- Autore
- Leonardo Sciascia
- Prima pubblicazione
- 1989
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- italiano
«A futura memoria (se la memoria ha un futuro)» è un'opera di Leonardo Sciascia, pubblicata per la prima volta nel 1989.
Il libro in breve
A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è un libro dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia, pubblicato da Bompiani nel 1989. Il volume è una raccolta degli articoli apparsi dal 1979 al 1988 su «Il Globo», «L'Espresso» e, in maggioranza, su «Il Corriere della Sera». In questi interventi sulla stampa nazionale Sciascia prende posizione sull'omicidio del banchiere Calvi a Londra, l'omicidio del generale Dalla Chiesa, sul caso Tortora, sul maxiprocesso di Palermo, sulle testimonianze di Tommaso Buscetta e Contorno; furibonde polemiche suscitò l'articolo sui cosiddetti "professionisti dell'antimafia", apparso sul Corriere.
Nell'incipit dice: «Questo libro raccoglie quel che negli ultimi dieci anni io ho scritto su certi delitti, certa amministrazione della giustizia e sulla mafia. Spero venga letto con serenità».
Fonte: Wikipedia, voce «A futura memoria (se la memoria ha un futuro)» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «A futura memoria (se la memoria ha un futuro)»
Il Globo, 24 luglio 1982 [...] direi che il dato più probante e preoccupante della corruzione italiana non tanto risieda nel fatto che si rubi nella cosa pubblica e nella privata, quanto nel fatto che si rubi senza l'intelligenza del fare e che persone di assoluta mediocrità si trovino al vertice di pubbliche e private imprese. In queste persone la mediocrità si accompagna ad un elemento maniacale, di follia, che nel favore della fortuna non appare se non per qualche innocuo segno, ma che alle prime difficoltà comincia a manifestarsi e a crescere fino a travolgerli. Si può dire di loro quel che D'Annunzio diceva di Marinetti: che sono dei cretini con qualche lampo di imbecillità: solo che nel contesto in cui agiscono l'imbecillità appare – e in un certo senso e fino a un certo punto è – fantasia. In una società bene ordinata non sarebbero andati molto al di là della qualifica di "impiegati d'ordine"; in una società in fermento, in trasformazione, sarebbero stati subito emarginati – non resistendo alla competizione con gli intelligenti – come poveri "cavalieri d'industria"; in una società non società arrivano ai vertici e ci stanno fin tanto che il contesto stesso che li ha prodotti non li ringoia. (pp. 24-25)
L'espresso, 20 febbraio 1983 [...] Non credendo, dunque, di far parte di una categoria, corporazione o sindacato, se qualcuno mi corre dietro chiamandomi "intellettuale" non mi volto nemmeno. (p. 56)
La Stampa, 6 agosto 1988 [...] Voglio quel che non c'è mai stato e che evidentemente non c'è; e che continuando si fa meta sempre più lontana. Il che mi fa ancora e sempre apparire come un pessimista: e pare non sia permesso esserlo neppure di fronte al pessimo. Allegria, allegria. (p. 153)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «A futura memoria (se la memoria ha un futuro)»?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026