- Autore
- Carlo Alianello
- Prima pubblicazione
- 1942
- Tipo
- Romanzo
- Ambientazione
- Regno delle Due Sicilie
- Lingua originale
- italiano
«L'Alfiere» è un romanzo di Carlo Alianello, pubblicato per la prima volta nel 1942.
L'ambientazione è in Regno delle Due Sicilie.
Il libro in breve
L'Alfiere è un romanzo storico del 1942 scritto da Carlo Alianello.
Fonte: Wikipedia, voce «L'Alfiere (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «L'Alfiere»
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Frasi tratte da «L'Alfiere»
Brutta cosa – disse – figlio mio, nascere napoletani!
– E perché papà?
– Perché siamo vecchi, figlio. Le grandi cose, le grandi virtù, gli ideali si son logorati fra le mani in tanti secoli e han perduto quel lustro, quel brillìo, quella certezza che attrae e fa muovere la gente giovane. Non c'è più una virtù vergine, qui da noi; e agli uomini noi non crediamo più. A nessuno. Ma li perdoniamo di essere uomini, purché ci lascino ridere di loro. Non c'è rimasta che la fede in Dio, perché Dio è troppo alto lassù, non corruttibile. E anche questa i liberali ci vogliono togliere... maledetti fessi! Come potrà vivere questo popolo se non gli rimane una sola certezza? (p. 121)
Questo popolo va in isfacelo per eccesso d'intelligenza (pare impossibile, ma è così). Tu gli dici patria, e lui vede il gendarme borioso, il magistrato venale, il funzionario traffichino, il generale traditore o vile e il Re beffato e truffato. Tutte facce dello stesso Pulcinella, tutta gente come lui, della sua pasta, che rispettare non può, ma a cui finge d'obbedire, per evitare guai. E alle idee astratte non ci crede: a una patria, che non sia fatta d'uomini, non ci può nemmeno pensare. Indovina quello che c'è dentro le uniformi, sotto le feluche: materia corruttibile che si farà concime. Lui crede in Dio e basta.
E lo Stato agli occhi suoi così si manifesta: un gran rubare, un gran mangiare, un immenso imbroglio, un traffico gigantesco di vergogne che va dal Garigliano alla Punta del Faro. E il napoletano non se ne meraviglia neppure, perché lui conosce che questo è il legittimo frutto degli uomini.
E tu vuoi che per un affare così sballato, per questa legale camorra, lui si faccia ammazzare? Questo possono farlo gli altri popoli che non vedono, che non sanno, che ci credono; non noi Napoletani. (2013, p. 122)
E il popolo riprese quel grido, il suo vero grido, che non muta per re o per repubbliche, e lo scagliò su al cielo, sino a che svanisse col cielo: -Viva Maria! (p. 209)
Voi? Ma dove? Ma quando? – chiese ironico Pino – se fino a un momento fa qui si ballava e i contadini…
– Bravo – intervenne Mimì – hai detto giusto: i contadini. Ed è perciò che ti teniamo chiuso. Dei contadini non ci possiamo fidare… e la rivoluzione la facciamo noi, i galantuomini, ma i villani no, che sono tutti per il re. Domani forse avremo da combattere contro una nuova santa fede e… non vogliamo fra i piedi, in un momento così pericoloso, dei pazzi come te, che sei più poeta di don Celestino… un ufficiale borbonico, un difensore dell'altare e del trono… (p. 219)
Pino tese le braccia. Lo divorava uno struggimento profondo, una compassione infinita di sé e di quella piccola donna che nella notte era accorsa a lui, sola… e avrebbe voluto stringerla forte a sé per difenderla da ogni dolore, per consolarla di quel male che la piccola aveva fatto a se stessa, per quel riserbo lacerato, per quella passione amara e coraggiosa, e per piangere anch'egli con lei tutte quelle lacrime che in tre mesi d'angoscia sorda, seppur non intesa, seppur non avvertita, gli erano scese con uno stillicidio lento nell'animo e lo gonfiavano ora fino a traboccare. (p. 227 sg.)
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Domande frequenti
Chi ha scritto «L'Alfiere»?
«L'Alfiere» è stato scritto da Carlo Alianello.
Quando è uscito «L'Alfiere»?
La prima pubblicazione risale al 1942.
Dove è ambientato «L'Alfiere»?
L'ambientazione indicata è Regno delle Due Sicilie.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026