Romanzo · 1869

I misteri di Napoli

di Francesco Mastriani

Prima pubblicazione
1869
Tipo
Romanzo
Lingua originale
italiano

«I misteri di Napoli» è un romanzo di Francesco Mastriani, pubblicato per la prima volta nel 1869.

Il libro si svolge in Regno delle Due Sicilie.

Il libro in breve

I misteri di Napoli è un romanzo scritto da Francesco Mastriani che si ispira a Les mystères de Paris (I misteri di Parigi) di Eugène Sue. Venne pubblicato tra il 1869 e il 1870 in novantatré dispense sul quotidiano Roma. Il successo del romanzo di Sue, infatti, creò un genere particolare di feuilleton che ebbero esempi in Francia e in Italia.

Fin dall'inizio appaiono chiare le tendenze dell'autore verso un socialismo utopistico dove si intrecciano il romanzo di appendice con lo studio sociologico delle classi sociali dell'epoca condito di esaltazione di idee e sentimenti per un ambiente multicolore, quale quello meridionale, studiato per aggiungere all'opera quella poesia popolare che ne conferisce un sapore aulico.

Fonte: Wikipedia, voce «I misteri di Napoli» · licenza CC BY-SA 4.0

Dove trovare «I misteri di Napoli»

Alcuni collegamenti sono di affiliazione: se acquisti, il sito può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Frasi tratte da «I misteri di Napoli»

Molto si è scritto in questi ultimi tempi su i funesti effetti che produce l'amalgama dei carcerati. Questo è un accrescimento di pena non decretato dai codici criminali e, per taluni detenuti, il più doloroso dei castighi. Due suono le più insopportabili torture di un carcerato: il tanfo, a cui pertanto a poco a poco si avvezzano i nervi olfattori, e la mala compagnia a cui certe nature non si possono mai acconciare. (Parte prima, libro I, cap. V, p. 19)
Tra tutti i delitti contro la società la ruberia è il più svariato: e i coriferi di questa mimica non ballano a coro, ma ciascheduno ha un passo assegnato. Il furto ha le sue classi elementari, ginnasiali, liceali, ha una grande scala d'impiegati, dal capo sezione all'ultimo spazzino; ha i suoi architetti, i suoi fatti, i suoi scalatori, i suoi scassinanti, i suoi accastatori, i suoi volanti ed ha pure i suoi venditori di basi. (Parte prima, libro I, cap. VIII, p. 32)
I nostri lettori non potranno mai farsi un'idea degli orrendi boati che il mare fa sentire al navigante che si avvicini a questo scoglio, mandato su dalle viscere del Tirreno in un momento di parossismo febbrile; poiché il mare ha le febbri e i deliri come la terra; e quando l'ora predetta dall'Apocalisse sarà suonata pel nostro pianeta, il mare sciolto dall'antica legge avrà l'ultimo e terribile delirio, per cui le acque avvolgeranno nil oro vortici covulsi questa che già fu dimora degli uomini. (Parte prima, libro I, cap. XVI, p. 77)
Accadde che, mentre il giudice lo andava interrogando per accertare s'egli fosse in tutta la lucidezza di mente, essendo per casualità entrato in quella stanza un fanciullo da otto a dieci anni, il campanucolo si slanciò su questo, e lo avrebbe senz'altro strangolato, se gli astanti non fossero accorsi a sottrarre quel giovanetto alle spire dell'uomo serpe. Il tipo adunque del nostro strangolatore non è nuovo nella storia netunale dell'uomo. Fal momento che ebbe veduta la figliuola di Cecatiello, Pilato se ne invaghì. Invaghirsi di qualcuno o di qualcuna significava per Pilato esser preso dal perpotente desiderio di strozzarla. Invaghirsi significava per lui l'odio spinto fino alle proporzioni della follia feroce. A tal modo il gatto s'invaghisce del sorcio, il ragno alla mosca, il serpe alla colomba. (Parte prima, libro III, cap. XXX, p. 407)
Spesso, nelle lunghe ore di tetra solitudine, in cui lo gittava la sua folle avarizia, tra le tombe che egli aveva scavate intorno a sé, il suo pensiero si arrestava talvolta sopra una cara immagine. Ricorderanno i lettori che quando i due spietati fratelli Tobia ed Angelo afferravano per la lunga chioma la disgraziata sorella per abtterla, il vecchio si mostrava sotto l'uscio per spingere i figiuoli ad incrudelire su quella misera. Cecilia volgeva in tali incontri uno sguardo al padre per implorarne il patronicio o la commiserazione. Quello sguardo era rimasto scolpito nella misteriosa fantasia del vegliardo. (Parte seconda, libro I, cap. XXXII, p. 629)

Altri libri di Francesco Mastriani

Tutti i libri di Francesco Mastriani in ordine

Libri simili

Domande frequenti

Chi ha scritto «I misteri di Napoli»?
«I misteri di Napoli» è stato scritto da Francesco Mastriani.
Quando è uscito «I misteri di Napoli»?
La prima pubblicazione risale al 1869.
Dove è ambientato «I misteri di Napoli»?
L'ambientazione indicata è Regno delle Due Sicilie.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026