- Autore
- Enzo Bettiza
- Prima pubblicazione
- 1996
- Genere
- biografia
- Lingua originale
- italiano
«Esilio» è un'opera di Enzo Bettiza, pubblicata per la prima volta nel 1996.
Ha vinto Premio Campiello 1996.
Il libro in breve
Esilio è un saggio autobiografico dell'autore italiano Enzo Bettiza, pubblicato nel 1996.
L'opera ha vinto il Premio Flaiano per la narrativa e l'anno successivo il Premio Campiello.
Fonte: Wikipedia, voce «Esilio (Bettiza)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Esilio»
Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.
Frasi tratte da «Esilio»
Il ripudio di tutto ciò che sa di monocultura, di etnocentrismo sciovinistico, è stato in me, oltreché costante, anche precoce e spontaneo. Fin dalla prima età della ragione io avevo istintivamente detestato qualsiasi forma e manifestazione di nevrosi nazionalistica. Avevo sempre resistito, proprio perché circondato dai loro canti seduttivi, alle varie sirene fomentatrici di odio e di fanatismo razzistico. Da solo, senza leggere Grillparzer, avevo intuito che c'era un nesso fatale e losco fra nazionalità e bestialità. La mia fluida psicologia di confine, il mio carattere attirato dall'ubiquità, il mio stesso bilinguismo, mentale nonché orale, mi avevano fin da bambino predisposto all'assorbimento naturale di influenze diverse e contrastanti.
L'esilio prolungato nello spazio e nel tempo, esilio senza ritorno, aggravato dal vagabondaggio dispersivo in altri mondi, possiede una rara quanto perforante facoltà distruttiva: lentamente carbonizza tutto ciò che siamo stati altrove, recide i vincoli di sangue, spegne i ricordi, fa impercettibilmente tabula rasa del passato. (p. 18)
S'è formata nei secoli, più che un'intimità profonda, una sorta d'osmosi metastorica. La comune lingua e religione ortodossa, il comune alfabeto cirillico, la comune mitologia guerresca, esaltata dalla lunga fraternità d'armi contro i turchi e gli austriaci e, infine, le comuni speranze messianiche riposte nel grande protettore russo, hanno finito per conferire ai due popoli una singolare identità gemellare. (p. 28)
La mamma, anche se conosceva piuttosto bene il veneziano coloniale, preferiva parlare con i figli in serbocroato; il papà invece, anche se, avendo fatto le "reali" croate, conosceva e scriveva alla perfezione il serbocroato, preferiva usare con noi l'antico dialetto locale di derivazione veneta. Genitori dunque molto simili, perfino nella loro duplicità e intercambiabilità fonetica, alla lingua bifida, imbastardita, quasi esperantesca, che adoperavamo nei nostri giochi e nelle nostre chiacchiere infantili. Confusamente intuivamo di non essere né italiani né slavi completi. (p. 49)
È l'ultimo stadio di un comunismo senile che, raschiato il barile, cerca di procurarsi una seconda, orrenda giovinezza con gli estrogeni mefistofelici del nazionalsocialismo [...]. Insomma: la sindrome di Faust che rivive in forma criminale e rozza, subideologica, non più metafisica, nel corpo di un comunismo svuotato da un ininterrotto sperimentalismo e approdato infine alla sterile impotenza della senilità. (p. 145)
Premi letterari
| Anno | Premio | Esito |
|---|---|---|
| 1996 | Premio Campiello | vincitore |
Libri simili
Schede su altri cataloghi
Domande frequenti
Chi ha scritto «Esilio»?
«Esilio» è stato scritto da Enzo Bettiza.
Quando è uscito «Esilio»?
La prima pubblicazione risale al 1996.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026