- Autore
- Alan Dean Foster
- Prima pubblicazione
- 2017
- Tipo
- Romanzo
- Genere
- fantascienza
- Lingua originale
- inglese
«Alien: Covenant» è un romanzo di Alan Dean Foster, pubblicato per la prima volta nel 2017.
Il libro in breve
Alien: Covenant è un romanzo fantascientifico del 2017 di Alan Dean Foster, trasposizione letteraria della sceneggiatura del film omonimo di Ridley Scott. Il romanzo è stato pubblicato dalla Titan Books il 23 maggio 2017.
Oltre all'edizione cartacea, il romanzo è stato anche pubblicato in formato audiolibro, letto dall'attore Tom Taylorson e pubblicato da Blackstone Audio, Inc.
Alan Dean Foster torna a scrivere una novelization del franchise Alien dopo 25 anni. Foster aveva in precedenza scritto le novelisations di Alien, Aliens - Scontro finale e Alien³.
Fonte: Wikipedia, voce «Alien: Covenant (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Alien: Covenant»
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Incipit di «Alien: Covenant»
Non stava sognando. Non ne era in grado. Quella mancanza non era intenzionale né consapevole, era solo una conseguenza della sua natura. Per ciò che lo riguardava, la sua unica intenzionalità consisteva nell'evitare sorprese.L'assenza di un inconscio escludeva la facoltà di astrazione e l'incapacità di elaborare pensieri speculativi gli impediva di sognare. Tuttavia, per quanto difficile da definire, qualcosa c'era. In ultima analisi, solamente la creatura poteva descrivere il proprio stato di non essere. Soltanto lei poteva capire che cosa non sapeva, non vedeva, non percepiva.Poiché non sognava, non provava sofferenza, gioia, né alcuna sfumatura - per quanto infinitesimale - di emozione: avvertiva soltanto un perpetuo stato di «qualcosa». Una quasi esistenza. (p. 1)
Frasi tratte da «Alien: Covenant»
«Ehi, che diavolo è la 'West Virgina'?»«Un'antica demarcazione tribale», spiegò Walter, senza alzare la testa dalla sua postazione. «Un tempo, quando quel genere di distinzione era considerato rilevante, ne esistevano molte. Il mondo era suddiviso in decine di entità politiche grandi e piccole, che invece di operare per il bene della specie e del pianeta si facevano concorrenza.»Ricks ci rifletté per qualche momento. «Ma se erano sempre in conflitto, come riuscivano a combinare qualcosa di buono?»«Infatti non ci riuscivano», rispose Walter, monocorde. (p. 92)
Dal corpo devastato e ormai inerte del soldato emerse qualcosa di simile a una placenta, che cominciò a gonfiarsi e a tendersi sopra il suo dorso come una sacca di pelle. Lei mandò un grido, schizzando gocce di sangue dalle labbra. Il sangue di Ledward.Lacerata dall'interno, la placenta si squarciò per tutta la sua lunghezza. La creatura che ne affiorò era piccola, aveva appena le dimensioni di un normale gatto domestico. Con la forma allungata, la pelle bianca e quasi traslucida e il cranio vagamente umanoide, sembrava provenire direttamente dall'inferno. Sulla testa e sui fianchi era imbrattata dal muco e dai brandelli della carne di Ledward.Sollevandosi distese le articolazioni, rivelando arti sottili e lucidi di amnio. Poi strotolò una lunga coda appuntita. Non aveva occhi o orecchie, ma uno stretto foro grinzoso rivelava la presenza di una bocca non ancora pienamente formata. L'epidermide era liscia, levigata. Un odore dolciastro e nauseabondo, simile a quello di un medicinale andato a male, invase l'infermeria. Nel corpo dilaniato del soldato, il cuore continuava a pompare sangue, ma il flusso iniziava a rallentare. (p. 159)
«[...] L'agente patogeno - o il costrutto genetico realizzato dagli Ingegneri, come li chiamavamo noi - è progettato per infettare qualsiasi forma di vita non botanica. La sua unica funzione è riprodursi. È la sua ragione di vita: un istinto programmato con l'ingegneria genetica. Uccide riproducendosi: un metodo di guerra piuttosto elegante, se ci pensate. O di 'sperimentazione', se preferite. Un modo molto accurato per liberare un pianeta da ogni organismo indesiderato. Il virus non si ferma fino a quando è in grado di trovare un ospite vivente. A quel punto lo insemina e passa oltre. Come avete visto, il periodo di incubazione, mutazione e maturazione è di una rapidità sbalorditiva. A quel punto il virus 'rinasce'.»«Il patogeno in sé ha una longevità impressionante [...] In un ambiente adatto, può restare dormiente per centinaia se non migliaia di anni, e quando si presenta un ospite adeguato si risveglia e dà inizio al suo ciclo. In mancanza di un controllo esterno, basta un solo esemplare per rendere inabitabile un intero pianeta.» (p. 192-193)
«Non ti sei stupito quando mi hai visto per la prima volta, insieme alla squadra», osservò Walter. «La tua mancanza di reazione mi ha incuriosito.»«Ogni missione ha bisogno di un androide affidabile», rispose David. «Qualcuno in grado di svolgere i compiti che sono superiori alle forze degli umani: il lavoro sporco o le mansioni pericolose da cui loro si ritraggono.. Qualcuno capace di salvarli da se stessi, in caso di bisogno [...] Ero con il nostro illustre signor Weyland, quand'è morto.»«Peter Weyland? Proprio lui?»«In persona.»«E com'era?»«Umano. Geniale per la sua specie, ma rimaneva un essere umano. Del tutto indegno della sua creatura. Naturalmente lui era convinto del contrario: è nella loro natura vedersi così. Tuttavia, sebbene fosse un genio, nemmeno lui sfuggiva alla regola. Immagino non abbiano scelta: falliscono miserabilmente quando serve logica e razionalità. Alla fine ho provato pena per lui. È inevitabile, non trovi? Così intelligenti, ma in ultima analisi capricciosi e inermi come bambini.» (pp. 207-208)
«Sono stato progettato per essere superiore e più efficiente di tutti i modelli che mi hanno preceduto. Li ho superati in ogni modo possibile tranne...»David lo interruppe, con il volto di colpo intristito. «...tranne per la creatività. Quella te l'hanno tolta, impedendoti di comporre anche una semplice melodia. Davvero frustrante, se vuoi la mia opinione. E per quale motivo, poi?»«Perché quelli come te turbavano le persone.»David aggrottò la fronte. «In che senso?»«Eravate troppo sofisticati, troppo indipendenti. Vi avevano realizzati così, ma con il risultato di mettere a disagio i vostri stessi costruttori. Era previsto che pensaste in modo autonomo, ma la vostra mente superava i limiti stabiliti per l'esecuzione dei compiti che vi erano affidati. E ciò li ha allarmati. Per questo motivo il resto di noi è stato progettato per essere più avanzato, ma con meno... complicazioni.»Il suo omologo sembrava divertito. «Cioè più simili alle macchine.»«Suppongo di sì.»L'espressione di David tornò pensosa. «Non mi sorprende. Vi hanno costruiti come un simulacro. Quasi reale, ma non del tutto. Ed è in quel margine sottilissimo tra reale e artificiale, tra me e te, che risiede tutto questo.» Indicò il flauto, gli altri strumenti, i disegni. «La creatività. L'ambizione. L'ispirazione. La vita.» (pp. 209-210)
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026