Romanzo · 1945

Cristo si è fermato a Eboli

di Carlo Levi

Prima pubblicazione
1945
Tipo
Romanzo
Lingua originale
italiano

«Cristo si è fermato a Eboli» è un romanzo di Carlo Levi, pubblicato per la prima volta nel 1945.

Il libro in breve

Cristo si è fermato a Eboli è un romanzo autobiografico dello scrittore italiano Carlo Levi scritto tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944 a Firenze e pubblicato da Einaudi nel 1945.

Sotto il regime fascista, negli anni 1935-1936, lo scrittore fu condannato al confino a causa della sua attività antifascista e dovette trascorrere un lungo periodo in Basilicata, prima a Grassano e poi ad Aliano (che nel libro viene chiamata Gagliano imitando la pronuncia locale), dove ebbe modo di conoscere la realtà di quelle terre. Al ritorno dal confino Levi, dopo aver trascorso un lungo periodo in Francia, scrisse il romanzo, nel quale rievoca il periodo trascorso a Gagliano (Aliano) e quello precedente a Grassano.

Fonte: Wikipedia, voce «Cristo si è fermato a Eboli» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Cristo si è fermato a Eboli»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
Einaudi20099788806177270242italianoscheda
Einaudi ItalianDecember 31, 19909788806122072242italianoscheda
Einaudi19898806422839235italianoscheda
Nelson19880174452241325italianoscheda
Harrap19650245582711325italianoscheda
G. Einaudi1979235italianoscheda
G. Einaudi1978235italianoscheda
Einaudi1976235italianoscheda
Einaudi1976235italianoscheda
Einaudi1975235italianoscheda
Einaudi1975italianoscheda
Einaudi1969235italianoscheda
A. Mondadori1968221italianoscheda
Mondadori1968italianoscheda
Einaudi1967235italianoscheda

61 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 15, a partire da quelle in italiano.

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Frasi tratte da «Cristo si è fermato a Eboli»

E poi, forse è vanità, ma mi pareva stonato che il luogo dove ero costretto a vivere non avesse in sé un'aria di costrizione, ma fosse sparso e quasi accogliente; così come al prigioniero è di maggior conforto una cella con inferriate esuberanti e retoriche piuttosto che una che assomigli apparentemente a una camera normale. (1990, p. 7)
Il delinquente umiliato chiese di andare volontario, pensando che avrebbe così espiato le sue colpe, si sarebbe riconciliato, al ritorno, con la moglie, e intanto avrebbe preso lo stipendio di capitano, assai superiore a quello di maestro di scuola; e parti. Il suo esempio, purtroppo, non fu seguito da nessuno. Il capitano Cuscianna e il tenente Decanto di Grassano di cui ho parlato furono i soli volontari in questi due paesi. Ma, seppure a pochi, anche le guerre servono a qualche cosa. Il capitano Cuscianna era dunque un eroe, donna Caterina la moglie di un eroe, e nessuno del partito avverso poteva vantare, a Matera, simile benemerenza. (1990, p. 51)
I contadini risalivano le strade con i loro animali e rifluivano alle loro case, come ogni sera, con la monotonia di una eterna marea, in un loro oscuro, misterioso mondo senza speranza. Gli altri, i signori, li avevo ormai fin troppo conosciuti, e sentivo con ribrezzo il contatto attaccaticcio della assurda tela di ragno della loro vita quotidiana; polveroso nodo senza mistero, di interessi, di passioni miserabili, di noia, di avida impotenza, e di miseria. (1990, p. 54)
– Proprio così, il paese è fatto delle ossa dei morti –. Aveva ragione, il vecchio, in tutti i modi, sia che lo si dovesse intendere in modo figurato e simbolico, sia che lo si dovesse prendere alla lettera. [...] Qui, dove il tempo non scorre, è ben naturale che le ossa recenti, e meno recenti e antichissime, rimangano, ugualmente presenti, dinanzi al piede del passeggero. (1990, p. 61)
– Un esiliato? Peccato! Qualcuno a Roma ti ha voluto male –. E non aggiungeva altro, ma rimetteva in moto la sua cavalcatura, guardandomi con un sorriso di compassione fraterna.
Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l'antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee. Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico. (1990, p. 68)

Tutte le frasi di «Cristo si è fermato a Eboli»

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Cristo si è fermato a Eboli»?
«Cristo si è fermato a Eboli» è stato scritto da Carlo Levi.
Quando è uscito «Cristo si è fermato a Eboli»?
La prima pubblicazione risale al 1945.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026