- Autori
- Indro Montanelli, Roberto Gervaso e Mario Cervi
- Prima pubblicazione
- 1965
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- italiano
«Storia d'Italia» è un'opera di Indro Montanelli, Roberto Gervaso e Mario Cervi, pubblicata per la prima volta nel 1965.
Ha vinto Premio Bancarella 1967.
Il libro in breve
Storia d'Italia è un'opera monumentale del giornalista e divulgatore storico Indro Montanelli, coadiuvato prima da Roberto Gervaso e poi da Mario Cervi. Essa è composta da 22 volumi, ognuno dedicato a un'epoca della storia d'Italia dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente al 1997. L'opera è diventata nel tempo un long seller e la più popolare serie storica incentrata sulla storia italiana. Interrogato sull'accoglienza entusiastica dei suoi libri, Montanelli spiegava di aver scoperto un pubblico appassionato di Storia, ma fino ad allora respinto dai testi – pur eccellenti – di studiosi specialisti, incapaci però di avvicinare il lettore comune.
Fonte: Wikipedia, voce «Storia d'Italia (Montanelli)» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Storia d'Italia»
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Frasi tratte da «Storia d'Italia»
I cinici sono tutti moralisti, e spietati per giunta. (cap. 10, p. 144)
Melzi apparteneva a una delle più grandi famiglie dell'aristocrazia lombarda, e ne portava nel sangue le doti migliori: la rettitudine, la cultura, la cortesia, ma anche una certa alterigia, che probabilmente gli veniva dalla madre spagnola. (cap. 11, p. 152)
Aveva fatto parte dei circoli illuministici dei Serbelloni, dei Beccaria e di Pietro Verri, di cui era anche cognato. Napoleone lo aveva conosciuto al tempo della sua prima campagna d'Italia, dopo la battaglia di Lodi lo aveva invitato a Mombello, e ne aveva fatto il proprio consigliere. Quel signore che portava ancora il costume settecentesco, le calze bianche e la parrucca incipriata, gli piaceva. Gli piaceva perché non era servile, perché non era venale, perché non era nemmeno ambizioso. Una leggera sordità e una salute piuttosto precaria, insidiata da un forte artritismo, l'obbligavano a riguardi incompatibili con l'esercizio del potere. Più che il protagonista, preferiva fare il suggeritore. (cap. 11, p. 152)
L'unico che avesse qualità di uomo di Stato era il ministro delle finanze, Prina, anche perché era piemontese, cioè veniva da un paese che uno Stato lo era da secoli. Ex procuratore generale della Corte dei Conti di Torino e membro del governo provvisorio del '99, si era poi trasferito nella Cisalpina e ne aveva preso la cittadinanza. Non aveva un carattere che attirasse simpatie. Anzi, chiuso e freddo com'era, le respingeva. Ma era un lavoratore instancabile e scrupoloso, dotato di un acuto senso politico e – diceva Stendhal – "ha del grande in testa". (cap. 12, p. 164)
Perché non andassero perse neanche le briciole , Prina riformò tutto il sistema fiscale riducendone il personale e facendone una macchina di straordinaria efficienza. Fu lui a inventare la "tassa di famiglia", o meglio a ripristinarla, perché la sua vera iniziatrice era stata Maria Teresa. Ma la maggior pressione la esercitò nel campo delle imposte indirette che colpivano tutti i consumi senza distinguere fra quelli di lusso e quelli di prima necessità. Naturalmente a farne le spese furono soprattutto le classi popolari, che di lì a pochi anni gliel'avrebbero fatta pagare. Ma con questi sistemi riuscì a portare le entrate da settanta a oltre cento milioni e a pareggiare il bilancio. (cap. 12, p. 165)
Premi letterari
| Anno | Premio | Esito |
|---|---|---|
| 1967 | Premio Bancarella | vincitore |
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Domande frequenti
Chi ha scritto «Storia d'Italia»?
Quando è uscito «Storia d'Italia»?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026