Libro · 1961

Storia della follia nell'età classica

di Michel Foucault · titolo originale Folie et déraison

Prima pubblicazione
1961
Genere
saggio
Lingua originale
francese
Pagine
309

«Storia della follia nell'età classica» è un'opera di Michel Foucault, pubblicata per la prima volta nel 1961.

Il libro in breve

Storia della follia nell'età classica (titolo orig. Folie et Déraison. Histoire de la folie à l'âge classique) è la tesi di dottorato e la prima opera importante dello storico e filosofo francese Michel Foucault, pubblicata nel 1961. Studia l'evoluzione dell’idea e del significato di follia nella cultura, nelle leggi, nella politica, nella filosofia e nella medicina d'Europa - dal Medioevo fino alla fine del XVIII secolo, oltreché una critica dell'idea di Storia e del metodo storico. La seconda edizione riveduta, apparsa nel 1972, abbandona il titolo principale in favore del solo sottotitolo.

Sebbene utilizzi il linguaggio della fenomenologia per descrivere l'influenza delle strutture sociali nella storia del Totalmente Altro dei pazzi nella società, l'opera costituisce il progresso filosofico di Foucault dalla fenomenologia verso qualcosa di simile allo strutturalismo (un'etichetta che Foucault stesso rifiutò sempre categoricamente).

Fonte: Wikipedia, voce «Storia della follia nell'età classica» · licenza CC BY-SA 4.0

Edizioni e codici ISBN di «Storia della follia nell'età classica»

EditoreAnnoISBNPagineLinguaOpen Library
Gallimard1972583francesescheda
Gallimard1972613francesescheda

2 edizioni censite su Open Library; in tabella le prime 2, a partire da quelle in italiano.

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Frasi tratte da «Storia della follia nell'età classica»

L'uomo è la più infelice e la più fragile fra tutte le creature, e nello stesso tempo la più orgogliosa. (p. 53)
L'amore deluso nel suo eccesso, e soprattutto l'amore ingannato dalla fatalità della morte, non ha altro esito che il suicidio. (p. 58)
È un luogo comune affermare che la Riforma ha portato a una laicizzazione delle opere nei paesi protestanti. Ma incaricandosi per conto proprio di tutta questa popolazione di poveri e d'incapaci, lo stato o l'amministrazione pubblica preparano una nuova forma di sensibilità alla miseria; sta per nascere un'esperienza del patetico che non parla più di una glorificazione del dolore, né di una salvezza comune alla Povertà e alla Carità, ma che intrattiene l'uomo unicamente nei suoi doveri verso la società e indica nel miserabile, a un tempo, un effetto del disordine e un ostacolo all'ordine. Non si tratta dunque più di esaltare la miseria nel gesto che le porta sollievo, ma, semplicemente, di sopprimerla. Se si rivolge alla Povertà come tale, anche la Carità è disordine. (p. 84)
Non esiste una sola cultura al mondo in cui sia permesso di fare tutto. (appendice La follia, l'assenza di opera, p. 478)
In questa misura appunto la psichiatria del XIX secolo converge realmente verso Freud, il primo ad aver seriamente accettato la realtà della coppia medico-malato. Mentre il malato mentale è interamente alienato nella persona del suo medico, il medico dissipa la realtà della medicina mentale nel concetto critico di follia. Verso il medico Freud ha fatto confluire tutte le strutture approntate da Tuke e Pinel nell'internamento. Ha certo liberato il malato dall'esistenza manicomiale ove l'avevano alienato i suoi "liberatori"; ma non lo ha liberato da quel che questa esistenza aveva di essenziale; ne ha radunati i poteri li ha tesi al massimo annodandoli tra le mani del medico; ha creato la situazione psicanalitica in cui, grazie a un geniale cortocircuito, l'alienazione diviene disalienazione, perché, nel medico, essa diventa soggetto. Il medico, in quanto figura alienante, rimane la chiave della psicanalisi. Forse proprio perché non ha soppresso quest'ultima struttura, e vi ha ricondotto tutte le altre, la psicanalisi non può, non potrà intendere le voci della déraison, né decifrare intrinsecamente i segni dell'insensato. La psicanalisi può sciogliere alcune forme di follia; ma rimane estranea al lavoro sovrano della déraison. (p. 607)

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Domande frequenti

Chi ha scritto «Storia della follia nell'età classica»?
«Storia della follia nell'età classica» è stato scritto da Michel Foucault.
Quando è uscito «Storia della follia nell'età classica»?
La prima pubblicazione risale al 1961.
Quante pagine ha «Storia della follia nell'età classica»?
L'edizione di riferimento conta 309 pagine; il numero varia secondo editore e formato.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026