orlo della tua ambizione – guerra, dunque, in qualche modo, come qualsiasi sport, ma lì quasi letterale, con lo scontro fisico cercato, desiderato, programmato – guerra paradossale perché legata a una regola astuta che vuole le squadre avanzare sotto la clausola di far volare il pallone solo all'indietro, movimento e contromovimento, avanti e indietro, solo certi pesci, e nella fantasia, si muovono così. Una partita a scacchi giocata in velocità, dicono. Nata più di un secolo fa dalla follia estemporanea di un giocatore di calcio: prese la palla in mano, esasperato da quel titic titoc di piedi, e si fece tutto il campo correndo come un ossesso. Quando arrivò dall'altra parte del campo, posò la palla a terra: e intorno fu un'apoteosi, pubblico e colleghi, tutti a gridare, colti come da improvvisa illuminazione. Avevano inventato il rugby. Qualsiasi partita di rugby è una partita di calcio che va fuori di testa. Con ordinata, e feroce, follia.
Se il panorama le sembra eccessivo, s'informi del rugby: è stato inventato dai gentlemen per reagire alla moda fin troppo plebea e stradaiola della pedata: però per non restare troppo delusi, converrebbe meglio nascere in Nuova Zelanda.
Sul campo, quando più che un incontro c'è uno scontro fra un attaccante e un difensore, e l'immediatezza del sostegno è fondamentale per continuare o rovesciare il possesso del pallone. Da attaccante, cerco di evitarli, da difensore cerco di dominarli. Ma il rugby regala continui punti di incontro anche fuori dal campo. Un lungo viaggio che procura, propone, impone, offre la possibilità di incontrare persone spesso accomunate dalla stessa passione.
Uno spettacolo magnifico: balletto, opera e all'improvviso il sangue di un delitto.
Uno sport di squadra. Anzi, lo sport di squadra per eccellenza. Non è vero che una, da sola, non vada da nessuna parte, anzi, a volte anche da sola crea scompiglio e va perfino in meta. Ma se ci va sostenuta almeno da una compagna, allora tutto diventa più facile, più possibile, più bello.
Volevo solo sfogarmi e bere qualche birra con gli amici. Invece mi ha tolto dalla cattiva strada, mi ha dato tutto.
Il rugby è terra da conquistare.
Il rugby è un'arte. Un'arte filosofica. Tutti possono vederlo, molti possono giocarlo, pochi possono capirlo. Il rugby è anche un mestiere. Può esserlo. Dipende. Dipende dalle categorie, dai livelli. Il rugby è sempre una passione, altrimenti basta un allenamento per mollare tutto e subito. Il rugby è anche una professione. [...] ci aiuta a vivere: pagare l'affitto, le bollette, la spesa. E di questo vado orgogliosa.
Il rugby è una famiglia, altrimenti non è vero, autentico rugby.
Grandi e grossi sì, energumeni e selvaggi no, ormai tutti i giocatori sono educati e istruiti. Fino agli anni Settanta-Ottanta, le regole del gioco consentivano una certa anarchia e autonomia, la possibilità di regolare i conti sul campo, alla propria maniera, oggi esiste maggiore disciplina con maggiori sanzioni, e le infrazioni fanno la differenza. Insomma, tutti bravi ragazzi fuori dal campo, un po' meno in campo.
Il rugby è bello perché è vario. Dipende dalla partita: le squadre, il tempo, le circostanze, le tattiche, e bisogna prenderne coscienza. Il rugby del fango e delle mischie può sembrare meno spettacolare, dunque meno apprezzato, ma forse è più da intenditori.
La domenica mattina non c'è un punto del corpo che non implori pace e non reclami giustizia. Ma se hai vinto, senti solo felicità.
Una partita di scacchi giocata in velocità [...]. Il gioco fisico nasconde quello strategico, intellettuale. Oggi più che mai. La gestione dei momenti, la gestione del territorio. Prepararsi per prevedere anche l’imprevisto, anche l’imprevedibile. Siccome le variabili sono infinite, è indispensabile saper pensare, inventare, improvvisare.
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026