- Autore
- Gabriele D'Annunzio
- Prima pubblicazione
- 1889
- Tipo
- Romanzo
- Ambientazione
- Roma
- Lingua originale
- italiano
«Il piacere» è un romanzo di Gabriele D'Annunzio, pubblicato per la prima volta nel 1889.
La storia è ambientata a Roma.
Il libro in breve
Il piacere è un romanzo di Gabriele D'Annunzio, pubblicato nel 1889. A partire dal 1895 recherà il sopratitolo I romanzi della Rosa, formando un ciclo narrativo con L'innocente e Il trionfo della morte, trilogia dannunziana di fine Ottocento.
Così come ad inizio secolo il libro Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo aveva diffuso in Italia la corrente e la sensibilità romantica, Il piacere e il suo protagonista Andrea Sperelli introducono nella cultura italiana di fine Ottocento la tendenza decadente e l'estetismo.
Fonte: Wikipedia, voce «Il piacere (romanzo)» · licenza CC BY-SA 4.0
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Frasi tratte da «Il piacere»
Andrea vide nell'aspetto delle cose in torno riflessa l'ansietà sua; e come il suo desiderio si sperdeva inutilmente nell'attesa e i suoi nervi s'indebolivano, così parve a lui che l'essenza direi quasi erotica delle cose anche vaporasse e si dissipasse inutilmente. Tutti quelli oggetti, in mezzo a' quali egli aveva tante volte amato e goduto e sofferto, avevano per lui acquistato qualche cosa della sua sensibilità. Non soltanto erano testimoni de' suoi amori, de' suoi piaceri, delle sue tristezze, ma eran partecipi. (cap. I, p. 16)
Quale amante non ha provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del tatto si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto? (cap. I, p. 24)
Ella, ella era l'idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell'intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell'anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre.... (Andrea: cap. I, p. 29)
Bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (padre di Andrea: cap. II, p. 41)
Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: ― Habere, non haberi. (padre di Andrea: cap. II, p. 41)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026