- Autore
- Leonardo Sciascia
- Prima pubblicazione
- 1977
- Tipo
- Romanzo
- Lingua originale
- italiano
«Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia» è un romanzo di Leonardo Sciascia, pubblicato per la prima volta nel 1977.
Il libro in breve
Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia è un romanzo di Leonardo Sciascia pubblicato per la prima volta nel 1977 da Einaudi e ispirato all'omonima opera di Voltaire.
Fonte: Wikipedia, voce «Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia»
Una sola complicazione: e veniva da Candido. Entrambi, marito e moglie, si tenevano in obbligo, e così li teneva la società in cui vivevano i parenti, gli amici, i preti e gli avvocati, di una terribile finzione: dovevano fingere, l'uno contro l'altra, di volerlo e di non essere lei disposta a cederlo a lui e lui a lei.
Ci fosse stato un re Salomone, a decidere se al padre o alla madre Candido doveva essere affidato, forse il povero bambino sarebbe stato tagliato a metà: tanta era l'ostinazione che padre e madre mostravano nel volerlo. (1977, p. 23)
E proprio durante una di queste messe, a Candido avvenne di scoprire, un pensiero dietro l'altro, che la morte è terribile non per il non esserci più ma, al contrario, per l'esserci ancora e in balìa dei mutevoli ricordi, dei mutevoli sentimenti, dei mutevoli pensieri di coloro che restavano: così come suo padre nei ricordi, nei sentimenti e nei pensieri di Concetta. Doveva essere una fatica, per il morto, aggirarsi ancora in quello che i vivi ricordavano, sentivano e pensavano; e persino in quello che sognavano. Nella immaginazione di Candido, era come una specie di violento richiamo, un fischio cui corrispondeva una corsa, un bolso e ansante arrivare. Quella che Concetta chiamava l'altra vita, era propriamente una vita da cani. (1977, p. 34)
Dell'esortazione Candido non aveva bisogno: era deciso a continuare il suo doposcuola dall'arciprete. Ora però sapeva che la sua decisione poteva mantenerla su un potere che aveva e che fino a quel momento aveva ignorato di avere. Mai aveva pensato che un uomo potesse avere su un altro un potere che venisse dal denaro, dalle terre, dalle pecore, dai buoi. E tanto meno che un potere simile potesse averlo lui. (1977, p. 50)
"Tutto quello che vogliamo combattere fuori di noi è dentro di noi; e dentro di noi bisogna prima cercarlo e combatterlo." (1977, p. 50)
E poi, diceva il dotto teologo, non che la verità non sia bella: ma a volte fa tanto di quel danno che il tacerla non è colpa ma merito.
Consegnando al teologo il foglio delle dimissioni, l'arciprete non più arciprete con tono parodiante, quasi cantando, disse: «Io sono la via; la verità e la vita; ma a volte sono il vicolo cieco, la menzogna e la morte».
Il teologo se l'ebbe a male. Ma l'ex arciprete era in uno stato d'animo che quasi toccava l'allegria. (1977, p. 57)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia»?
«Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia» è stato scritto da Leonardo Sciascia.
Quando è uscito «Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia»?
La prima pubblicazione risale al 1977.
Dove è ambientato «Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia»?
L'ambientazione indicata è Parigi, Sicilia e Torino.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026