- Autore
- Indro Montanelli
- Prima pubblicazione
- 1959
- Genere
- saggio
- Lingua originale
- italiano
«Storia dei Greci» è un'opera di Indro Montanelli, pubblicata per la prima volta nel 1959.
Il libro in breve
La Storia dei Greci è un saggio storico scritto da Indro Montanelli. Uscì dapprima a puntate su La Domenica del Corriere, sulla scia del grande successo di vendite riscosso dal precedente Storia di Roma, su suggerimento di Dino Buzzati. Fu pubblicato in volume nel 1959: da allora, è stato costantemente ristampato, fino ad oggi.
Come disse l'autore, «L'ho chiamata "Storia dei Greci" perché, a differenza di quella di Roma, è una storia di uomini, più che una storia di popolo, di nazione, o di stato.»
I personaggi sui quali si sofferma non sono i generali achei o spartani, ma i vivi ritratti di Omero, dello scopritore di Troia, il tedesco Heinrich Schliemann, di Socrate, di Pitagora, di Saffo, di Pericle, Minosse, Eraclito, Aristofane, e molti altri ancora. Scopo di Montanelli non è quello di fornire un arido elenco di avvenimenti, ma di guidare il lettore nel mondo e soprattutto nella cultura greca, seguendo un ordine del tutto personale, cronologico nella sua impostazione generale, cogliendo i caratteri principali dell'enorme eredità della civilizzazione greca.
Fonte: Wikipedia, voce «Storia dei Greci» · licenza CC BY-SA 4.0
Dove trovare «Storia dei Greci»
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Frasi tratte da «Storia dei Greci»
Il modo migliore per ripagare il nostro contemporaneo Enrico Schliemann degli enormi servigi che ci ha reso nella ricostruzione della civiltà classica, mi pare sia quello di assumerlo fra i suoi protagonisti, com'egli stesso mostrò di desiderare ardentemente, scegliendosi, in pieno secolo decimonono, Zeus come dio e a lui indirizzando le sue preghiere, battezzando Agamennone suo figlio, Andromaca sua figlia, Pélope e Telamone i suoi servitori, e dedicando a Omero tutta la sua vita e i quattrini. (cap. 2; 2004, p. 17)
Era un matto, ma tedesco, cioè organizzatissimo nella sua follia, che la buona sorte volle ricompensare. La prima storia che gli raccontò suo padre, quando aveva cinque o sei anni, non fu quella di Cappuccetto Rosso, ma quella di Ulisse, di Achille e di Menelao. Ne aveva otto, quando annunziò solennemente in famiglia che intendeva riscoprire Troia e dimostrare, ai professori di storia che lo negavano, ch'essa era realmente esistita. Ne aveva dieci, quando compose in latino un saggio su questo argomento. E ne aveva sedici, quando sembrò che questa infatuazione gli fosse del tutto passata. Infatti s'era impiegato come garzone di una drogheria, dove scoperte archeologiche non c'era da farne di certo, e di lì a poco s'imbarcò non per l'Ellade, ma per l'America, in cerca di fortuna. (cap. 2; 2004, p. 17)
Di nuovo il buon Dio, che per i matti ha un debole, lo compensò di tanta fede, guidando il suo piccone sugli scantinati del palazzo dei discendenti di re Atreo, nei cui sarcofaghi furono ritrovati gli scheletri, le maschere d'oro, i gioielli e il vasellame che si ritenevano esistiti solo nella fantasia di Omero. E Schliemann telegrafò al re di Grecia: Maestà, ho ritrovato i vostri antenati. Poi, ormai sicuro del fatto suo, volle dare il colpo di grazia agli scettici del mondo intero e, sulle indicazioni di Pausania, andò a Tirinto e vi disseppellì le ciclopiche mura del palazzo di Proteo, di Perseo e di Andròmeda. (cap. 2; 2004, pp. 19-20)
Schliemann morì quasi settantenne nel 1890, dopo aver sconvolto tutte le tesi e le ipotesi su cui si era basata sino ad allora la ricostruzione della preistoria greca, tesa ad esiliare Omero e Pausania nei cieli della pura fantasia. (cap. 2; 2004, p. 20)
Ma ora, dopo le scoperte del tedesco matto, non abbiamo più il diritto di mettere in dubbio la realtà storica di Agamennone, di Menelao, di Elena, di Clitennestra, di Achille e di Patroclo, di Ettore e di Ulisse, anche se le loro avventure non sono state esattamente quelle che Omero ha descritto, facendoci sopra la cresta. Schliemann ha arricchito la storia e impoverito la leggenda, di alcune decine di personaggi di primissimo piano. Grazie a lui alcuni secoli, che prima erano nel buio, sono entrati nella luce, anche se è quella incerta della primissima alba. Ed è solo per mano a lui che possiamo esplorarla. (cap. 2; 2004, p. 21)
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Domande frequenti
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026